Vassallo: otto anni dopo, nessun colpevole

Sette colpi di pistola. Otto anni. Ancora nessun colpevole. Da quel 5 settembre 2010, di cose ne sono accadute ma la verità sulla morte di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica, ancora non è emersa. Di piste ne sono state seguite tante: quella che conduce ad un agguato camorristico, atto a “farla pagare” al primo cittadino per aver impedito loschi affari nel piccolo comune cilentano, è, indubbiamente, la più concreta e la più battuta. Anche la sfera personale e le questioni strettamente legate alla realtà del suo paese sono state scandagliate alla ricerca di qualche elemento utile, che potesse chiarire una drammatica vicenda. Tante ne sono state dette, scritte e lette. Ci sono stati degli indagati ma, ad oggi, il killer è ancora senza un volto.

A distanza di otto anni, dunque, certezze ancora non ce ne sono: l’unica è quella della morte di Angelo Vassallo. Una morte che reclama chiarezza e giustizia. Nelle ultime settimane, l’inchiesta sul brutale assassinio del sindaco di Pollica si è arricchita di un nuovo capitolo, con l’indagine a carico di Lazzaro Cioffi, carabiniere di Castello di Cisterna, finito in carcere lo scorso mese di aprile su richiesta del pm anticamorra di Napoli, Mariella Di Mauro, alla luce dei rapporti che il militare avrebbe intrattenuto con il clan camorristico di Caivano che ha, di fatto, goduto della sua protezione. Lo scorso 2 luglio, Marco Colamonici, il pm titolare dell’inchiesta sull’omicidio del primo cittadino di Pollica, ha indagato il brigadiere con l’accusa di concorso in omicidio volontario, aggravato dal metodo mafioso.

Il sindaco pescatore. Era conosciuto così, con questo soprannome che univa le sue grandi passioni: la politica e la pesca. Angelo Vassallo, classe 1953, sposato e padre di due figli, era stato alla guida dell’amministrazione comunale di Pollica per tre mandati: dal 1995 al 1999, dal 1999 al 2004 e dal 2005 al 2010. Il 30 marzo del 2010, unico candidato della nuova tornata elettorale, era stato rieletto con il 100% dei voti. Non solo Pollica, nella vita di Vassallo: tra le file del Pd, infatti, era stato anche in Consiglio provinciale. Era presidente della Comunità parco, ovvero l’organo consultivo e propositivo del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ed era stato alla guida della Comunità Montana Alento Monte Stella. Della tutela dell’ambiente, Angelo Vassallo, aveva fatto uno dei fili conduttori della sua vita, tanto personale quanto politica, e tanti sono stati anche gli atti amministrativi a testimoniarlo. Il riconoscimento della Dieta mediterranea (per la quale il primo cittadino fondò un centro studi) tra i patrimoni immateriali dell’Unesco, inoltre, si deve proprio alla proposta di cui si fece promotore nel 2009: un riconoscimento, però, che Vassallo non ha potuto vedere con i propri occhi, perché giunto nel novembre del 2010. La sua persona fu ricordata e omaggiata, in occasione della proclamazione avvenuta a Nairobi, dalla delegazione del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali presente in Kenya.

L’omicidio. Era una domenica e, da poco, erano trascorse le 22. Angelo Vassallo era a bordo della sua Audi station wagon grigia e stava percorrendo una stradina secondaria, in località Cerza Longa. Stava facendo rientro a casa, dopo aver trascorso un’ancora calda serata di fine estate con i suoi amici e concittadini, per discutere di ciò che andava e ciò che non andava. Proprio lì, a un centinaio di metri dalla sua abitazione, si consumò la tragedia. Vassallo aveva fermato la sua vettura, poi ritrovata con il freno a mano tirato e il finestrino dal lato del guidatore abbassato. Nove i colpi esplosi – da distanza ravvicinata – da una pistola calibro 9.21 bay Tanfaglio. Sette andarono a segno, raggiungendo cuore, collo, orecchio e spalla. Un’esecuzione che non lasciò scampo al primo cittadino di Pollica. Il martoriato corpo fu ritrovato qualche ora dopo, dal fratello: a lanciare l’allarme era stata la moglie, Angela, che, non vedendo rientrare il marito, si era messa alla sua ricerca, allertando anche gli altri familiari. Un omicidio che scosse una comunità intera, quella di Pollica, e tutta la nazione. I funerali furono celebrati nel “suo” porto, alla presenza di 6.000 persone, che non vollero mancare nonostante la pioggia battente.

