Perdita di prospettive

di Alessandro Rizzo

Viviamo un bruttissimo momento storico, un momento di crisi. Di valori, di idee e soprattutto di prospettive.

È triste vedere quest’Italia mediocre, divisa tra chi dà la colpa al Pd “perché i problemi del Morandi” erano stati segnalati e chi la dà al governo in carica per aver dichiarato (sui social) di non voler attendere i tempi della giustizia. È un paese allo sbando il nostro, come allo sbando è la nostra bella Salerno. Bella, sì, perché bella lo è, non c’è che dire. Ma resta una bella nave senza nocchiero.

Proviamo ad analizzare la situazione, dismettendo le casacche, con occhio obiettivo. Salerno è una perla posizionata tra due angoli di Paradiso eppure non trova la sua dimensione, non assume la dignità di “città europea”. Indubbiamente la colpa non appartiene solo alla classe politica; c’è un problema di cul- tura di fondo. Salerno e il suo hinterland nel 2018 vengono ancora quotidianamente mortificate da torme di trogloditi che gettano dal finestrino ogni genere di spazzatura, che parlano al cellulare mentre sono alla guida o che vanno in giro in moto senza casco. In ogni caso, evidentemente tutto ciò è consentito. Da alcuni giorni, tuttavia, la città si è arricchita di colori: pettorine fluorescenti indicano la dotazione di un discreto numero di nuovi vigili urbani e questo è un bene.

Eppure l’impressione è che questa manovrina dell’estate non basterà a frenare la caduta libera del Pd salernitano, che continua a non trovare un assetto efficiente. Dall’egemonia deluchiana si è passati ad un frenetico quanto disorganico fare. L’era è cambiata, non c’è che dire, ma non sappiamo se in meglio o in peggio. Il fatto è che il trasferimento di De Luca senior a Napoli non pare abbia consegnato la città a quella che può definirsi una nuova classe dirigente. Piuttosto assistiamo a nuove leve di amministratori, tutti fortemente legati al neodeputato De Luca junior, impegnati in una iper cinetica soluzione dei problemi del quotidiano. Manca però un vero e proprio governo e questo difetto sembra affliggere sia la guida della città sia la guida del partito. A palazzo di città lo sgretolamento oramai è fatto noto. Gli assessori si muovono con poca sinergia, seppur animati da tanta buona volontà.

Altri pezzi della coalizione oramai hanno assunto posizioni di distacco se non addirittura di contrapposizione, questi ultimi poi senza avere neppure il coraggio di schierarsi contro, di passare formalmente all’opposizione. A Via Manzo l’impressione è che le cose non vadano poi tanto diversamente. L’assenza rumorosa della vecchia guardia lascia trasparire un certo malcontento in seguito a questo passaggio generazionale che vede alla guida provinciale del partito figure fortemente legate a Piero De Luca.

Il problema è che, si sa, non basta essere il figlio di Cassius Clay per avere di diritto il titolo di pugile; i pugni bisogna darli e soprattutto prenderli. Sicché chi i pugni li ha presi per 25 anni oggi assiste silenzioso e defilato a questo nuovo scacchiere fatto di nomine e di incarichi già prefigurandosi lo scenario complicato che si delinea all’orizzonte: le amministrative sono alle porte. E se la fortuna del PD è quella di avere come avversario un centro destra ancora una volta disorganizzato, sgretolato, fatto di persone prese a litigare tra di loro, dall’altro dovrà misurarsi con la crescente compattezza dei 5 stelle, che questa volta non mancheranno l’appuntamento come la volta scorsa.

Confidando anche questa volta su persone valide e perbene, espressione di un tessuto ormai animato solo dal malcontento, il movimento avrà la possibilità di organizzarsi in forma di partito e potrebbe presentarsi alla competizione come valida alternativa al deluchismo. Ai 5stelle manca una “competenza politica” che, tuttavia, non è che abbondi nelle altre fazioni.  L’avversario ferito è ovviamente l’avversario preferito. Di sicuro ne vedremo delle belle.

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