Mario Capunzo: «I prof al Ruggi sono un’opportunità per tutti. Aspettiamo il nuovo ospedale»

Un “fiore all’occhiello” dell’Università degli studi di Salerno, un’eccellenza per la formazione dei medici del futuro tra pratica e teoria, ma con un occhio all’avanguardia e alla tecnologia. È la Facoltà di medicina e chirurgia dell’Ateneo salernitano, guidata dal direttore di dipartimento, il professore Mario Capunzo, che da anni segue passo dopo passo la formazione dei giovani laureandi e specializzandi, accompagnandoli anche nel corso di quella che è la “pratica” all’interno dell’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona che, da qualche anno, vanta la dicitura di “azienda ospedaliero universitaria”, con la presenza di tantissimi medici delle nuove generazioni. 

Professore Capunzo, quali saranno le novità della facoltà di medicina e chirurgia per il nuovo anno accademico? 

“La facoltà di medicina e chirurgia continua ad andare avanti e a svolgere la sua funzione. Già, oggi aver conseguito dei risultati importanti e poterli mantenere è un obiettivo di prestigio. Nel prossimo anno cercheremo di attivare quelle che sono le strutture per la formazione pratica dei cosiddetti “manichini”, sia per la facoltà di medicina che di odontoiatria. Avremo una serie di strumentazioni e apparecchiature che consentiranno questo tipo di attività. Una strumentazione all’avanguardia, che non tutti gli atenei posseggono e che noi potremmo vantare di avere. A breve pensiamo anche di avviare un centro specializzato per portare avanti questa didattica affinché lo studente possa fare pratica dal primo giorno in cui entra all’interno della facoltà”. 

Si è sempre discusso di un rapporto non troppo “idilliaco” tra i docenti che arrivano dall’università e i medici del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Cosa ne pensa?

“Sono passati diversi anni da quando è nato il corso di laurea in medicina a Salerno e dal 2013 l’azienda ospedaliera si è trasformata in universitaria con un atto aziendale che ha istituito strutture universitarie assistenziali all’interno dell’ospedale. Questa trasformazione sta a significare che non è più solo ospedale che serve per assistenza ma che svolge anche attività di formazione per i giovani. I professori non sono arrivati in ospedale per togliere qualcosa a qualcuno, ma rappresentano un’opportunità per tutti. In linea di massima, i rapporti che agli inizi erano più tesi si sono piano piano attenuati; ci sono, però, ancora alcune situazioni critiche rispetto alle quali col nuovo direttore generale stiamo lavorando. Se i professori non possono fare il loro lavoro come li formiamo questi giovani e specializzandi? Nell’ottica di reciproca collaborazione, però, bisogna portare avanti tutte le attività e noi ci stiamo lavorando”.

Quali sono le specializzazioni più “scelte” tra gli studenti? I giovani medici riescono ad inquadrarsi nel loro territorio o anche tra i laureandi in medicina vi è una “fuga di cervelli”? 

“Il sistema è cambiato: mentre un tempo lo studente faceva un percorso e poi faceva delle scelte per un’unica disciplina, oggi l’innovazione ha fatto sì che si possa cambiare idea anche in corso d’opera. Quando uno vince un concorso e inizia a fare una specializzazione viene anche retribuito e la maggior parte si iscrive dove riesce ad entrare e dove riesce anche a guadagnare da subito. Quelle in calo sono le specializzazioni chirurgiche perché in ambito chirurgico bisogna fare i conti con tante cose, anche a livello giuridico, non bisogna mai sbagliare. Il concorso è nazionale in ogni caso, il laureato di Salerno può andare ovunque. I nostri laureati generalmente si classificano bene. E questo dimostra che la formazione da noi è buona”.

Quali sono le maggiori criticità che vengono sottolineate dagli studenti? L’accesso limitato alla facoltà risulta ancora un grande problema?

“L’accesso limitato è una necessità perché la formazione medica comporta delle esigenze di strutture come aule, laboratori e stanze assistenziali. Noi dovemmo accettare circa 500 studenti, qualche anno fa, dopo i ricorsi e quello fu un dramma. Il numero chiuso serve perché non ci sono abbastanza strutture utili alla formazione e perché c’è bisogno di specialisti e non dobbiamo andare incontro alla disoccupazione medica. Si potrebbe rivedere il numero di accesso sicuramente, ma non credo che sia possibile consentire che la facoltà diventi a numero aperto”.  

Molti studenti “lamentano” sempre la poca pratica durante i tirocini. All’orizzonte c’è qualche novità? 

“Già la nostra azienda ospedaliera, che è l’unica azienda mista in Campania, attraverso il pronto soccorso, fornisce esperienze molte valide. Da questo punto di vista, certamente si deve migliorare. Speriamo molto nel nuovo ospedale che il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, ha annunciato che nascerà a breve e che potrà garantire spazi diversi e ambienti diversi, in quanto adesso stiamo già provando a fare del nostro meglio con le strutture che abbiamo a disposizione”.

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