Le indagini. Da subito, o quasi, l’omicidio di Angelo Vassallo è stato incanalato sul binario dell’agguato di stampo camorristico, per efferatezza, modalità di esecuzione e per l’impegno del sindaco a combattere le attività legate allo spaccio di droga sul territorio comunale. Gli inquirenti, inizialmente, non tralasciarono neanche la possibilità che il delitto potesse essere collegato all’attività amministrativa del primo cittadino di Pollica, a causa di decisioni invise a qualcuno. La circostanza per la quale, al momento dell’omicidio, l’auto fosse ferma e il finestrino abbassato, aveva indotto a pensare che Vassallo conoscesse il suo assassino. L’arma utilizzata per il delitto, tra le altre cose, non è mai stata ritrovata, nonostante sia stata cercata ovunque. Per competenza territoriale, ad occuparsi delle prime indagini fu la Procura di Vallo della Lucania, con il pm Alfredo Greco ma, con il prevalere della tesi del delitto di camorra, passò nelle mani della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, all’epoca guidata da Franco Roberti, con i pubblici ministeri Rosa Volpe (che ha continuato a occuparsene anche dopo il trasferimento a Napoli) e Valleverdina Cassaniello in prima linea.

Il ruolo della vigilessa. Ausonia Pisani. Un nome, quello della vigilessa originaria di Pollica, che viene accostato al caso Vassallo fin dalle prime battute. Il 29 maggio 2011, a Cecchina sui Castelli Romani, si consuma un duplice omicidio per vicende ritenute legate agli ambienti della droga. Per quei fatti sono stati arrestati e condannati la Pisani e il suo compagno Sante Fragalà. Le indiscrezioni di quegli anni, ipotizzavano un collegamento della Pisani – figlia di un generale dei carabinieri in pensione e già capo di stato maggiore dell’Arma – con il delitto Vassallo. Una suggestione dovuta ai rapporti tesi tra l’ex sindaco e la famiglia Pisani: legami deterioratisi, a quanto pare, per una mancata concessione per uno stabilimento balneare. Né a carico di Sonia Pisani, né a carico del padre, è stato mai emesso un provvedimento, perché le indiscrezioni su una presunta presenza della donna a Pollica il giorno del delitto non hanno mai trovato riscontro, neanche da parte delle analisi effettuate dagli uomini del Ris.

Il “brasiliano”. Quello di Bruno Humberto Damiani è il nome che, però, nel dicembre del 2012, è stato, di fatto, associato al volto del killer di Angelo Vassallo. Collegato al giro di spaccio che stava prendendo piede nella zona di Pollica e al quale il primo cittadino si stava fermamente opponendo, fu sottoposto – il giorno dopo il delitto – anche alla prova dello stub, che diede esito negativo. Alcuni testimoni, nel corso del tempo, lo avevano anche indicato come lo spacciatore con cui Vassallo aveva avuto un alterco poco prima dell’assassinio. A porlo sulla scena del crimine le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che, agli inquirenti, riferì delle voci che volevano Damiani quale esecutore del delitto. Arrestato in Colombia nel 2014 per altri reati e successivamente estradato in Italia, il “brasiliano” finì per essere indagato nell’ambito dell’inchiesta Vassallo, con l’accusa di omicidio con l’aggravante della matrice camorristica. Quattro gli interrogatori a cui è stato sottoposto Damiani, che ha sempre respinto al mittente tutte le accuse. La prosecuzione delle indagini, però, ha fatto sì che – dopo il cambio dell’accusa in “omicidio in concorso con altri”, tre indagati mai ben definiti – la posizione del “brasiliano” fosse archiviata ad aprile di quest’anno. Il suo ruolo è, comunque, ancora oggi, considerato centrale nell’inchiesta, alla luce dei rapporti con il mondo dello spaccio.

