Hilarry Sedu, obiettivo “Ius culturae”: «Razze? Siamo tutti uguali»

di Erika Noschese

Ha un rapporto viscerale con la città di Salerno. È il luogo in cui ha trascorso la sua adolescenza, i momenti spensierati e felici della sua vita. Hilarry Sedu, giovane avvocato, è arrivato in Italia all’età di un anno ed è, a tutti gli effetti, italiano. «I miei genitori hanno lasciato la Nigeria per raggiungere il Belpaese quando avevo solo un anno. Sono italiano a tutti gli effetti», racconta Hilarry.

Salerno gli ha dato una grande opportunità: muovere i primi passi nel mondo del calcio. Per tanto tempo, infatti, è stato uno dei protagonisti della squadra giovanile della Salernitana. Chiusa la parentesi sportiva, si è trasferito a Napoli dove si è laureato in giurisprudenza all’università Federico II.

Oggi, pratica la professione di avvocato e, con il foro degli avvocati di Napoli, sta scrivendo una pagina di storia, forse tra le più importanti in Italia. L’antirazzismo in ogni sua forma è il suo cavallo di battaglia, così come, tra le sue priorità, c’è quella di combattere al fianco di chi non ha avuto la sua stessa fortuna e i suoi stessi mezzi, provando a spazzare via ingiustizie e discriminazioni. «Mi occupo principalmente di immigrazione. Il razzismo nel settore dell’avvocatura non c’è e non esiste – racconta Hilarry – Devo ringraziare il foro e l’ordine degli avvocati di Napoli che, quasi all’unanimità, mi hanno votato ed eletto componente del Comitato Pari opportunità dell’ordine professionale provinciale». Un’occasione importante per il giovane legale che spera in un posto di consigliere all’interno dell’ordine degli avvocati di Napoli: «Il foro napoletano è forse l’unico in Italia che, ad oggi, può dire di candidare un giovane avvocato di colore. Sta facendo la storia».

Nonostante i suoi successi in terra partenopea, Hilarry Sedu non dimentica la città che lo ha visto crescere, Salerno, con la quale sottolinea di avere un legame viscerale, tornandoci spesso non solo per lavoro ma anche per i tanti amici che gli vogliono bene e lo rispettano. Tante le battaglie che hanno visto e vedono Hilarry impegnato in prima persona: tra queste, forse la più importante è quella che lo vede promotore dello “ius culturae”. «La battaglia che storicamente porto avanti è quella della modifica della legge sulla cittadinanza. Sono il promotore dello “ius culturae”: l’identità italiana basata sulla scorta di studi e formazione nelle scuole pubbliche nazionali».

Un ragazzo sicuramente dalle idee chiare e pronto a sostenere chi non ha avuto la sua stessa fortuna una volta giunto nel Belpaese, perché lui, come ha più volte voluto sottolineare, non è mai stato vittima di episodi di razzismo. «Per chi come me in Italia ci è cresciuto, ci ha sempre vissuto, e si è formato scolasticamente soltanto qui, non ci sono politiche integratorie da poter attuare: io sono italiano come tutti gli altri italiani, solo con una pigmentazione diversa. Quindi, le difficoltà che riscontro io sono le stesse che riscontrano tutti gli altri italiani “classici”, autoctoni. Se s’intendono discriminazioni di etnia, io non ne ho subita alcuna, vuoi per la mia personalità, vuoi per diversi fattori ed elementi. Però, se non ne ho subite in prima persona, non vuol dire che non esistano. Anzi». L’avvocato è sempre in prima linea proprio contro tutti gli atti di razzismo e discriminazione nei confronti di chi ha una pelle diversa. Sedu, tra le altre cose, è il difensore di Jerry, ghanese di 29 anni, brutalmente aggredito a bordo di un autobus, nel napoletano, mentre tornava dal lavoro. Un uomo, senza alcun motivo, lo ha colpito alle spalle, sferrandogli un pugno e facendolo cadere. Oggi, Jerry, porta con sé le conseguenze di quel pestaggio: ha mani e piedi completamente paralizzati ed è costretto a muoversi con una sedia a rotelle. Ad assisterlo legalmente è proprio il giovane Hilarry Sedu che, invitando ad ascoltare il racconto che il 29enne ghanese ha fatto a Fanpage, ha commentato: «Osservate bene la sua paralisi. Potrete tristemente avere certezza del male che alberga in coloro che nel 2018 fanno ancora distinzione tra noi, clandestini e stranieri regolari. Dimenticandosi che siamo tutti uomini e le razze non esistono».

Tra le altre cose, solo poche settimane fa, Sedu si è rivolto al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca in merito alla vicenda del ragazzo nigeriano fermato dinanzi ad un supermercato cittadino qualche settimana fa: «Ho vissuto la mia adolescenza a Salerno perché ho mosso i primi calci nel settore giovanile della Salernitana e ho potuto vedere la trasformazione e la miglioria che la sua amministrazione ha portato alla città – ha spiegato l’avvocato – Mi chiedo: se è la legalità che lui voleva far rispettare – e mi sembra giustissimo – allora perché non bracca anche uno dei ragazzi delle baby gang di Scampia o qualche camorrista e non solo l’immigrato? Evidentemente, perché l’immigrato non parla bene l’italiano e difficilmente si potrà difendere nelle sedi opportune».

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