Una città senza decoro

di Vittorio Cicalese

Se fossimo a Cortina, daremmo la colpa alla troppa neve. Se fossimo ad Abu Dhabi, daremmo la colpa al caldo eccessivo. Stando a Salerno, non c’è colpa né problema, dunque non serve soluzione. Potremmo ovviamente verificare quanto siano inadatte le similitudini, dal momento che le due località fanno parte di due mondi (nei propri ambiti) totalmente opposti e differenti per forma, sostanza, efficienza ed efficacia proposta ai cittadini residenti ed in particolare ai turisti.

Eppure, sappiamo per certo che una realtà come quella di Salerno non può e non deve rinunciare alla legittima ambizione di diventare una realtà vivibile e turisticamente appetibile. Lo sanno per certo i vari investitori/imprenditori, che stanno continuando a far versare lacrime e cemento ai nostri piani urbanistici, garantendo – in ogni area potenzialmente interessante per la costruzione di un polo sportivo, fieristico o aggregativo – la nascita, crescita (con annessa balbuzie in fase di esecuzione dei lavori) e infine la stasi di nuove aree residenziali che verosimilmente risolveranno i problemi della nostra città in termini di sviluppo (e non si dica che il sarcasmo non ci appartiene).

Lo sanno per certo i vari proprietari delle abitazioni che non siano “prima casa”, sempre più avvezzi alla creazione di b&b o, peggio mi sento, all’affitto selvaggio con costi quasi improponibili di stanze e/o posti letto a studenti fuori sede (attenzione particolare per gli Erasmus, ovviamente).

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Lo sanno per certo i tanti gestori di locali commerciali di vario tipo e genere che hanno a disposizione i dehors per allettare il pubblico a recarsi in loco: entro breve anche le Poste Italiane e alcune banche potranno far fare la fila alla clientela restando comodamente seduti all’esterno della struttura. Per le chiese ci stiamo attrezzando, ma ormai fa freddo quindi se ne riparlerà con il “rifiorir dei prati”.

A proposito di prati, lo sanno per certo i residenti nei dintorni dei parchi cittadini: la risaia del Parco Mercatello, per cui fortunatamente si è pensato a una vera e propria azione di rimessa a nuovo, a breve avrebbe potuto lanciare sul mercato un nuovo brand, poiché “il riso buono e bello si fa solo a Mercatello”. Parco Pinocchio, con il burattino di Collodi sempre meno “abbronzato”, strizza l’occhio al progetto risaia e incrocia le dita affinché il fiume Irno non si innesti nella trattativa, restandosene ben nascosto nelle sterpaglie mai rimosse. In tal senso, solidarietà al fiume Irno arriva anche dalle altre sedi distaccate dell’Amazzonia presenti a Canalone e via Monti.

Lo sanno per certo i tanti professionisti dell’attacchinaggio selvaggio, impegnati nella rivalorizzazione dei muri di diversi palazzi e dei tabelloni di ultimissima generazione forniti dal settore Pubblica Affissione del Comune di Salerno sempre con il medesimo impegno: rendere illeggibili i manifesti altrui e procedere all’affissione selvaggia in aree non adeguate.

Lo sanno per certo i tanti ragazzi delle scuole salernitane che, per non far indispettire la propria maestra o professoressa di scienze prima e di chimica poi, hanno voluto fortemente che nelle immediate vicinanze delle loro abitazioni si potessero creare i presupposti per la nascita di nuovi ecosistemi, auspicando anche la possibilità che emergano sensazionali scoperte di nuove specie animali frutto dell’attento sparpagliarsi ed impilarsi di rifiuti solidi urbani, organici e inorganici. Finora nessuna scoperta rilevante, ma i ricercatori assicurano: in città, dopo un numero così ingente di tentativi dinanzi a un così grande ammasso di rifiuti presente dinanzi a quasi tutti i condomini, potranno arrivare scoperte strabilianti. Per questo si è provveduto ad intensificare le attività di rilievo tecnico-scientifico, garantendo anche adeguata mancanza di manutenzione nelle caditoie cittadine, che altrimenti potrebbero accogliere acqua piovana e ridurre i fenomeni di allagamento che coinvolgono quasi tutta la città.

Lo sanno i tantissimi tifosi della Salernitana che, alle porte dello stadio Arechi, si ritrovano a pagare il parcheggio due volte: la prima a Salerno Mobilità e la seconda al parcheggiatore abusivo, legittimato dalle forze dell’ordine presenti a pochi metri di distanza (tutte, dalla Polizia Municipale alla Folgore, a momenti) che provvedono ad assicurarsi che non ci siano episodi di disordine pubblico. La questua, tifose e tifosi, va pagata. Più che altro per abituarvi a fare lo stesso in città, tanto che a breve si ritornerà a discutere del versamento della simbolica cifra di “un fiorino” quando si va in centro, non senza aver risposto alle domande di rito: “Chi siete?”, “Cosa portate?”, “Sì, ma quanti siete?”.

Lo sanno i tantissimi amici che allenano le sospensioni delle proprie auto a ritmo di tango o bachata, dopo essersi lasciati avvolgere dal quel misto di saliscendi e strade “macchiate” dalla posa di altro catrame su una strada già in dislivello (creando ulteriore dislivello in caso di presenza di tombini) che proprio non può evitare che il ritmo latino-americano, nelle sue diverse forme in base ai gusti del cittadino o del turista, si fiondi in ogni autovettura. Per il momento parte del problema è stato già risolto: stando sugli autobus il corso di ballo non si verifica, per evitare che si disturbino i passeggeri. Non foss’altro perché gli autobus, in verità, passano davvero poco. Ma per i più temerari bastano due auricolari e una buona playlist musicale. Lo sanno in tanti, insomma, e tanti altri non sono stati citati per potergli rendere giustizia nelle prossime pagine delle prossime uscite del settimanale. “Eppur (non) si muove”.

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