Cstp, un’opera del teatro dell’assurdo

di Marta Naddei

Si sono incatenati, hanno presidiato uffici provinciali e sedi aziendali, sono rimasti per ore su un’impalcatura, sono scesi in strada per rivendicare i loro diritti. La battaglia per la salvezza del Cstp l’hanno condotta loro: i dipendenti di quella che per oltre 100 anni è stata l’azienda di trasporto pubblica di Salerno e provincia.

Dal primo gennaio del 2017, il Cstp, formalmente, non esiste più: al suo posto c’è Busitalia Campania, società soggetta alla direzione ed al coordinamento di Busitalia-Sita Nord, azienda del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, attiva in Toscana, Veneto e Umbria. Un passaggio giunto dopo un tortuoso cammino, iniziato con la prima vera protesta del marzo 2011. Quel giorno, sotto gli uffici del settore Trasporti della Provincia di Salerno, si riunì un gruppo di conducenti del Cstp: la notizia dei tagli a risorse e chilometri – decisi a livello nazionale e poi “distribuiti” su base regionale e provinciale – era giunta velocemente alle loro orecchie.

Una situazione che, per le maestranze dell’azienda di trasporto pubblico locale salernitana, stava a significare una sola cosa: futuro occupazionale a rischio. I problemi del Cstp, però, erano molto più gravi e con una storia molto più lunga: tanti, troppi, i crediti non soluti da parte degli Enti proprietari dell’azienda. Tutti i Comuni, nessuno escluso, e la Provincia di Salerno avevano, nel corso degli anni, maturato una posizione debitoria consistente, figlia di chilometri percorsi e di corrispettivi mai pagati.

Per provare a salvare l’azienda, le strade percorse furono decine: in primis, la messa in stato di liquidazione nel marzo 2012 e la revoca della decisione nel mese di novembre dello stesso anno. Poi il tentativo di ripianare i debiti e di ricapitalizzare. Un iter che durò ben più di un anno, con i soci che, tra lettere d’intenti, deliberazioni consiliari, versamenti mai effettuati e tentativi di scaricabarile, fecero a gara per ritardare la risoluzione della questione.

Tra vari tira e molla, improbabili manifestazioni di interesse e contratti di servizio che apparivano e scomparivano, fu la volta dei libri in tribunale, dello stato di insolvenza e dell’ingresso in amministrazione straordinaria. Tutte tappe che, neanche a dirlo, sono passate sulle spalle dei dipendenti che, “economiche” vittime sacrificali tra tagli in busta paga, contratti di prossimità e mobilità volontaria, hanno vissuto in prima linea una crisi senza pari, subendo alcune decisioni ma riuscendo anche, con le loro protest, provvedimenti ben peggiori. I

l tutto garantendo anche il servizio agli altri incolpevoli della vicenda (leggasi utenti), nonostante la fatiscenza dei mezzi. Sarebbe impossibile riassumere in maniera esaustiva, in così poco spazio, una vicenda – completamente irrazionale e tipicamente italiana – lunga cinque anni. Questo breve sunto, però, potrebbe essere sufficiente a dare una minima idea di come, a Salerno, si è deciso di gestire la crisi del trasporto pubblico. Ogni ulteriore parola potrebbe essere superflua. 

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