Ciak, si gira: “Memento auditorium semper”

di Vittorio Cicalese

Salerno, Anno Domini 2018. Dopo oltre due anni e mezzo dalla conclusione degli interventi per la sua realizzazione, gli unici suoni che l’Auditorium ha fatto riprodurre sono quelli degli spiriti rievocati in occasione della festa pagana di Halloween e delle festività cristiane di celebrazione dei defunti, creando un’atmosfera sicuramente in linea con questo periodo dell’anno e autoproclamandosi elemento suggestivo per la realizzazione di un corto o lungometraggio che inserirebbe anche la città di Salerno tra i luoghi più intriganti per avventure che cavalcano il reale e l’irreale.

Con questi presupposti, cinematograficamente più che validi considerando che le “case dei fantasmi” sono spesso inserite in contesti panoramicamente poco allettanti al contrario dell’auditorium che affaccia orgogliosamente sul golfo di Salerno, potremmo provare a giustificare quella che ad oggi sembra una mancata scelta ben più che seria da parte del Comune di Salerno e degli altri Enti pubblici direttamente coinvolti nella vicenda. Dunque, l’auditorium non sarebbe più uno spazio pubblico per consentire alla cittadinanza di vivere momenti culturali ad ampio margine, ma uno spazio evolutivo per lo sviluppo di alcuni generi cinematografici.

“Nulla quaestio”: così facendo, il caso è risolto. Le sedute presenti all’interno delle tre sale della struttura, troppo piccole per permettere agli adulti di sedersi in modo comodo, sarebbero, in verità, facilmente adattabili a contesti quali “finto teatro” o “finto cinema” o “finta sala congressi” per consentire ai registi – che si sa, sono sempre più maniacali nella ricerca di elementi che possano coniugare sia l’ampiezza degli spazi da riprendere sia la bellezza dei luoghi che ospitano i set cinematografici, non più riproducibili soltanto grazie a giochi grafici di alto livello – di spaziare nella realizzazione di thriller, horror movie o film fantasy in cui un ipotetico Godzilla non si manifesta più a Tokyo o alle Hawaii ma a Salerno, invadendo gli spazi del centro cittadino fino all’auditorium, che nel nuovo film diventerebbe una sala cinematografica dismessa che alcuni scienziati utilizzano per visualizzare filmati inediti di Godzilla mentre difende la Terra (e in questo caso Salerno) dall’invasione di nuove tipologie di mostri epici che minerebbero l’armonia del nostro pianeta.

La sala registrazioni, con tecnologie ferme e chiuse – si spera ermeticamente, con annessa speranza che non sia stato gettato lo “scontrino fiscale” valevole come garanzia per pezzi mai utilizzati, rivendibili così sui classici siti di compravendita come “pari al nuovo” – potrebbe diventare, in questo caso, una sala di doppiaggio. Non a caso, infatti, il doppiaggio è tornato a essere un elemento di incredibile orgoglio per il nostro Paese e i doppiatori italiani hanno da sempre ricevuto riconoscimenti per la qualità nell’esecuzione del dubbing. Resta da stabilire soltanto un eventuale contributo dato dalle due strutture adiacenti all’auditorium, oltre al conservatorio “Martucci” che potrebbe essere ingaggiato per la realizzazione delle colonne sonore dei film: il monastero di San Nicola della Palma, nato nel 1060 e rimesso a nuovo dal Comune di Salerno dopo i danni subìti dall’alluvione del 1954 e dal terremoto del 1980 e attuale sede dell’Istituto Europeo di Ricerche Biomediche di Salerno più comunemente conosciuto come Ebris, ed il Convento di San Lorenzo al Monte, fondato nel 976 e attuale sede dell’Archivio storico comunale, potrebbero essere parte attiva di nuove serie televisive di rievocazione storica o, perché no, un remake de “Il nome della rosa”. I presupposti sembrano, dunque, più che interessanti per consentire all’auditorium di avere una collocazione di incredibile fascino in ambito cinematografico.

Eppure, strano a dirsi, c’è chi non la pensa così. In tanti pensano ancora, “indegnamente”, che l’auditorium possa e debba essere uno spazio a disposizione del conservatorio “Martucci” per consentire la formazione dei suoi iscritti con ancora maggior cura dei dettagli, con sempre più ampio raggio d’azione per l’organizzazione e realizzazione di concerti o momenti formativi aperti al pubblico che consentirebbero agli studenti di approcciare ad un pubblico sempre più bramoso di momenti di cultura e di aggregazione che coinvolgano gli artisti di oggi e domani. Una struttura costata 10 milioni di euro, chiamata auditorium ma inadatta a tante attività partendo dal ridotto spazio del “palco”, passando per i piccolissimi spazi utilizzabili come “camerini” e culminando nelle sedute che prevedrebbero la partecipazione esclusiva di ragazzi e ragazze di età pari o inferiore agli 8 anni, sarebbe ormai “pronta” per l’inaugurazione.

La gestione sarebbe affidata al teatro Verdi, che collaborerebbe attivamente con le altre strutture di formazione musicale del territorio (licei musicali e conservatorio) al fine di garantire un equo utilizzo degli spazi da parte di chiunque. Partendo dal teatro Verdi, ovviamente, che si ritiene possa essere l’unico ente in grado di sostenere i costi di gestione dell’auditorium.

Non si è dato il minimo spazio all’ipotesi che si potesse creare una cooperativa, una fondazione, una società che comprendesse tutti gli attori e che non desse la possibilità a uno di “mostrarsi aperto e disponibile al dialogo” con gli altri enti per la realizzazione di un programma di gestione e proposte attuabili e spalmabili sui 365 giorni dell’anno, giusto per dirne una.

Non si è pensato minimamente all’ipotesi che il conservatorio, essendo l’unico ente di alta formazione presente sul territorio comunale di Salerno, potesse e dovesse essere protagonista assoluto della gestione dell’auditorium e della programmazione delle attività interne ad esso. Non si è pensato minimamente all’ipotesi che in un auditorium si potesse produrre anche attività orchestrale, ed il palco a misura di cover band ne dimostra la poca lungimiranza.

Non si è pensato all’ipotesi che si potessero e si dovessero produrre masterclass ed eventi musicali di alto livello, aperti al pubblico, che necessiterebbero infatti di una stretta sull’argomento parcheggio che tiene banco da fin troppi mesi in un’area ricordata dalla polizia municipale per infliggere sanzioni amministrative o effettuare rimozioni forzate ai danni di chi posiziona l’auto alla meno peggio sulle strade che contornano il conservatorio ma molto meno controllata quando si registrano, a cadenza ben più che regolare, atti vandalici ai danni delle automobili parcheggiate in zona.

Eppure, quando la battaglia è giusta bisogna continuare a lottare incessantemente: “memento audere semper”, scrisse D’Annunzio parlando di una motobarca della Regia Marina; “memento auditorium semper”, urla il conservatorio parlando di un diritto ancora paradossalmente non acquisito.

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