Gli autobus a lezione di geometria da Euclide

di Vittorio Cicalese

In fondo, è semplicemente una questione geometrica. Potremmo definire, infatti, la situazione del trasporto pubblico locale su gomma con particolare attenzione al rapporto (quasi inesistente, nonostante alcuni presupposti) tra pubblico e privato con delle semplici formule che si studiano già alle scuole elementari e si approfondiscono in modo più o meno dettagliato negli step successivi.

Se è vero, dunque, che due rette parallele pur viaggiando vicine non s’incontrano mai, allo stesso modo possiamo definire “geometricamente valido” il percorso delineato dal sistema di trasporto pubblico (per il pubblico, pagato dal pubblico ma gestito da privati) che definisce una situazione a dir poco particolare. La “crisi” del settore è, ovviamente, sotto gli occhi di tutti: non ha senso paragonare un sistema e un’organizzazione del trasporto pubblico tra varie città o tra vari comuni della stessa provincia, così come non ha senso paragonare i chilometri garantiti dalle aziende per il trasporto pubblico su gomma.

Gli ordini di motivi sono palesi: le aziende che gestivano, e gestiscono ancora oggi, buona parte del trasporto pubblico in area urbana, ossia il Cstp prima e Busitalia Campania poi, hanno subìto gli effetti di uno scaricabarile che perdurava da oltre 10 anni e ha visto gli enti pubblici (facenti parte di un consorzio, poi società per azioni, che gestiva il trasporto pubblico) vestire i panni del “signor Pagherò” pur volendo necessariamente che ci fossero determinate garanzie dal consorzio (dall’assunzione dei dipendenti alla copertura chilometrica, nonostante i mancati pagamenti e nonostante l’innalzamento del costo per chilometro cui doveva far fronte lo stesso consorzio di cui, ricordo a me stesso, facevano parte le amministrazioni pubbliche).

Dunque le aziende private, prima ancora che si realizzasse una catastrofe che comunque – presto o tardi – ci sarebbe stata dopo innumerevoli “alert” che si sono susseguiti dal 2008 in poi, si sono mosse per tempo garantendo la copertura di alcune tratte “dimenticate” dal consorzio salernitano e altre poco coperte. Prezzi lievemente più bassi, mezzi sicuramente più confortevoli, possibilità di acquistare il biglietto a bordo (dunque abbattimento del fenomeno “portoghesi”) o di abbonarsi sfruttando anche il sistema “Unico”.

La vera furbizia è stata, dunque, quella di pensare che il servizio pubblico fosse facilmente superabile con poche semplici mosse a portata di cittadino. Il paradosso, e la geometria del caso, viene fuori quando ci si è resi conto (qui, da queste parti, dove è posizionata la scrivania dello scrivente) che la poca copertura chilometrica che si poteva garantire con i soldi dei Comuni che (quasi indegnamente) hanno rispettato gli accordi con la società salernitana versando le quote dovute per coprire i costi, poteva e doveva essere in qualche modo rafforzata da un sistema di trasporto pubblico (seppur gestito da privati) che potesse realizzare “coincidenze” con altri autobus provenienti da tratte coperte verso tratte non coperte (provando ad ipotizzare un percorso pratico, potremmo disegnare una tratta da Salerno a Contursi da far coincidere con i mezzi per raggiungere Santomenna) o anche con i servizi di trasporto pubblico su ferro che muovono i pendolari da e verso altri comuni per motivi di studio o di lavoro (e perché no, ogni tanto anche di piacere).

Paradossale è che il sistema “Unico”, per l’acquisto di titoli di viaggio che permettesse al viaggiatore di utilizzare un solo ticket per coprire la sua tratta con più mezzi, non sia stato minimamente sfruttato per garantire anche la migliore esecuzione delle tabelle orarie e chilometriche in favore della cittadinanza. La conferma ulteriore è stata registrata anche dopo che Busitalia Campania ha “ereditato” gli oneri del Cstp: stesse corse, stessi orari, costi lievemente ritoccati qua e là, nessuna organizzazione sul territorio. A questo punto viene da pensare che il sistema di trasporto pubblico locale – il tpl che nella “p” ha una connotazione ormai totalmente diversa poiché l’unico pubblico che esiste è da intendersi come platea di spettatori che attende per tempi indefiniti l’arrivo di un mezzo di trasporto – non abbia ancora recepito (e siamo “soltanto” nel 2018, quindi c’è tempo) le reali necessità del cittadino, o per meglio dire dell’utente visto che ormai l’individuo, il “pubblico”, è diventato privato anche come se lo si intende come singolo.

Alla geometria “elementare”, qui, si dovrebbe preferire il quinto postulato di Euclide che è ancora oggi al centro dei dibattiti degli studiosi: due rette, prolungate all’infinito e tagliate da un’altra retta, si incontrano dove la somma dei due angoli prodotti è inferiore a due angoli retti. Questa non è geometria, non c’è volontà alcuna di “fare scuola” a nessuno: l’auspicio, e non sarebbe neanche tanto difficile far sì che si realizzasse, è che prima o poi queste due rette (quella del trasporto “pubblico” di Busitalia e quella del trasporto privato che comprende le Ferrovie dello Stato – sì, Busitalia è delle Ferrovie, lo sappiamo – e delle altre aziende di trasporto privato su gomma) si possano incontrare. Così Euclide avrà ragione, ma soprattutto noi avremo un servizio effettivamente pubblico ed efficace.

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