Impianti sportivi, Salerno arranca

di Vittorio Cicalese
 
Era il 16 maggio scorso quando, ai microfoni di Liratv, l’assessore allo sport e all’ambiente del Comune di Salerno, l’avvocato Angelo Caramanno, era impegnato nelle sue vesti ufficiali ad accogliere la Pdo, squadra femminile di pallamano fresca vincitrice dello scudetto, dando atto di una semplice verità: gli impianti sportivi, messi a disposizione delle società, possono fruttare sia in termini di lavoro svolto per la collettività sia in termini di risultati sportivi.
 
Lo sport, inteso come tema e non come mera disciplina, può infatti fungere da apripista anche per lo sviluppo sociale delle aree geografiche di un qualsiasi complesso urbano, dal piccolo comune alla grande metropoli, ma è essenziale ricordare che l’attrattività di una disciplina sportiva – qualsiasi essa sia, ad eccezione del calcio che smuove tifosi di ogni età a prescindere dai risultati ottenuti (altro capitolo da seguire ed approfondire, ndr) – passa soprattutto per la progettualità ed i risultati da essa ottenuti.
 
L’esempio calzante è rappresentato in città dalla Pdo, se non altro perché a parlare per loro non sono soltanto gli organi di stampa ma anche e soprattutto i risultati ottenuti: una delle squadre di pallamano femminile più forti d’Italia, con un vivaio in costante crescita ed un importante impegno che si traduce in progettualità lunga 365 giorni all’anno per consentire a giovani promesse ed attuali glorie di raggiungere gli obiettivi stagionali.
 
L’ossimoro giungeva, sempre in quel 16 maggio, quando l’assessore nel giro di 30 secondi è passato dal dire che “le strutture a completa disposizione delle società possono portare risultati” a “non credo che le strutture siano poche”. Retorico, soprattutto discutendo dei dati pratici che la Salerno sportiva pone sotto gli occhi di tutti: una sola struttura polivalente all’aperto, altre strutture contese dalle tante società di volley e basket (su tutte, ma non solo, ndr), una sola pista di atletica nella medesima struttura polivalente all’aperto che ha notevoli similitudini con il parcheggio antistante lo stadio, altre strutture che nonostante il rifacimento del manto in erba sintetica restano ad uso esclusivo delle società calcistiche (con le annesse vicende legate al mancato pagamento dei custodi, che hanno costretto il Comune a revocare la predominanza della Figc nella forma ma non nella sostanza), un cantiere aperto da troppo tempo che si spera si possa risolvere con progetti di finanza e con il supporto della Regione per le ormai imminenti Universiadi.
 
A vederla così, in effetti, la situazione ha ben più di qualche chiaroscuro: le società di atletica leggera sono tantissime, l’utilizzo della pista del “Vestuti” è considerevolmente maggiore rispetto alla portata massima che si potrebbe immaginare, il manto erboso della medesima struttura è un misto di risaia e impianto di arbusti selvatici che affollano i bordi poco calcati del campo. Eppure, le società che affollano la struttura tra pista e campo, oltre a quelle presenti nelle altre aree dell’unica vera struttura comunale polivalente presente nella città di Salerno, sono davvero tante.
 
Ciò significa che lo sport ha possibilità quando può permetterselo, altrimenti è destinato a programmare nei limiti evidentemente strutturali che la città propone prima ancora che le attività abbiano ufficialmente inizio. Ed è questo, nel caso specifico, l’elemento pratico che va chiarito e risolto: può una città come Salerno, con una tale mole di domande, disporre di così poca offerta?
 
Si è parlato del “Vestuti” per evidente necessità di descrivere uno spazio condiviso da una miriade di società di tantissimi sport migliori, ma le tante palestre (a gestione comunale o provinciale, altro capitolo da approfondire nelle prossime pagine di questo settimanale) vivono lo stesso pesante disagio. Inutile precisare che stiamo parlando degli spazi dove nella fattispecie la pratica sportiva si realizza, ma non sarebbe comodo neanche parlare delle strutture nella loro interezza, poiché in termini di hospitality e servizi offrono ben poco rispetto a quanto sarebbe opportuno e necessario ci fosse.
 
E se Atene piange, Sparta non ride: le società calcistiche affollano ogni minimo metro quadro verde a forma di rettangolo, fosse anche il giardino di qualche abitazione privata in un rione collinare, ma tanto manca ancora. Tra scuole calcio e società delle più variegate categorie dilettantistiche che accarezzano il semi-professionismo, l’offerta risulta sempre meno appetibile per i dirigenti, i tecnici e gli atleti che hanno il benché minimo interesse ad affacciarsi alla pratica calcistica in una realtà che propina allenamenti dalle 21.30 alle 23.
 
Le Universiadi risolveranno tutto? Sicuramente il tabellone elettronico sarà presente allo stadio “Arechi”, ed una piccola messa a punto del medesimo stadio – che sarebbe comunale ma di fatto è ad uso esclusivo della massima società sportiva cittadina – è in programma. Per la celeberrima Cittadella dello Sport, attendere prego. Tanto basta per risolvere il problema delle strutture sportive a Salerno? Noi sappiamo la risposta, purtroppo anche il Comune di Salerno lo sa.

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