Samburu Smile, un futuro grazie a un pallone

di Erika Noschese

«I missionari sono coloro che lasciano tutto per trasferirsi altrove e dedicare la loro vita al prossimo. Io non posso definirmi missionario perché è come se vivessi una doppia vita: una in Italia e una in Kenya».

Inizia così il racconto di Sergio Mazza, ex giocatore di serie B e ora allenatore di basket giovanile e promotore del progetto Samburu Smile, che si divide tra l’Italia ed il Kenya, grazie alla passione per questo sport che, in qualche modo, gli ha cambiato la vita.

Non ama definirsi un missionario perché «non posso mollare tutto e trasferirmi in Africa – dice – Di cosa vivrei? Non mi piace dipendere dagli altri, voglio essere indipendente». La sua “seconda vita” ha inizio nel 2011 quando un amico salernitano lo invita ad andare in Kenya per aiutare un missionario colombiano. «E’ stata un’avventura, non sapevo bene cosa andavo a fare, così ho comprato qualche pallone da basket a Nairobi». Così, si trasferisce nella regione di Samburu, a circa 10 ore dalla capitale, e comincia la sua breve esperienza.

Al suo ritorno, tutto ha una luce diversa, anche grazie alle fotografie, e, così, decide di ripetere quell’esperienza, in maniera più organizzata ma il lavoro lo costringe a rimandare il viaggio. Nel 2013, zaino in spalla, decide di rimettersi in viaggio: luglio e agosto – a partire da quell’anno – sono interamente dedicati al Kenya, ai bambini e allo sport, cercando di strutturare un progetto che avesse senso, per dare ai bambini qualcosa di concreto.

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Un progetto che cresce man mano e si trasforma. All’inizio, il suo tempo in quella terra così lontana era dedicato ai bambini ma – dice – «mi sono reso conto che quando tornavo in Italia ai ragazzi restava ben poco perché mancano persone competenti per praticare attività sportive». Sergio Mazza decide, così, di formare allenatori sul territorio locale per praticare attività sportiva durante tutto l’anno, attrezzando campi e strutture – dal momento che non ci sono palestre ed anche costruire un canestro diventa un’impresa, in quanto manca la materia prima – consentendo, così, ai bambini di guadagnare, attraverso lo sport, borse di studio.

Ed è proprio Sergio Mazza a concedere alcune borse di studio, con la sua onlus Samburu Smile, finanziando personalmente l’istruzione di alcuni studenti meritevoli mentre un’altra parte è finanziata direttamente dalle loro scuole superiori. «Il Kenya è un paese di contraddizioni – racconta ancora l’allenatore – La maggior parte degli italiani ha in mente la costa, bellissima, ma la zona dove vado io è molto diversa: savana piena, contatto diretto con gli animali e per nulla con il turismo».

Sergio, in Kenya, trascorre i due mesi estivi a Samburu, con una tribù legata alle tradizioni, tramandate oralmente, e con un’organizzazione complessa: sono raggruppati in clan, è ammessa la poligamia ma è in atto la conversione al cristianesimo, anche grazie alla cospicua presenza di preti cattolici. «Il mio Kenya è fatto di persone semplici, di tanti sorrisi da parte dei bambini».

E sono proprio i sorrisi di questi piccoli atleti la miglior ricompensa per Sergio che ha portato la sua passione per lo sport, e per il basket in particolare, in una terra così lontana.

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