Logarzo: «La sfida del ’96 contro il Verona cambiò la storia»

di Matteo Maiorano

Nel campionato 1995-1996 la Salernitana sfiorò la promozione in A. Decisiva fu la sfida dell’Arechi tra Salernitana e Verona: con la sconfitta i granata compromisero irrimediabilmente il loro cammino verso la massima serie.

Posto fisso da titolare, Pasquale Logarzo spiega caratteristiche e limiti di una delle squadre più forte della storia granata.

Chi sondò la sua disponibilità per venire a giocare a Salerno?

«Mi telefonarono sia Giuseppe Cannella, allora direttore sportivo, che Aniello Aliberti, all’epoca presidente. Provenivo dal Siracusa, in quel momento ero svincolato ed avevo molte richieste, tra cui quella della Reggina. Appena ho saputo dell’interessamento nei miei confronti ho subito detto di “sì”, non mi importavano le altre squadre. Vestire il granata era il mio sogno. L’obiettivo, a Salerno, era di fare un campionato importante. Per me che abito nel Cilento rappresentava un ritorno a casa. Peccato sia durato poco».

Che campionato di serie B fu, per lei e per la squadra, quello ’95/’96?

«Sono partito come seconda linea e piano piano mi sono ritagliato uno spazio importante, guadagnandomi, con sudore e sacrificio, il posto da titolare. Fu una stagione bellissima. Facevo parte di un gruppo incredibile che per una manciata di punti non raggiunse la promozione in A. I nostri sogni andarono in fumo all’ultima giornata a Pescara, dove non riuscimmo a vincere. Per 45 minuti, all’Adriatico, assaggiammo la promozione. Ricordo con affetto i 10mila tifosi che ci accompagnarono per quella trasferta».

Qual era il segreto di quel gruppo?

«Eravamo una squadra dentro e fuori dal campo. Praticamente stavamo sempre insieme. Questo era fondamentale per i risultati. Durante gli allenamenti si lavorava sodo, ma c’erano anche i momenti scherzosi. Grimaudo ci rendeva leggere le sedute settimanali, si rideva anche per alleggerire i carichi. La cosa che mi sorprese era che il gruppo era nuovo, la maggior parte di noi si conobbe quell’anno».

Per la promozione forse qualcosa si è perso nell’arco della stagione…

«In alcune partite o negli scontri diretti potevamo dare di più, siamo venuti meno nei momenti clou del campionato. Ricordo la sfida in casa contro il Verona. Una sconfitta rovinosa che ha inevitabilmente condizionato il nostro cammino».

Cosa accadde in quella partita?

«Perdemmo 2-1. Mancavano poche partite, magari vincendo quella la storia sarebbe stata inevitabilmente diversa. Sbagliammo un rigore incredibile con Pisano. Io ero rigorista ma decidemmo che l’avrebbe calciato lui. Mi tolse la palla dalle mani. Pisano rientrava dall’infortunio quindi lo batté lui. Voleva ritornare al gol ma purtroppo lo sbagliò. Non parlammo dell’episodio, sono cose che capitano nel calcio».

Che tipo di allenatore era Franco Colomba?

«Era alla sua prima esperienza in serie B. Allenatore preparato e tatticamente incredibile. Preparava molto bene le partite. Si vedeva che era un allenatore che avrebbe fatto la sua strada».

Segue ancora la Salernitana?

«Ovviamente sì. Quando ci giochi, il granata ti resta addosso. Non puoi fare a meno di seguirla. Il mercato mi è sembrato positivo, l’inizio è incoraggiante. In prima battuta ha un po’ stentato, ma ci sono basi e condizioni per tornare in alto».

Adesso la Salernitana è nelle mani di Lotito e Mezzaroma…

«Bisogna dire grazie ai due patron. Hanno preso la Salernitana dalle macerie e l’hanno portata dov’è adesso. In B la squadra non sta, inoltre, facendo la comparsa. Spero che la società comprenda che a Salerno anche la cadetteria va stretta. Per come vivono i tifosi la squadra, non solo il sabato o la domenica, per l’affluenza allo stadio, per la tradizione, la torcida granata merita di ambire alla A. Mi ricordo che dal lunedì alla domenica si parlava solo ed esclusivamente della Salernitana. Mi auguro che i presidenti facciano di tutto per riportare il cavalluccio dove merita».

Pronostico per la sfida della Scida tra Crotone e Salernitana?

«E’ una partita molto tosta. Ho visto il Crotone, i calabresi praticano un buon calcio. Una squadra molto fisica e dinamica. Il match sarà un test molto probante per capire fino a dove può spingersi la Salernitana. Per capire realmente dove può arrivare la rosa di Colantuono».

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