Isola ecologica infelice

di Vittorio Cicalese

Immaginiamo la città di Salerno come una composizione a strati, per cui ovviamente dovremmo tenere conto di una parte superficiale, intesa come ciò che è visibile a tutti, e diversi strati che man mano appaiono sempre più sommersi. Non è una metafora per dire che siamo sommersi dai rifiuti, è giusto sottolinearlo per evitare fraintendimenti sin dall’inizio: Salerno ha da diversi anni ormai una buona percentuale di materiale adeguatamente differenziato (nonostante sia calata di qualche punto nell’ultimo triennio) e potrebbe risultare anche esemplare rispetto a tanti altri comuni aventi popolazione superiore ai 100mila abitanti.

Bene, sullo strato superficiale – visibile a tutti, abbiamo detto – ci sono già tanti elementi di discussione. Partiamo dal primo, quello che alle persone interessa di più (quasi paradossalmente, secondo alcuni): il primo vero trattamento dei rifiuti, la loro suddivisione e contestuale conferimento secondo un criterio favorevole al riciclo, viene effettuato – come giusto che sia – dal cittadino che con consapevolezza dovrebbe gestire i propri materiali (chiamarli rifiuti risulta quasi offensivo, visto che anche quelli organici sono rimessi in circolo per il territorio, ndr) e ne conferisce le varie parti secondo il calendario che il Comune ha stabilito.

Primi dati: la cittadinanza non ha la possibilità di conferire esternamente i materiali che produce, dunque deve potenzialmente tenerne per sé una parte consistente per una settimana. Esempio pratico: ponendo il caso di una festa di compleanno organizzata in casa il giovedì, gran parte dei materiali andrebbero conferiti il lunedì con l’indifferenziato o – come regola vorrebbe – il mercoledì. Stesso discorso per chi dovesse avere la brillante idea di mangiare pizza consegnata a domicilio di venerdì e dovesse ritrovarsi con il contenitore ancora “valido” per essere conferito insieme ad altra carta: se ne parla tra una settimana.

Il disagio per la cittadinanza è evidente, per la cittadinanza che consapevolmente si impegna per una buona differenziazione dei materiali lo è ancora di più: tenere in casa e/o in bella vista su una balconata o su un terrazzo o in una veranda una o più buste, contenenti materiali che sarebbe più opportuno conferire dopo l’utilizzo per evitare che l’abitazione possa diventare una mini-isola ecologica, non fa esattamente sorridere le persone che si sono poi ritrovate dinanzi alla campagna pubblicitaria del Comune con su scritto “fai la differenza”.

Altro elemento superficiale, quindi siamo sempre sul visibile: la raccolta dei materiali avviene in orari poco idonei, e spesso il traffico veicolare in alcuni tratti è frutto dell’attesa durante le operazioni di recupero dei materiali da parte degli operatori. Il danno potrebbe essere il traffico, come si potrebbe pensare, eppure c’è da pensare che su quelle strade e da quei portoni ancora incorniciati con materiali da recuperare ci passa la cittadinanza che di buon mattino va a scuola o all’università o a lavoro o prova a fare esercizio fisico.

Ma mettiamo il caso che la residenza in una determinata frazione fosse composta soltanto da turisti, quindi fingiamo che i bambini vadano a scuola immaginando che i cumuli di materiali siano in realtà montagne dorate (cosa, purtroppo, assolutamente non vera): quale immagine si può conferire di una città che fa fare jogging ad uno sportivo o fa bere un caffè al bar ad un turista che a pochi passi si ritrova con materiali ancora non recuperati? Restiamo sul superficiale? Bene, altri tre elementi: vetro, ingombranti (comprese le carcasse) e igiene.

Per il vetro la “campana” non suona: la battuta è semplice perché sarebbe già interessante capire come mai il vetro si possa conferire nelle campane esposte in giro per la città (o spesso sui marciapiedi che costeggiano le stesse campane stracolme, come è ormai consuetudine) mentre tutto il resto dei materiali no (a Salerno si consumano, probabilmente, 100 bottiglie di vetro al giorno e 4 bicchieri di plastica a settimana) e soprattutto perché ne sia così poco cadenzato il recupero.

Stesso discorso per gli ingombranti: o il cittadino li conferisce direttamente presso l’isola ecologica, o aspetta fino alla data fornita dal servizio gratuito per il ritiro dei rifiuti ingombranti, gestito sempre da Salerno Pulita che però non gestisce il recupero delle carcasse di automobili o motocicli versanti in stato di abbandono sul territorio (servizio affidato ad una società napoletana che quindi, prima di intervenire, raccoglie un numero adeguato di richieste e poi provvede, dando di fatto una indefinita proporzione del servizio offerto al territorio).

Sull’igiene, visto che lo smaltimento ed il recupero dei materiali avviene con uno sfalsamento di diverse ore e soprattutto – va precisato per dovere di cronaca – gli stessi materiali da recuperare vengono ammassati dinanzi ai portoni dei condomini e dei locali commerciali, dando spazio all’inventiva di varie tipologie di ratti e colonie di blatte (che traggono giovamento anche dal cospicuo servizio offerto loro dalle caditoie sempre stracolme), il tutto condito dal costante scambio di sollecitazioni che il Comune presenta all’Asl che dovrebbe effettuare le regolari operazioni di disinfestazione e derattizzazione in città. Sembra tanto, ed è tanto.

E siamo soltanto alla parte superficiale, a quella visibile a qualsiasi cittadino, che si conclude con l’elemento più volte sottolineato dal governatore della Campania ma sempiterno sceriffo della città di Salerno, Vincenzo De Luca: tutto ciò che abbiamo appena descritto avviene nonostante i 450 dipendenti in dote a Salerno Pulita.

Vanno risolti necessariamente i nodi contrattuali per i tanti interinali e precari attualmente in forza all’azienda, ma soprattutto bisogna capire come mai, ad oggi ci si ritrova con gli operatori impegnati a raccogliere i materiali in città in concomitanza con l’ingresso nelle scuole e negli uffici ed in concomitanza con lo scarico di merci per le attività commerciali, nonostante gli orari paradossalmente fuori dalla logica di una città moderna quale Salerno merita di essere (ma ancora non è).

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