Pdo Salerno, uno sguardo verso l’Europa

di Matteo Maiorano

Sei scudetti e quattro coppe Italia. Il tricolore, nello sport salernitano, è nella palestra Caporale Palumbo. Trofei che appartengono infatti alla Pdo Handball Salerno, la formazione di pallamano femminile della città ogni anno garantisce sempre grandi soddisfazioni. Lo sa bene Mario Pisapia, che da quasi vent’anni investe in questo sport che regala le maggiori soddisfazioni agli sportivi salernitani. La chiave di un così grande successo ce la spiega il presidente, che ammette come la pallamano lo abbia riavvicinato al proprio territorio.

L’idea di investire nella pallamano non è certamente banale. Da cosa nasce?
«Ho iniziato nel 2001 con la sponsorizzazione della squadra maschile. Salerno aveva una formazione di pallamano che in quell’anno giocava in serie B: la Medialine Pro Mentoring. L’anno successivo mi fu proposto di rilevare la società femminile, con la quale dopo soltanto dodici mesi conquistammo l’accesso alla finale. Venimmo sconfitti in gara 3 da Sassari. Partendo così forte subito mi sono appassionato, sono rimasto affascinato dalla pallamano e nel 2004 abbiamo vinto il primo scudetto dello sport salernitano. Una soddisfazione bellissima. La pallamano è uno sport che già da bambino mi appassionava. Lo praticavo già da piccolissimo».

Mario Pisapia
Mario Pisapia, presidente Pdo

Qual è la casa della Pdo Handball Salerno?
«La struttura che ci ospita è la palestra “Palumbo”. E’ sempre stata la nostra casa e probabilmente è il motivo del successo di questa squadra. Infatti, a differenza di altri sport dove c’è il problema degli impianti, noi abbiamo questa panacea della caserma dei militari che ci hanno adottato da dieci anni a questa parte. Alla “Palumbo” abbiamo costruito il nostro presente e futuro; settore giovanile, prima squadra, allenamenti e partite con un seguito di pubblico importante e caloroso. I nostri tifosi ci seguono dappertutto, sono venuti anche in Polonia. Vorremmo che il modello Salerno venisse seguito anche nel resto d’Italia».

La pallamano femminile occupa un posto importante nel cuore degli sportivi salernitani…
«Faccio il mio esempio: nella vita mi occupavo di tutt’altro. I miei interessi ruotano ancora oggi, oltre che nello sport, principalmente attorno al mondo del web. Fino al 2002 ho sempre lavorato fuori dal territorio salernitano ma quest’esperienza mi ha riavvicinato al mio amato territorio. Avevo poche relazioni e da questo punto di vista la pallamano mi ha aiutato a recuperare questo gap. Per il lavoro che faccio sono portato infatti a intraprendere rapporti professionali ad ampio raggio».

Che differenze ci sono tra la pallamano maschile e femminile?
«La pallamano, a differenza di molti sport, non ha una grande differenza di spettacolarità tra maschile e femminile. Si riescono a vedere ottimi gesti tecnici anche nel campionato femminile. Il movimento maschile è leggermente più avanti: ciò è dovuto ai vent’anni di gestione della federazione da parte di persone che avevano tutto tranne che l’interesse a sviluppare il movimento. Sullo sport femminile, ovviamente, la cattiva gestione si nota di più».

Qual è la chiave del vostro successo?
«Dal 2008 abbiamo deciso di investire tutto nel settore giovanile. Quando hai un risultato importante che ricade su un settore giovanile ampio sei portato ad avere un bel futuro. L’ultimo anno abbiamo vinto il campionato Under-15 e Under-17. Ciò garantisce una rosa della prima squadra molto giovane e questo ritengo possa essere quel salto di qualità di cui necessita il movimento».

In Italia risultati importanti. In Europa com’è l’andamento?
«Guardiamo con occhi interessati anche all’Europa. Lì purtroppo c’è un gap importante da recuperare, siamo parecchio indietro. Da questo punto di vista abbiamo bisogno di recuperare atlete sia da un punto di vista numerico che qualitativo. Vorremmo che tutti ci seguissero perché non possiamo fare la corsa da soli. Avere delle rivali forti aiuta. Noi non rinunciamo mai a fare competizioni europee, nonostante siamo consapevoli di misurarci con realtà nettamente avanti, molto più organizzate. Saranno necessari tempo, lavoro e formazione per arrivare a gareggiare alla pari con le big europee. Vogliamo fare un salto di qualità, nel senso di un approccio almeno semi-professionistico; c’è necessita di spingere sull’acceleratore. Abbiamo fatto i preliminari di Champions lo scorso anno ma siamo usciti. Adesso ospiteremo una formazione moscovita: l’andata la giocheremo alla “Palumbo” mentre il ritorno in Russia. Negli anni scorsi il massimo risultato è stato il terzo turno preliminare. In Europa, come dimostrano i risultati, c’è ancora tanto da fare. Dobbiamo avere pazienza e lavorare. Da qui a quattro anni speriamo di colmare parte del ritardo dalle grandi che ad oggi purtroppo è evidente. Partiamo dalle giovani generazioni».

Quest’anno quali sono le premesse in campionato?
«Il numero di squadre che prendono parte in campionato si è ridotto, quindi le rose si sono rinforzate, le giocatrici si sono sparse per la serie A1. Sarà un campionato più interessante dello scorso anno».

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