Corso da Re, i franchising prendono il posto delle storiche attività

di Andrea Pellegrino
L’ultimo rumore della saracinesca e una vita alle spalle. Per alcuni la pensione che si avvia, per altri la necessità di cambiare e di adeguarsi ai tempi che corrono. In entrambi i casi una vita che cambia, con un vuoto che difficilmente si colma.
Di’ ad uno storico commerciante di lasciare la sua bottega e per lui sarà come spegnersi all’improvviso. In questo numero l’omaggio e la riflessione sono rivolti proprio a loro, che per anni sono rimasti su piazza, sacrificando orari e feste comandate.
Uno stile di vita che non appartiene più alle nuove generazioni e alle catene che da qualche tempo hanno preso il posto dei vecchi e storici esercizi commerciali, che rendevano attraente il Corso da Re o la vicina via Mercanti. Attività a conduzione familiare e gestite come famiglia, messe al centro della vita del suo condottiero e curate nei minimi particolari, a partire dagli addobbi durante le festività natalizie. Le ultime che si ricordano probabilmente furono affidate all’arte del compianto fiorista Vittorio Vicinanza. 
A mano a mano le saracinesche chiuse non si contano più e la geografia di quel cuore pulsante dell’economia cittadina è cambiata radicalmente.
Non il “padrone” con il “garzone” ma un esercito di commesse che rispondono ad un imprenditore, che in molti casi si trova da tutt’altra parte. Negozi uguali e quasi senza anima che solitamente affollano i centri commerciali.
Dove un tempo c’era Natella e Beatrice oggi c’è un negozio d’abbigliamento. Una catena nazionale al posto di quel banco di gelati e caramelle che aveva attirato, nel corso del tempo, grandi e piccini.
Dove un tempo c’era la Standa oggi ci sono innumerevoli franchising che non trovano pace e si rinnovano quasi a cadenza annuale.
Dove un tempo c’era Testa, in via Mercanti, oggi c’è una attività dal sapore statunitense. Ma ancora si ricordano la Singer, il Bar D’Amore e Spatafora scarpe. E così via.
Di ultimi baluardi davvero se ne contano sulle dita di una mano. In ordine di tempo, Corso Vittorio Emanuele ha dato l’addio anche al negozio di abbigliamento “Personal” che farà spazio al Bar Rosa.
C’è anche chi ha cambiato pelle lasciando intatto il suo nome: lo storico Bar Moka, con annessa saletta adibita a convegni ed incontri politici. Solo lo scorso anno i titolari simbolo di quell’attività hanno ceduto il passo a nuovi imprenditori che hanno cambiato look a quel luogo d’aggregazione, pezzo di storia, del corso cittadino.
Ma la storia recente parla anche di big crollati sotto i colpi della crisi o sotto il vento del cambiamento. Come D’Anna con i suoi tre negozi d’élite ed esclusivista di Prada, Tods e Hogan.
O Amica abbigliamento, poco distante dalla Banca d’Italia, o ancor prima Genovese sport che ha fatto spazio poi alla Geox. Esempi di un elenco che purtroppo contempla anche attività come la «Libreria internazionale» di Piazza Malta, costretta a chiudere definitivamente battenti nonostante un forte supporto popolare.
Tempi che cambiano, sicuramente, con la consapevolezza che quei commercianti non nasceranno mai più. Per ora ci possiamo solo consolare, restando al centro, con una pizzetta di Sabatino o la scazzetta di Pantaleone, due attività che solo lo scorso anno sono state premiate dalla Camera di Commercio di Salerno: medaglia d’oro per la friggitoria del Corso, 150 d’attività per la famiglia Pantaleone in via Mercanti.  

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