L’illusione dei centri commerciali

di Andrea Pellegrino

Non possiamo chiudere gli occhi e far finta di nulla. Lo scriviamo fin dal primo numero, il commercio salernitano è a pezzi. Non è una novità e sicuramente soffre della crisi nazionale ma qui la cura del problema è ancora troppo lontana. In via dei Principati sono più le saracinesche abbassate che quelle tirate su.

E chissà se tra qualche mese quelle aperte resisteranno ancora. Sul Corso Vittorio Emanuele, le grandi catene si sono impossessate di quasi tutti gli spazi esistenti nel mentre l’avanzata cinese prosegue inesorabilmente.

Insomma, una fotografia che preoccupa gli esercenti e quanti investono in questo settore ma che lascia quasi indifferente chi deve tracciare una linea politica e di indirizzo in questa realtà. La soluzione, certo, non possono essere i centri commerciali. Qui non siamo nelle grosse metropoli.

In più, quelli che si affacciano o quelli che sono già presenti, al loro interno, altro non sono che duplicati di attività già esistenti sul corso principale. Basterebbe immedesimarsi in un cliente medio: lo stesso prodotto, della stessa marca e della stessa catena, lo troverà ad oggi in tre esercizi commerciali.

Una massificazione a danno della qualità, della piccola impresa, dell’artigianato e anche dei grandi marchi, completamente scomparsi dall’offerta cittadina. Il fenomeno è visibile e non necessita di chissà quali studi economici: una semplice passeggiata dalla stazione ferroviaria fino a piazza Portanova potrebbe sciogliere ogni dubbio. Certo è che la politica ha la sua responsabilità, che è più accentuata in capo alle organizzazioni di categoria.

Parliamo chiaro: se la politica ha gioco facile è anche perché ha il sostegno di chi dovrebbe supportare e incentivare forme di sviluppo, salvaguardando ogni singola attività commerciale che oltre ad essere principale produttore di reddito (in una realtà dove il maggiore datore di lavoro è il pubblico), è anche centro di occupazione per alcune famiglie o per i giovani.

Invece, si applaudono iniziative pubbliche, anche costose, glissando i veri problemi della categoria. Capita quando la concentrazione di potere è nelle mani di pochi e qui, in alcune circostanze, i posti di comando sono occupati dalle stesse persone, nello stesso momento. Che si punti tutto sui b&b? Può essere una strategia, dai risultati, però, alquanto oscuri.  

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