Atrani: dopo otto anni, franiamo ancora

di Alberto Alfinito

È cambiato qualcosa dopo 8 anni dall’alluvione di Atrani del 2010?

Sarei stato veramente soddisfatto innanzitutto come cittadino e poi, perché no, anche orgoglioso come geologo professionista – impegnato ogni giorno in problematiche relative al rischio idrogeologico – se avessi potuto rispondere in modo positivo a tale domanda. Purtroppo non è così.

Quello che però posso affermare è che un’importantissima attività di previsione e prevenzione dei rischi idrogeologici era stata avviata dalla Regione Campania a partire dal 2013 (Delibera di Giunta Regionale n°208 del 28/06/2013) con uno specifico Protocollo di Intesa tra l’allora assessore regionale alla Protezione Civile, Edoardo Cosenza, l’Ordine Regionale dei Geologi e la Federazione Regionale degli Ingegneri, con l’istituzione attraverso opportune attività di formazione, addestramento e laboratorio dei “Tecnici per il Presidio Idrogeologico del Territorio” presso la Regione Campania. A tali attività di alta formazione ed addestramento specifico hanno partecipato, tengo a sottolineare in modo totalmente “volontario” e senza alcuna remunerazione, circa cento liberi professionisti, geologi ed ingegneri della Campania, che presso la “Scuola Regionale di Protezione Civile – E. Calcara” hanno fornito il loro contributo professionale e volontario per oltre cento ore.

Da tali attività sono scaturiti diversi elaborati, tra cui quale prodotto finale la “Carta dei Punti di Crisi” per ogni singolo comune, in cui vengono riportati in maniera fedele le principali
conoscenze del territorio studiato desunte dalle cartografie delle Autorità di Bacino, la tipologia dell’evento (da frana o alluvionale) atteso sul territorio ed i corrispondenti scenari di rischio.

In particolare, gli scenari di rischio ben documentati in schede monografiche riportanti la collocazione geografica del punto critico con foto identificativa e la descrizione puntale degli elementi di pericolosità rilevati e cartografati nel bacino idrografico sotteso e le eventuali precauzioni da suggerire ai Comuni al manifestarsi dell’evento temuto.

Il principio su cui si fondavano tali attività di prevenzione e previsione dei rischi idrogeologici, da attuare soprattutto in tempo di pace e non solo durante le emergenze, era che una o più coppie di professionisti volontari (geologo-ingegnere) venisse assegnata ad un determinato Centro Operativo Misto (C.o.m.) già individuato nell’ambito del territorio regionale della Campania sin dal 2005 (ex D.P.G.R.C. n°299/2005). Alla fine di tale percorso sono stati formati 48 Presidi Territoriali, formati da altrettanti coppie geologo – ingegnere che conoscendo il territorio, monitorano l’area di competenza in situazioni di pre-emergenza, emergenza e post-emergenza.

Su richiesta dell’allora assessore, il professor Cosenza, si iniziò ad analizzare la Zona di Allertamento n°3 costituita dalla Penisola Sorrentino-Amalfitana, dai Monti di Sarno e dai Monti Picentini. La scelta di tale zona di allertamento fu fatta in considerazione dell’elevata pericolosità dei Comuni ricadenti in tale area (ben 110 comuni distribuiti in 22 C.o.m.), dovuta al manifestarsi di catastrofiche frane, colate rapide di fango e fenomeni alluvionali che hanno causato solo negli ultimi decenni un elevatissimo numero di vittime volendo considerare solo gli eventi del 1954 del Salernitano (Maiori, Minori, Vietri sul Mare e Salerno) e fino a quello più recente di Atrani del 2010.

Era quindi stata costruita ed organizzata un’adeguata rete regionale di presidi di Protezione Civile che in relazione al livello di criticità idrogeologica prevista o in atto avrebbero provveduto a fronteggiare le situazioni di rischio negli ambiti territoriali di loro competenza.

Gli obiettivi e le funzioni erano:
1) Individuare e predisporre le “Carte dei Punti di Crisi”, ossia mappe dove vengono individuate le aree da sorvegliare in caso di condizioni meteo avverse.
2) Assicurare un’attività di ricognizione dei movimenti franosi;
3) In caso di situazione di pre-allarme o allarme, provvedere alla specializzazione della sorveglianza per le 24 ore successive fino alla dichiarazione di cessazione dell’allarme;
4) Individuare e proporre i servizi di pronto intervento e di prevenzione non strutturale, nel corso dell’evento;
5) Durante l’evento assicurare alla Sala Operativa Regionale Unificata (Soru) le informazioni non strumentali che consentano di formulare/ aggiornare/ confermare gli scenari evolutivi;
6) Ristabilita l’ordinarietà, fornire alla Soru un rapporto sintetico circa l’evento verificatosi.

Inutile dire che con il cambio dell’amministrazione regionale del 2015 e fino ad oggi tutte le cose positive che erano state costruite in termini di prevenzione e protezione dei rischi idrogeologici in Campania sono state completamente abbandonate.

Quindi, per rispondere alla domanda iniziale direi che ciò che è cambiato dopo otto anni dall’evento alluvionale del 2010 di Atrani sono solo le attuali azioni amministrative regionali che hanno completamente disatteso e smantellato un originale ed innovativo programma di prevenzione e di previsione del rischio idrogeologico in Campania.

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