Le inutili Province

di Andrea Pellegrino

A fine mese si voterà per il nuovo presidente della Provincia di Salerno. Un’elezione che, sfortunatamente, non interesserà direttamente gli elettori, tagliati fuori da una legge che ha messo in ginocchio gli enti provinciali, a favore semplici giochi di potere e di palazzo. 

A gennaio, poi, sempre per una strana formulazione della legge, si rinnoveranno i Consigli provinciali, con il paradosso che l’attuale presidente potrebbe ritrovarsi da qui a qualche mese (sempre grazie a geometrie politiche variabili) senza una maggioranza consiliare. E, naturalmente, si scatenerebbe il caos. 

La corsa dei partiti è cominciata già da qualche settimana: tutti pronti a conquistare un vertice di un Palazzo che sostanzialmente “regna ma non governa”. Questione di soldi che mancano, di trasferimenti che non arrivano e di bilanci in crisi ormai da anni. Con il risultato che a pagarne le conseguenze sono gli elettori, insomma i grandi esclusi di questa riformata istituzione pubblica.

Basti pensare che le Province sono responsabili dell’edilizia scolastica (di istituti superiori), delle strade, dei musei e anche – in parte – del ciclo dei rifiuti, attraverso le società (quasi tutte in default) provinciali. Dunque, incidono non poco nella vita quotidiana dei cittadini. Ed il risultato è visibile: basta percorrere le nostre strade o frequentare i nostri istituti scolastici o visitare i luoghi culturali ed i musei della nostra provincia.

Un esempio su tutti, Villa Guariglia – storica residenza di Raito di Vietri sul Mare – rimasta inaccessibile per mesi e mesi, causa piccolo smottamento. Ma l’elenco di strade interdette è lunghissimo, così me sono numerosi gli stop alle discariche dovute alle sofferenze economiche delle società provinciali, ed in questo caso di Ecoambiente. Ad un mandato presidenziale pieno compiuto  dopo la riforma, forse qualche interrogativo sorge spontaneo. E la risposta dovrebbe essere alquanto scontata.

Della legge Delrio forse non si salva neppure un comma. A partire dall’assurdità di un doppio incarico conferito per norma a chi guida l’Ente. Il presidente, infatti, deve essere un sindaco, con il serio rischio – considerati i tempi che corrono – di non poter amministrare bene né il suo comune, né il territorio provinciale.

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