Basta sceriffate. C’è bisogno di un mondo senza muri né frontiere

di Vincenzo Benvenuto

A differenza del Giano bifronte dei romani che aveva, per l’appunto, due facce, una rivolta verso l’interno e l’altra verso l’esterno delle abitazioni, il Leviatano dell’immigrazione sembrerebbe avere lo stesso aspetto truce, sia che guardi al di qua sia che il suo sguardo si proietti oltre il torrente Fusandola.

Con riferimento al perimetro nazionale, il decreto sull’immigrazione e la sicurezza è stato lanciato nell’agone politico: con un coupé de theatre degno del magico Houdini, ha fatto sparire il permesso di soggiorno per motivi umanitari, con il rischio di trasformare quello che il giorno primo era un migrante regolare, in un abietto clandestino appena il dì appresso.

E “dalli all’untore” con le ronde fascio-leghiste, allora, che l’extracomunitario “arma di distrazione di massa” foraggia che è un piacere.

Fosse solo questo! Tutto lascia presagire, infatti, che tra i due canali di accoglienza, i C.A.S. (Centri di Accoglienza Straordinaria) coordinati dalle Prefetture e che hanno dato scarsa prova di efficienza, e gli S.P.R.A.R. (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo) il cui progetto è proposto dai Comuni con reali percorsi d’integrazione, a essere immolati sull’altare del “celodurismo” gialloverde, siano proprio questi ultimi, vale a dire le strutture che meglio hanno funzionato.

Infine, come non stigmatizzare il raddoppio dei tempi di permanenza nei C.P.R. (Centri Per il Rimpatrio) che giocoforza finirà per prolungare la detenzione amministrativa di persone che, in punta di diritto, non hanno commesso alcun crimine?

Veniamo, ora, al di qua delle Colonne d’Ercole della nostra quotidianità.

La Lex Hortensia dell’antica Roma stabiliva che il plebiscito diventasse automaticamente legge, senza bisogno di ratifica da parte del Senato. Insomma , una legge, questa romana, antesignana della democrazia diretta in salsa grillina, o, ancora meglio, anticipatrice di una sorta di piattaforma Rousseau ante litteram (Quirites, perdonate il sacrilego accostamento!). E allora, chi avrebbe potuto meglio sfruttare la ghiotta occasione di farsi paladino del populismo che rifugge dai corpi intermedi? Ma certo che lui, l’inarrivabile, l’impareggiabile Governatore.

Non credendo ai suoi occhi di potersi riappuntare al petto la stella di sceriffo, memore dei fasti del “Frullino sei il mio battito d’ali”, il Governatore aguzza la vista, scorge l’extracomunitario povero, che in quanto povero è ladro, che in quanto ladro è drogato, che in quanto drogato è un pederasta, che in quanto …(vabbè, ci siamo capiti!), e decide di seguirlo. Fino a quando, il negro di cui sopra che non può non entrare nel supermercato per attivare il detonatore nascosto tra le mele cotogne e le banane chiquita, non ha un attimo di esitazione: il Governatore superstar, allora, gli scaglia contro Tonino ‘o Malommo, il pantagruelico vigile sempre presente quando il puparuolo mbuttunato del Governatore strafocato nottetempo esige il raid d’espiazione mattutino. La guardia, quindi, aizzata dal tanfo della negritudine, finalmente afferra il bell’abissino per un polso, se lo carica sulle spalle e poi, dopo una serie di piroette che manco al circo Orfei, lo scaglia fin su una delle agonizzanti palme di via Luigi Guercio. A un metro, per la precisione, da un perfetto gentiluomo salernitano, armato di giacca e cravatta di ordinanza, che va a tessere l’ennesima truffa.

L’indefesso Governatore, al termine dell’impresa, ritorna a lavorare per il bene della collettività, soddisfatto di aver scongiurato un’ecatombe di proporzioni bibliche che avrebbe trasformato i salernitani in carne da cannone per i prossimi fuochi di San Matteo.

Non ci stanno santi, quando si parla di sintonia con il popolo, nessuno più del Governatore sa come muoversi; e ciò nonostante si narri (i soliti disfattisti!) che l’ultima volta che una falce e un martello abbiano avuto la ventura di incontrarlo, abbiano deciso, di comune accordo, una eclatante separazione: la falce è stata trovata mentre implorava un contadino di Giovi di utilizzarla per la mietitura; il martello, invece, l’hanno rinvenuto, depresso e ormai incapace di puntellare “il sol dell’avvenir”, in una rimessa abbandonata.

Eppure, anche al di qua della nostra Salerno, una speranza c’è: la manifestazione “A voce alta” di venerdì scorso ha visto un’anima di sinistra, un anelito anche solo di buon senso, finalmente in grado di opporsi a questo rigurgito di cretineria diffusa e di intolleranza montante. Da qui si può ripartire per un nuovo inizio in grado, adesso sì, di coniugare l’antifascismo con la tutela dei diritti, contro la deriva antiumanitaria di questi nostri giorni grami.

“Com’è bello il mondo da quassù, senza muri né frontiere.” (Y. Gagarin)

Rispondi