Cavese, Santoriello: «È la figlia che non ho»

«Questa squadra è la figlia che non ho. Quanto abbiamo fatto lo abbiamo fatto anche in nome di Catello Mari e dei tanti tifosi che hanno sofferto in questi lunghi anni». Questa la breve sintesi delle parole dell’amministratore unico della Cavese, Massimiliano Santoriello, adesso in ritiro con la squadra che si prepara ad essere ufficializzata nei prossimi giorni alla città intera. Felice per il ripescaggio non ha dubbi: «Non vendiamo illusioni ai tanti tifosi, nessun sogno di gloria e parlare già di serie B. Occorre prima di tutto mantenere la categoria e poi continuare a rinforzare l’assetto societario».

Cosa rappresenta per lei il ritorno della Cavese tra i professionisti della Lega Pro? «E’ una soddisfazione immensa. Si può dire che è un regalo fatto a me stesso ed ai tanti tifosi e compagni di fede che in questi anni ho visto soffrire ed allontanarsi dalle gradinate del Lamberti. Sono stati duri colpi al cuore ascoltare parole del tipo “Io al Lamberti non ci torno”, adesso spero che tutti siano compatti intorno alla squadra ed alla dirigenza. La nostra società incarna un concetto che per me dovrebbe essere applicato a tutte le squadre di calcio: “la Cavese ai cavesi”, creatura figlia delle volontà e delle energia delle migliori espressioni dell’imprenditoria locale. La Cavese è una questione di cuore, successivamente di ragionamento».

Cosa si aspetta da questa stagione? «Siamo consapevoli dei nostri mezzi e per questo dobbiamo lavorare e tanto per consolidare sia la società che la squadra mantenendo la categoria. Non mi piace illudere le persone, soprattutto le tante persone che ci seguono, nessun sogno immediato di serie B. Pensiamo a mantenere la categoria e a divertirci, sono sicuro che con tanta applicazione e spensieratezza le soddisfazioni arriveranno».

Come è stato possibile ritornare tra i professionisti? «E’ stata una lunga lotta. Non era facile chiudere il campionato di d al secondo posto e poi affrontare compagini ai play off come Cerignola e Taranto. Sono stati successi straordinari e per questo sento di ringraziare ancora una volta mister Bitetto e tutto il gruppo degli atleti dell’anno scorso. Dai successi sul campo poi passiamo ai successi “burocratici”, ai tanti adempimenti economici, all’attesa della documentazione esterna che doveva provenire da Firenze e Roma. Per un presidente alla sua prima volta è stato snervante attendere le fideiussioni che sono arrivate a sole 48 ore dalla scadenza per le iscrizioni. Ma eravamo pronti. Il ritorno era nell’aria ed infatti venerdì 3 agosto è stato ufficializzato il nostro ripescaggio».

Ci racconta qualche aneddoto che la lega alla Cavese? «Ce ne sono tanti, insieme ai tanti ricordi. Io ho 4 figli maschi, la Cavese è la figlia che non ho e per me è stata un’emozione lo scorso 14 agosto festeggiare il primo anno alla guida. Il ricordo più forte che mi lega alla Cavese è sicuramente quello di Catello Mari, del quale faremo di tutto per ritirare la maglia e visto che questo è l’anno del centenario sicuramente il mio staff saprà organizzare iniziative per lodarne le gesta umane e sportive. Il suo ricordo è vivo più che mai».

Adriano Rescigno

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