San Matteo, Don Camillo e Peppone: la storia si ripete

di Erika Noschese

“Salerno è mia io la difendo”. Sulle note di questo slogan, i salernitani si preparano a vivere la giornata del 21 settembre, in onore del santo patrono. Mancano ormai poche ore alla solenne processione che toccherà tutti i punti del centro storico, dopo un ampio programma fitto di eventi che ha toccato anche i quartieri della zona orientale. Come ogni San Matteo che si rispetti, però, non sono mancate le polemiche tra istituzioni politiche e religiose. 

Pomo della discordia di questo 2018 è stato l’ingresso della statua a Palazzo di Città. L’arcivescovo Luigi Moretti ha infatti stabilito che il santo patrono della città avrebbe fatto il suo ingresso in quella che viene definita la Casa dei Cittadini il 18 settembre, dalle 10 alle 17. Una scelta che si è, però, scontrata con la volontà del sindaco Enzo Napoli che, anche in quest’occasione, ha voluto imitare il suo predecessore, il governatore Vincenzo De Luca, chiedendo (o meglio pretendendo) che la statua di San Matteo entrasse in Comune il giorno della processione.

Dal canto suo, Moretti, seguito da don Michele Pecoraro – a capo del Duomo di Salerno –, non si è scomposto, negandosi alle richieste del primo cittadino: nessun ingresso a Palazzo di Città nel giorno dei solenni festeggiamenti. Quella tra monsignor Moretti e l’amministrazione comunale è una querelle che va avanti ormai da anni, tanto che l’arcivescovo, nel lontano 2013, recepì le indicazioni della Cei per poi emanare un dettagliato regolamento sulle processioni con l’obiettivo di abolire, in città, tutte le tradizionali “soste” della Statua, meglio intesi come “inchini”, al centro di non poche polemiche che, in più occasioni, hanno diviso l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. E proprio in questo regolamento si legge la volontà del “capo” religioso di impedire al santo di entrare in Comune il 21 settembre. 

Gli inchini: sono stati tra “le tradizioni” tanto contrastate quanto volute. Se da un lato, infatti, i portatori non volevano rinunciare alla tradizionale sosta per far sì che San Matteo “procedesse” con i tradizionali saluti; dall’altro l’arcivescovo Moretti ha più volte ribadito che devono essere i fedeli ad inchinarsi ai santi e non viceversa. Una presa di posizione che ha portato a scontri accesi con i portatori, ancora oggi protagonisti di un processo penale, e con l’amministrazione comunale che non ha mai voluto accettare le regole imposte dal massimo rappresentante della chiesa salernitana, proprio in nome di una tradizione contrastata, chiacchierata ma a cui vorrebbero restare fedeli. Tensioni che sembravano essere state superate con un compromesso col quale è stato autorizzato l’ingresso della statua al Comune in un giorno dedicato, ma non durante la tradizionale processione.

Un compromesso che, nonostante siano passati ormai diversi anni, il sindaco Enzo Napoli proprio non vuole accettare tanto che quest’anno ha tentanto la via di una presa di posizione netta: “se la statua non può entrare a Palazzo di Città il giorno dei solenni festeggiamenti, non entrerà nemmeno tre giorni prima”. Detto fatto, o almeno ci ha provato, prima di un secondo incontro con il sacerdote che, di fatto, avrebbe convinto il primo cittadino a tornare sui suoi passi per non deludere le aspettative dei salernitani. E così è stato. Anche quest’anno, San Matteo è stato motivo di discordia e non ha deluso le aspettative di chi, quasi come fosse una vera e propria tradizione, aspettava di conoscere il motivo dell’ennesima discussione che altro non fa che dimostrare l’inconcludenza dell’ennesima lotta tra potere temporale e potere spirituale, con il primo ancora una volta soccombente. 

Insomma, polemiche e figuracce sono ormai all’ordine del giorno. O meglio, del 21 settembre.

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