Il simbolo dello sport? Un cantiere arrugginito [GALLERY]

Prima avrebbe dovuto essere PalaSalerno, poi Cittadella dello Sport. Ad oggi non è ancora nulla, se non quello che è stato negli ultimi dieci anni: un inutile scheletro di cemento. È ancora lì, a pochi passi dal multisala The Space e dallo stadio Arechi, protetto dal suo fortino di rifiuti e sterpaglie.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un relitto in cui nessuno, o quasi, mette piede dal 2008, anno in cui la ditta esecutrice dei lavori, l’Ati Delfino – Ciel, raccolse uomini e ferri del mestiere e lasciò il cantiere della litoranea cittadina.

Accedere a quel che resta di ciò che avrebbe dovuto essere un avveniristico palazzetto dello sport da 8.000 posti, centro congressi e salone espositivo, con tutti i comfort del caso, non è cosa da poco. Da anni – nel 2018 ricorre il decennale – il PalaSalerno è una vera e propria cattedrale nel deserto: lo stesso deserto che si vede attorno alla fatiscente ed abbandonata struttura. Sterpaglie altissime, insetti, ratti, materiale di risulta, resti di automobili. Insomma, c’è di tutto prima di arrivare al cantiere vero e proprio.

Un cantiere rimasto per anni accessibile per via della forzatura del portello d’ingresso dal quale, un tempo, entravano gli operai. Operai che hanno lasciato quel posto in fretta e furia, come testimoniano i caschetti protettivi di colore giallo, i guanti sparsi e alcuni attrezzi che, a distanza di anni, sono ancora lì. Allo stesso modo in cui, lì, sono rimaste ben tre gru della ditta Delfino. Così come di tutto c’è all’interno della struttura tirata su nel corso di circa tre anni di attività: oltre al materiale edile, ci sono carcasse di animali, bottiglie di vetro, vestiti. Chiaro segno che, quel cantiere, da quando è stato dismesso, è diventato ricovero di fortuna di senza tetto e delle prostitute costrette alla strada proprio in prossimità dello stadio Arechi.

Recentemente, la struttura di viale Fratelli Bandiera è balzata nuovamente agli onori della cronaca a causa del ritrovamento del corpo di una donna all’interno del cantiere abbandonato. Perché, ormai, quell’imponente ammasso di cemento è almeno ritrovo di fortuna per chi non ha un tetto sotto il quale ripararsi, soprattutto durante l’inverno.

Dagli oblò, che da sempre hanno caratterizzato quello che del palazzetto è stato costruito, è possibile vedere anche un ampio spazio antistante molto somigliante, ormai, ad una piscina olimpionica che va a fare il pari con l’altra presente, ma al coperto, poche decine di metri più avanti. Un labirinto vero e proprio, quel palazzetto tanto sognato e tanto pubblicizzato e del quale, ora, ci sono solo macerie abbandonate e i resti di una storia che va avanti da circa tre lustri.

Molti, forse troppi, milioni sono necessari per ricominciare a lavorarci su perché, d’altronde, sarebbe da rifare per intero.

Il progetto di Scarpa. «Il centro congressi PalaSalerno è concepito come polo a fortissimo impatto di immagine e prestigio, competitivo nel mercato nazionale ed intemazionale. Il modello proposto è quello di una moderna arena coperta con comodi posti seduti, calda in inverno e fresca in estate, con ottima acustica e tutti i servizi necessari». Così, il Comune di Salerno presentava, ormai quasi 15 anni fa, il progetto dell’architetto Tobia Scarpa che avrebbe dovuto dotare Salerno di un moderno palazzetto, da 8.000 posti, in cui dar luogo a manifestazioni sportive ma anche a congressi ed esposizioni. Era previsto nel “Piano città dell’eccellenza” e i lavori furono inaugurati nel settembre del 2005 dall’allora sindaco Mario De Biase e dall’assessore allo sport ed alle politiche sociali Nino Savastano. Il PalaSalerno fu frutto dell’intesa, raggiunta nel 2004, tra Comune di Salerno e Regione Campania, con uno stanziamento di fondi complessivo di 31 milioni di euro (22 milioni per lavori ed oneri di sicurezza e 9 milioni per somme a disposizione dell’amministrazione). A vincere l’appalto fu l’Ati Delfino – Ciel, poi fallita.
Il PalaSalerno avrebbe dovuto ospitare, oltre le sale congressuali ed espositive e le aree per le manifestazioni sportive, una sala stampa, una sala vip, guardaroba, servizi igienici, servizi di pronto soccorso, controllo e sicurezza, locali tecnici: cabine di registrazione, traduzione simultanea, riprese televisive, magazzini e spazi di servizio, impianti tecnologici, ristoranti e caffetterie, spazi commerciali e per attività ludiche e fitness center. Tutto disposto in due edifici. Sono trascorsi quasi 15 anni e la situazione è solo peggiorata.

