Dirigenti comunali, i Re Mida di Salerno

di Marta Naddei

I “paperoni” che non ti aspetti e che fanno invidia ai loro colleghi di Comuni più grandi e più complessi da gestire. Le dita, da sempre e soprattutto negli ultimi anni, sono puntate contro i politici, ebbri dei propri faraonici stipendi. Eppure, al Comune di Salerno, le cose sono un po’ diverse: così mentre assessori e consiglieri comunali, nell’arco degli ultimi 48 mesi, hanno assistito alla decurtazione degli emolumenti e del valore dei gettoni di presenza, i dirigenti comunali non possono far altro che sorridere e il perché è ben presto spiegato: 16 milioni 358mila e 747 euro. È questa la somma che – dal 2010 al 2016 – il Municipio ha impiegato per il pagamento del suo “battaglione” di alti funzionari, molto spesso in numero eccessivo rispetto al reale fabbisogno.

Perché solo fino al 2016? Semplice: perché il sito del Comune di Salerno non riporta alcun tipo di aggiornamento inerente alle retribuzioni dei dirigenti per l’anno 2017. Sì, anche se mancano due mesi alla fine del 2018. E no, non è un fermo generale, perché l’aggiornamento del sito va avanti tranquillamente (tanto che sono presenti non solo le dichiarazioni d’insussistenza di incompatibilità proprio relative a quell’anno ma anche gli aggiornamenti dei curriculum vitae dei funzionari). Insomma, nella sezione “amministrazione trasparente”, la trasparenza c’è fino a un certo punto.

I numeri. Una media di circa due milioni annui (2010 – € 2.385.111; 2011 – € 2.463.076; 2012 – € 2.138.483; 2013 – € 2.214.877; 2014 – € 2.841.876; 2015 – € 2.258.436; 2016 – € 2.056.888) per coloro che, in buona sostanza, hanno nelle proprie mani tutta la vita della macchina amministrativa salernitana. Compensi – lordi – che raramente sono finiti al di sotto della soglia dei 50mila euro e che, in taluni casi, hanno ampiamente abbattuto il tetto dei 100mila: una condizione economica, quella dei dirigenti comunali di Salerno, simile – se non addirittura migliore – a quella dei colleghi del Comune di Napoli, i cui emolumenti viaggiano sullo stesso binario. Indubbiamente, si tratta delle figure che – di fatto – assumono sulle proprie spalle le responsabilità maggiori, apponendo le proprie firme sulla gran parte degli atti operativi cruciali per la città di Salerno. Non di rado, infatti, i nomi di alcuni dei principali dirigenti comunali di Salerno sono finiti in fascicoli di inchiesta, aperti dalla Procura della Repubblica, e, in più di una occasione, sono stati anche “utilizzati” come capri espiatori di situazioni complesse. Negli ultimi anni, infatti, pare che, negli uffici di Palazzo di Città, i funzionari siano più restii a farsi carico di fardelli amministrativi troppo scottanti. Responsabilità, le loro, a cui corrispondono, dunque, compensi di tutto rispetto, risultanti dal computo di stipendio tabellare, indennità di posizione e premio di risultato, oltre ad altre voci minori.

La carenza di personale, i disservizi e gli scioperi. Una cortina di ferro, però, ha sempre separato – come se ci si trovasse in un’azienda – la pattuglia dirigenziale dal resto dei dipendenti comunali, circa l’80% del totale. Nel corso degli ultimi anni, infatti, a causa dei tagli ai trasferimenti nazionali e alle ristrettezze congenite delle finanze municipali, diverse sono state le azioni di intervento volte a mettere in atto una politica di austerità che consentisse di tamponare le emorragie di danaro e di rientrare nei costi. Operazioni che hanno interessato, però, solo una parte dei lavoratori del Comune di Salerno. No, non quella dei dirigenti. I dipendenti di Palazzo Guerra e di tutte le sedi distaccate ebbero a convivere con una decurtazione del 40% del salario accessorio mentre i “pochi eletti” ricevettero i premi di produzione nella loro interezza. A fare da corollario all’aspetto squisitamente economico, ci sono state le questioni più tecniche ed afferenti alla sfera del funzionamento della macchina comunale, come la sostituzione di alcuni dirigenti posti in quiescenza con altre figure dirigenziali, a fronte di una carenza di personale in settori strategici della macchina comunale quali anagrafe e polizia municipale (il corpo, da diverso tempo, fai conti con mancanze di risorse umane ed economiche che danneggiano il servizio alla cittadinanza). Un mix esplosivo che ha fatto sì che l’anima della Casa del cittadino, i suoi dipendenti, si riversasse in piazza in alcuni scioperi che hanno riempito piazza Amendola.

Il caso Ciaraldi. A scuotere i corridoi del palazzo di via Roma, nel 2015, è stato il caso passato alle cronache come quello del “dirigente senza laurea”. Undici anni ai vertici del Comune di Salerno con un titolo di studio in ingegneria elettronica – attestato solo da un’autocertificazione – (conseguito solo sulla carta), con tanto di superamento di tre selezioni per ottenere l’apicale posizione. Raffaele Ciaraldi, dal 2004 al 2015, ha ricoperto il ruolo di dirigente dei servizi informatici del Comune, occupandosi anche di “trasparenza, sicurezza e videocontrollo cittadino”. Un controllo, avviato da alcuni uffici comunali, avrebbe svelato gli altarini: alla richiesta, più volte sollecitata, di produrre l’attestazione universitaria non sarebbe mai giunta alcuna risposta da parte dell’interessato. Il passaggio successivo, ovvero la telefonata all’Università La Sapienza di Roma, avrebbe definitivamente confermato i sospetti sul mancato possesso della laurea (documento propedeutico all’affidamento dell’incarico dirigenziale). Più di un decennio in cui Ciaraldi, esattamente come molti dei suoi colleghi, avrebbe guadagnato – in maniera, però, illegittima – una somma di circa un milione di euro. A tal proposito, la Procura della Corte dei Conti ha avviato un procedimento conclusosi con la condanna, nei confronti dell’ex dirigente, a risarcire il Comune di Salerno di 150mila euro con contestuale pignoramento di beni e valori.

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