Le lotte di Francesco Napoli per i diritti

di Erika Noschese

Una vita spesa per i diritti degli altri. Francesco Napoli, da sempre, si batte per le persone omosessuali affinché non siano calpestate da una società che, sempre più spesso, tende ad emarginare “il diverso”.

Presidente dell’Arcigay Salerno dal novembre 2017, Francesco ha deciso di dedicarsi interamente al mondo del sociale, a 360 gradi. «Per una persona omosessuale, credo sia difficile vivere un po’ dovunque – ha raccontato Napoli – Il maschilismo, il patriarcato, il familismo, il binarismo dei generi, non hanno confini, purtroppo. Ci sono, chiaramente, contesti più semplici e contesti più critici».

Ed è qui che tenta di spezzare una lancia a favore della sua città, pur riconoscendole i dovuti limiti, perché «Salerno è sempre stata una città accogliente e solidale, poco interessata a queste questioni e più incline al pettegolezzo, a girarsi dall’altro lato. Non credo che ci sia una cultura diffusa delle uguaglianze bensì esiste un evitare il tema, un borghese velo di omertà, nel bene come nel male».

A fare il suo, come facilmente prevedibile, anche il contesto familiare in cui il tema delle sessualità e degli orientamenti sessuali è vissuto sempre più con accoglienza e riconoscimento: «Questo è importante anche grazie al lavoro nelle scuole – ha spiegato ancora il presidente dell’Arcigay Salerno – Spesso ci troviamo infatti ad ascoltare linguaggi che, nelle intenzioni, magari non vogliono essere discriminanti ma che nei fatti lo diventano, come ad esempio “poverino…”, “meglio questo che una malattia…”, “pazienza…”, cose di questo tipo. Poi ci sono le offese esplicite; così come ci sono i linguaggi dei media che spesso non aiutano una cultura delle uguaglianze. Salerno non è più difficile di altre città, ma certamente non è un’isola felice. Seguiamo e conosciamo molte situazioni di violenza domestica e di bullismo nei confronti di ragazze e ragazzi omosessuali, sia a Salerno città che in provincia».

Da presidente del comitato territoriale “Marcella Di Folco” e da psicoterapeuta, Napoli ha avuto modo di incontrare tanti giovani vittima di violenze e di omofobia. «Ci sono casi sicuramente più eclatanti che spesso riguardano la violenza fisica, l’essere cacciati di casa o segregati tra le mura domestiche. Ma ci sono casi anche più sottili, d’indifferenza familiare, di mancate attenzioni da parte dei genitori nei confronti di figlie e figli omosessuali. L’indifferenza credo che passi più inosservata ma che faccia altrettanto male. Il non essere amati, visti, riconosciuti, è davvero importante. Pensiamo a una giovane o un giovane omosessuale, magari isolato dal gruppo o dalla classe, isolato in famiglia, dai fratelli come dai genitori: ecco, allora si comprenderà che l’aspetto più drammatico dell’omofobia è quel silenzio strisciante e subdolo che spesso non viene riconosciuto, se non con fatica, nemmeno dalle vittime le quali, di contro, aggiungono il proprio senso di colpa e di vergogna a questa condizione già così gravosa emotivamente. Il risultato è la deriva in vere e proprie patologie: ansia, depressione, attacchi di panico. Deve essere chiaro, però, che la patologia vera è l’omofobia. Dico sempre alle ragazze e ai ragazzi che incontro di avere ben chiaro, pur nel dolore, che loro sono le vittime e che non devono vergognarsi di nulla ma avere il coraggio di denunciare e di farsi accompagnare», ha poi aggiunto Francesco Napoli che si appresta a prendere parte al XVI congresso Nazionale di Arcigay.

Ma quali sono le iniziative che Arcigay intende mettere in campo? «A novembre vivremo un momento importante di democrazia della nostra associazione nazionale. Si confronteranno tra loro due mozioni alternative ma certamente non in contrasto con le finalità della più grande associazione lgbti+ italiana. Il nostro comitato territoriale è chiamato a eleggere i propri delegati e a proporre il proprio rappresentante al consiglio nazionale, ad aprire un dibattito interno e presentare proposte, mozioni, emendamenti che porteremo poi al Congresso Nazionale di Torino».

Napoli si prepara al congresso nazionale con le idee chiare in merito alla direzione nella quale andare e a cosa fare: «Abbiamo sicuramente la priorità di difendere con i denti i diritti acquisti, le unioni civili innanzitutto. Così come abbiamo il dovere e il diritto di costruire alleanze ampie e intersezionali con tutte quelle forze sociali disponibili a contrastare questo vento politico che ci spinge violentemente verso fascismi, razzismi e derive disumanitarie. Dobbiamo essere accanto alle donne nelle loro battaglie a difesa dell’aborto e della loro dignità sul lavoro, nella vita affettiva, nella vita sociale. Dobbiamo essere accanto ai migranti, agli emarginati, alle persone con fragilità, non solo lgbti+. Da quando sono presidente e da quando abbiamo lanciato il Pride del 2018, ho sempre fatto mia la necessità di connettere le lotte e, in parte, a Salerno siamo riusciti a farlo grazie a molte amiche e amici, compagne e compagni di viaggio. Dobbiamo continuare su questa strada. Una strada che non è solo di movimento, ma di confronto e di lavoro politico. Non ci possiamo accontentare della protesta, dobbiamo costruire percorsi. Per fare questo ci vogliono strumenti, competenze e pazienza. Credo che anche l’associazione nazionale debba guardare a queste esigenze. La mozione che io sostengo, “Libertà senza confini”, credo guardi a questi percorsi».

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