Ha vinto il Pd!

di Alessandro Rizzo

Ha vinto il Pd! È questo ciò che ho sentito la mattina di Ognissanti. Ho cercato di dare una spiegazione a questa affermazione e mi sono venute alle mente le tante zucche svuotate la notte prima.

Sia chiaro, non che potesse dispiacermi l’idea di un colpo di reni nel centrosinistra; a me il dibattito piace. Ma l’affermazione mi suonava strana. E così mi sono ricordato che il giorno prima, il 31 ottobre, si era votato il presidente della Provincia e che era stato eletto Strianese in quota Pd col 70%! Pensate un po’, nel 2018 il Pd al 70%.

Allora, proviamo intanto a ricordare ai cittadini come si elegge il presidente della Provincia. Gli elettori non se ne sono neanche accorti perché con questo sistema ibrido il presidente non lo eleggono più i cittadini ma gli amministratori dei Comuni della provincia ovvero sindaci e consiglieri comunali. Di qui, il primo dato al quale può essere assegnato un peso pari al 70%: tanti sono evidentemente gli amministratori comunali in provincia di Salerno che sentono di appartenere al centrosinistra. Ma questo, a mio sommesso avviso, lungi dal consacrare il Pd a tali percentuali, non fa altro che sottolineare ancor più la sconfitta di marzo scorso. Insomma, riflettiamoci bene, gli amministratori comunali sono per il 70% di centrosinistra e a marzo scorso alle elezioni politiche non sono riusciti a portare il Partito Democratico oltre il 19%.

Qualcosa non torna. Non torna che quegli stessi amministratori non siano riusciti a portare, per esempio, a Roma Piero De Luca, che alla Camera ci è arrivato grazie al proporzionale nel collegio di Caserta. Così come non torna che qualche consigliere comunale la sera stessa del voto abbia chiesto a me indicazioni, non avendone ricevute da alcuno. Segno, questo, che di strada da fare ce n’è se c’è qualcuno che pensa che la partita si giochi soltanto fra i grandi comuni.

È da qui che il Pd dovrebbe ripartire, dal dialogo coi territori, dalla vicinanza con la gente e, per essa, con i consiglieri comunali. La scomparsa del centrosinistra sarebbe drammatica tanto quanto quella del centrodestra. Significherebbe la scomparsa del dialogo, della dialettica, del confronto. Significa dar spazio a chi pensa di dare terra da coltivare a chi farà il terzo figlio. Dimenticando però che la pressione fiscale è divenuta insostenibile ormai anche in agricoltura. Ma questo i politici di oggi mica lo sanno.

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