Buonomo: «Salerno, da esempio a realtà in crisi»

di Vittorio Cicalese

L’attuazione della legge sul ciclo dei rifiuti in Campania risulta ancora lontana, nonostante i buoni punti di partenza che – sulla carta – potrebbero garantire un netto miglioramento delle prestazioni sul territorio, sia per la gestione delle parti inorganiche sia di quelle organiche.

A parlarne è lo storico (per storia recente, s’intende) presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo, alla guida dell’associazione per 17 anni.

L’emergenza rifiuti continua ad imperversare in Campania, con un occhio di riguardo per la parte organica che continua a muoversi verso altre regioni.

«La nostra regione, a distanza di una decina d’anni dalla crisi di rifiuti che ci portò sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo, ancora non ha risolto in maniera sistemica la questione del recupero e della valorizzazione di alcune frazioni dei cosiddetti nostri rifiuti che io preferisco chiamare materiali. Benché plastica, alluminio, carta e cartone siano state poi delegate ai consorzi di filiera che vanno sotto l’egida del Conai e hanno una propria filiera autonoma, registriamo ancora il problema che riguarda la frazione organica del rifiuto domestico, per la quale è necessario che la nostra regione si doti di una serie di impianti di compostaggio, che idealmente non sono avversati da nessuno perché tutti sono convinti che per avere dei buoni risultati nella raccolta differenziata bisogna avere degli impianti che recuperino l’organico e lo trasformino in humus».

Se non ci sono oppositori, qual è il problema?

«Il problema nasce dall’allocazione di questi impianti, per diverse ragioni: anzitutto perché le persone, i cittadini, hanno scarsa fiducia nelle istituzioni poiché la storia dell’industrializzazione italiana è fatta di distruzione e cattiva gestione. Tralasciando i grandi impianti, come Bagnoli, Taranto, Monfalcone e così via, molto spesso anche le industrie locali non hanno dato la prova migliore di sé. L’altra ragione è che in Campania ancora non abbiamo sperimentato la realizzazione ed il buon utilizzo di un impianto di compostaggio: quello di Salerno, che poteva diventare esemplare dal punto di vista del racconto, è invece andato in crisi più per ragioni di tipo legale e gestionale che ambientale, però tant’è, bisogna rilanciare».

La soluzione esiste, però, e va applicata…

«Riteniamo che oggi la Regione Campania si sia dotata di una legge sul ciclo dei rifiuti e bisogna ripartire da quella: la costituzione degli Ato, dei sub ambiti ecc… Intanto la popolazione, per mezzo dei suoi rappresentanti – i sindaci – deve poter decidere la migliore allocazione di questi impianti. L’impianto di compostaggio è necessario: può essere gestito in maniera appropriata, adeguata, e dobbiamo ripensare soprattutto a quale industrializzazione deve ancora guardare la nostra regione, se si vuole continuare a fare industria. Abbiamo da poco superato la 26° edizione di “Puliamo il mondo”, che Legambiente ha organizzato entrando anche in alcune aree industriali che oggi sono avvertite dalle popolazioni come delle escrescenze cancerogene sui territori, quando invece dovrebbero essere luoghi di produzione di lavoro, di ricchezza e soprattutto di distribuzione di entrambe le cose».

Il rapporto tra politica e cittadinanza deve tornare ad essere attivo.

«Questo Paese dovrebbe ritornare a ragionare: credo che l’apporto dell’ambientalismo e del pensiero ambientalista possa essere di grande aiuto da questo punto di vista e non solo. Si parla di “contaminazione”: beh, è evidente che se rimaniamo arroccati su posizioni diametralmente opposte non andiamo avanti. Dobbiamo ripartire da buone pratiche, da confronti e da scelte che siano condivise a partire dalle stesse popolazioni locali alle quali va detto con estrema chiarezza cosa si fa, cosa si vuole fare e perché. Molto spesso i cittadini, le comunità, sono portatori di una saggezza che deriva dalla loro persistenza sul territorio che a volte si trasforma in una difesa tout court da qualsiasi cosa, quindi contro la contemporaneità e la modernità. Il mondo si trasforma per migliorare le proprie funzioni e non viceversa: dobbiamo fare questo sforzo di confronto dal quale nasceranno poi opportunità, ma bisogna farlo con grande chiarezza».

Il problema, quindi, è politico.

«Credo che il problema sia ancora oggi di tipo politico-istituzionale: le istituzioni non fanno fino in fondo la propria parte. Per dirla in breve: la Regione Campania si è dotata di una legge sul ciclo dei rifiuti che in gran parte risulta ancora inattuata perché ancora non si è dotata degli strumenti di partecipazione per trasformare questa legge in pratica. Inoltre, credo che tutti gli strumenti a garanzia del territorio, come la Via ed altri, dovrebbero essere tenuti in vita ed applicati. È sbagliato quando questi strumenti diventano semplicemente un elemento di opposizione, e questo però dipende ancora una volta dalla gestione che si fa degli strumenti a disposizione».

La luce in fondo al tunnel può essere il dialogo con la cittadinanza? «In Francia esiste da anni il dibattito pubblico, le “débat public”, che viene attivato ogni volta che c’è la necessità di un insediamento di tipo industriale o di tipo commerciale di grande o comunque significativo impatto. Da anni chiediamo che il dibattito pubblico, che pure adesso è entrato nella nostra normativa, vada applicato a tutti questi casi perché il modo migliore affinché si superi l’opposizione fine a se stessa è la partecipazione dei cittadini, i quali hanno il diritto di decidere però essendo informati e sapendo pure che ci sono delle opportunità che vanno perdute. Nel caso specifico della frazione organica dei rifiuti noi siamo costretti a portarli in altre regioni, esportando non soltanto frazioni organiche – ossia trasformate in humus – che potrebbero essere restituite alle nostre terre come la Piana del Sele ed altri che si sta pian piano sempre più impoverendo, ma anche le risorse economiche. È un paradosso: la Campania, che ha grandi problemi da questo punto di vista, porta risorse in altre regioni, oltre a continuare a pagare una multa di 140mila euro al giorno all’Unione Europea per il mancato raggiungimento degli obiettivi sui rifiuti».

Eppure a Salerno la polemica c’è. A Fisciano, località Soccorso, si sta provando a realizzare uno degli impianti cercando anche di velocizzare l’iter…

«Ma non velocizzeranno nulla, ci stiamo girando intorno da 20 anni ormai. Legambiente ha parlato della necessità degli impianti di compostaggio ufficialmente nella prima edizione di Comuni Ricicloni, più di tre lustri fa. Per cui, altro che semplici perdite di tempo: ulteriore perdita di tempo si ha quando non si fanno partecipare i cittadini».

E intanto, a pochi passi, c’è l’impianto di Salerno ancora fermo ai box.

«L’impianto esiste, andava rimesso a posto benché fosse nuovissimo poiché ci sono stati problemi di tipo gestionale. Ora è stato fatto l’adattamento e si spera che non passi molto tempo prima della rimessa in funzione, visto che alcuni dicevano che sarebbe dovuto ripartire già nel mese di settembre ma così non è stato. Si tratta di un impianto esemplare che potrebbe anche portare al superamento dell’opposizione fine a se stessa, dimostrando che la gestione potrebbe essere favorevole, ossia non contro ma a favore delle popolazioni».

Rispondi