Il rischio archiviazione. Trascorrono gli anni e le piste seguite finiscono tutte, o quasi, in vicoli ciechi. Nell’estate del 2017, la Procura di Salerno – non volendo mollare la presa e intenzionata a chiudere il cerchio intorno all’omicidio – dà incarico ai carabinieri del Ris di effettuare il test del Dna per 94 persone, tra abitanti della frazione di Acciaroli, conoscenti di Vassallo e soggetti a lui collegati. Tra questi, anche Damiani: i risultati degli esami lo porranno definitivamente fuori dal luogo del delitto. Anche l’ultima carta giocata dalla Procura, però, non dà gli effetti sperati: nessun profilo, infatti, corrisponde a quello del killer del sindaco pescatore. Una batosta per le indagini (seguite dalla pm Rosa Volpe, sostituto procuratore a Napoli ma distaccata a Salerno proprio per continuare a seguire il caso; dal pubblico ministero Marco Colamonici, con il coordinamento del procuratore capo Corrado Lembo), soprattutto in considerazione del fatto che i termini per la loro chiusura sono fissati alla fine di febbraio del 2018. Alla scadenza, sarà archiviazione. Una circostanza confermata anche dalle parole pronunciate dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Salerno, Leonida Primicerio, nel corso dell’apertura dell’anno giudiziario: «Magistrati e forze dell’ordine hanno fatto tutto quello che era nelle loro umane possibilità. C’è il rimpianto di non essere riusciti, pur avendo delineato un contesto inquietante nel Cilento, che ha svelato una vasta attività di traffico e spaccio di droga, a dare un nome agli autori di questo omicidio». Per impedire l’archiviazione sono state raccolte circa 10mila firme: tanta, in merito al delitto Vassallo, è la sete di verità e giustizia. Un fermo delle indagini sarebbe una sconfitta sotto ogni punto di vista.

Il carabiniere infedele e la riapertura del fascicolo. Concluso un capitolo, se n’è aperto subito un altro. Lazzaro Cioffi, carabiniere in servizio a Castello di Cisterna, è stato da poco arrestato: è accusato dalla Procura di Napoli di esser colluso con i narcotrafficanti del Parco Verde di Caivano, i cui traffici sarebbero stati più volte “coperti” o agevolati proprio da Cioffi. Nei primi giorni del mese di luglio, il pubblico ministero titolare dell’inchiesta sull’omicidio Vassallo, Marco Colamonici, indirizza a Lazzaro Cioffi, un invito a comparire: il militare dell’Arma è indagato con l’accusa di concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Il suo ruolo nella vicenda, però, ancora non è chiaro. Il suo nome è stato al centro di uno scambio di informazioni tra la Procura di Salerno e l’Antimafia di Napoli. Già agli albori dell’inchiesta sulla morte di Angelo Vassallo, il carabiniere di Castello di Cisterna era stato collocato a Pollica: una fonte lo indicò come uno dei militari presenti nel comune cilentano il giorno dell’assassinio. Una testimonianza, all’epoca, ritenuta marginale e che, di fatto, non trovò sufficienti riscontri. I guai giudiziari di Cioffi, però, hanno rinforzato la pista del delitto legato al contrasto che Vassallo tentò di operare ai danni dello spaccio di droga; un contrasto che, a quanto pare, avrebbe toccato personaggi di spicco dei cartelli del narcotraffico. Le inchieste di Napoli e Salerno, dunque, potrebbero essere collegate a doppio filo. Nella vicenda, ci sarebbero altri tre indagati sui cui nomi vige il massimo riserbo.

Il 5 settembre sono trascorsi esattamente 8 anni da quella terribile notte. Una notte che ha cambiato la vita di una famiglia, di una comunità. Otto anni in cui la verità è sempre strisciata via dalle mani degli inquirenti, che hanno incontrato non poche difficoltà nei tentativi di far luce su quanto accaduto al “sindaco pescatore”. Sono trascorsi otto anni e, in realtà, ancora non si conosce il motivo per il quale Angelo Vassallo non è più nella sua amata Pollica, a guardare il suo adorato mare, così come non si conosce il volto di chi, quella sera di settembre, puntò una pistola e sparò nove colpi contro un uomo.

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