2016: “La città dello sport”, il progetto rimasto sulla carta. Dopo anni di silenzio, però, qualcosa sembrava destinato a muoversi: quello scheletro di acciaio e cemento, lì, non poteva più stare. Era il 4 marzo 2016 quando, presso il Comune di Salerno, si tenne la conferenza stampa di presentazione dell’ambizioso progetto di finanza – firmato da Sergio Landi – della “Cittadella dello sport”: una vera e propria città sportiva che sarebbe dovuta sorgere dalle ceneri del palazzetto ideato e disegnato dall’architetto Tobia Scarpa. Oltre dieci campi polifunzionali, pronti ad ospitare tutte le discipline – dal tennis al basket passando per la pallavolo e fino al calcetto -, una piscina coperta, centri benessere, palestre e aree per il fitness. A ciò si sarebbero poi aggiunte anche aree dedicate ad attività commerciali e ricreative. Sarebbero, appunto. Già, perché ad oggi, a oltre due anni da quella presentazione in pompa magna, nulla o quasi si è mosso. L’intervento, dell’ammontare di circa 40 milioni di euro, è di fatto ancora fermo al palo, nonostante l’interessamento del Coni (alla conferenza stampa presenziò anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò) e dell’Istituto di credito sportivo. A quanto pare, per ora, ci si sarebbe limitati a incontri e riunioni esplorative ma di concreto c’è ancora poco, se non addirittura nulla. Eppure, l’operazione avrebbe dovuto andare in porto e giungere al termine entro il 2019, al fine di poter consegnare alla città di Salerno, in occasione delle Universiadi che si terranno in Campania proprio il prossimo anno, un impianto nuovo di zecca che ospitasse atleti ed eventi e che, con un colpo di spugna, potesse cancellare il vecchio palasport mai realizzato. Le ultime notizie in merito risalgono allo scorso mese di aprile quando, proprio a Salerno, ebbe luogo un tavolo di discussione al quale presero parte le varie “anime” che avrebbero dovuto far partire il rinnovato progetto. Un consesso – fortemente voluto dal componente nazionale del Coni, Nello Talento – che vide l’importante presenza di Andrea Abodi, presidente dell’Istituto di credito sportivo. Da quel giorno, però, nonostante la disponibilità a farsi carico dei costi, tanto da parte del Coni quanto da parte dell’Ics, da Salerno non si sarebbe levata più alcuna voce.

Lo stallo dell’iter e le perplessità di Malagò. Uno stallo in merito a cui, nel corso della sua recente visita al Giffoni film festival, si è espresso anche il presidente del Comitato olimpico nazionale italiano, Malagò: «Ci ho messo la faccia e abbiamo fatto l’endorsement per sostenerla – disse – A Salerno c’è un bisogno impellente di un impianto del genere, perché questa città ha fatto strada in più settori e non merita di restare senza Cittadella, che deve essere immaginata come un polo, la casa degli sportivi, il luogo dove far crescere i talenti. Ora non so cosa sia successo ma le istituzioni devono fare la propria parte. Se la costruiamo, bisogna anche capire a chi l’affidiamo e in forza di quale convenzione d’uso. La gestione va affidata a gente in grado di far rimborsare le rate di un mutuo pluriennale attraverso momenti di coinvolgimento non solo sportivo: penso all’intrattenimento, agli spettacoli. Le strutture si fanno e si gestiscono, altrimenti non ha senso».
Le intenzioni di recuperare il PalaSalerno, da parte del Comune, ci sarebbero, almeno sulla carta: gli interventi sul corpo principale del “mai fu” PalaSalerno, infatti, sono stati inseriti all’interno del programma triennale delle opere pubbliche 2018-2020. Inoltre, con due determine dello scorso 27 marzo, il l’amministrazione ha stanziato 26.500 euro per la rimozione dei rifiuti dal cantiere e altri 36.505 euro, per la Passarelli spa, per il ripristino della recizione dell’area di lavoro. Mancherebbe, però, l’intero cronoprogramma.

Al momento, quell’area continua a somigliare più ad un cimitero: un cimitero di ambiziosi progetti, sogni, di una Salerno diversa, di una Salerno che, almeno nell’aspetto, sarebbe potuta essere migliore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...