Ciro Ginestra: «Mercato funzionale al progetto. Su Djuric dico che…»

di Matteo Maiorano
«Due anni e mezzo intensi, Salerno è una piazza calorosa e incredibile». Sintetizzare l’avventura con la maglia granata per chi, come Ciro Ginestra, ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, è impossibile in poche righe. Difficile farlo per chi, come il “9” di Pozzuoli, ha letteralmente trascinato con 23 reti in 59 partite la Salernitana negli anni più bui. L’ex attaccante di Venezia e Salernitana ha lanciato importanti spunti di riflessione, ripercorrendo alcune delle tappe più importanti della sua carriera.
Chi le ha dato il soprannome di “Cobra”?
«La domanda mi riporta indietro di 20 anni. Ero ragazzino, giocavo per il Venezia. Fu Beppe Iachini a darmi questo nomignolo perché in allenamento ero sempre lì, in area, a cercare di far gol, a mordere la palla».
A Venezia ha ha iniziato la sua carriera…
«In laguna ho trascorso gli anni più belli da calciatore. Provenivo dal Pozzuoli, il Venezia ha rappresentato un trampolino di lancio importante. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili. Ho esordito in prima squadra a 17 anni, vincendo il campionato di serie B. Lì ho conosciuto pezzi da novanta del calcio: Spalletti, Zamparini, Marotta. Ho avuto la fortuna di giocare sotto i dettami tecnici di Novellino, che mi fece giocare 10 partite l’anno della promozione. Era un tecnico che credeva molto in me. Ho ricordi bellissimi della città e della piazza».
Chi sondò la sua disponibilità a vestire il granata?
«Mariotto e Lotito: entrambi mi chiamarono per diversi giorni. Provenivo da una stagione importante al Sorrento, dove avevo vinto anche il titolo di capocannoniere. Mi incontrai a Villa San Sebastiano con Lotito e da lì prese corpo l’avventura in maglia granata. Il patron mi convinse della bontà del progetto. Non ho mai avuto dubbi, il presidente vuole sempre vincere».
Un progetto che si è rivelato vincente…
«Sì, sono stati due anni e mezzo intensi e bellissimi. Abbiamo vinto un campionato di C2, una coppa di categoria, raggiunto i play-off. Pubblico emozionante e caloroso. Lo spogliatoio era molto unito, abbiamo vinto quasi sempre, c’era un bel clima. L’unico rimpianto è essere arrivato in tarda età a vestire questa gloriosa maglia. Mi sarebbe piaciuto giocare all’Arechi con qualche anno in meno. Devo ringraziare la Salernitana che mi ha dato l’opportunità di allenare i giovani e misurarmi con loro, comprendere il mio potenziale sotto questo punto di vista».
Come giudica il mercato fatto in estate?
«Gli acquisti ritengo siano stati tutti azzeccati, calciatori importanti ed utili alla causa. Nessuno sembra lì per caso. Hanno tutti caratteristiche specifiche: Jallow è un velocista, Djuric e Bocalon sono punte che vivono in area di rigore. Milan si sacrifica di più per la squadra, è un combattente. Per segnare, ha bisogno di stare tranquillo. I gol li farà, ma chi si aspetta 20 reti si sbaglia; chi giocherà al suo fianco, invece, ne farà tante. E’ un calciatore che tutte le squadre vorrebbero».
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