Ponte del Turriello, da Carlo V all’alluvione del 1954

di Aniello Ragone

Il terribile nubifragio del 25-26 ottobre 1954 causò 318 vittime tra Tramonti e Salerno. Oltre la perdita umana, il “miscuglio” di acqua e fango segnò fortemente i luoghi colpiti, provocando una variazione della loro morfologia e una perdita di alcune antiche strutture. Tra queste si ricorda il Ponte del Turriello a Cava de’ Tirreni. Questo ponticello era l’unica costruzione per giungere nella valle metelliana da Vietri (la Strada Maggiore si inerpicava per i monti). Infatti, prima della creazione della Strada Regia, la Salerno-Cava, passava per Molina, tangeva il monastero di S. Leo, saliva verso Vetranto-Castagneto, giungeva alla cappella delle anime del Purgatorio (distrutta dalla stessa alluvione del 1954), riscendeva nel vallone e, attraverso il suddetto ponticello, giungeva all’odierna Cava de’ Tirreni. L’utilizzo della struttura iniziò a scemare dopo la costruzione dei ponti di Molina e San Francesco iniziati nella seconda metà del XVI secolo per mano di maestranze cavesi.

Il Canonico Andrea Carraturo accenna all’antica struttura che viene meglio definita da Orazio Casaburi. Il parroco, nel suo Raccolta di notizie storico topografiche sull’antica e distrutta città di Marcina del 1829, lo ricorda dicendo: un ponticello che ancor oggi conservasi occultato dall’edera e dall’ortica. Dopo la seconda guerra mondiale, il ponte era ridotto a una insicura fettuccia e venne richiesto l’aiuto del governo per inserirlo nei beni da riattare nel post conflitto.

Non venne incluso perché ritenuto una semplice accorciatoia per raggiungere il capoluogo (questa è una parte della risposta del Camangi, Sottosegretario di Stato, nel 1951) e non una struttura fondamentale. La notte del 25-26 ottobre 1954 venne travolto dall’impeto delle acque.

Lo stesso ponte è legato al passaggio dell’Imperatore Carlo V. L’invitto sovrano, sul cui impero non tramontava mai il sole, il 23 novembre 1535 (22 per il G. Rosso) giunse alla Città della Cava, trionfante dalla vittoria di Tunisi, a cavallo e proprio attraversando quel ponte. Il poeta volgare Nunziante Pagano (Cava de’ Tirreni 1681- Napoli 1756) ricorderà il passaggio di Carlo V scrivendo: Abbascio a chillo Ponte/addò zappa Matteo justo justo/da llà passaje Cesare Augusto.

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