Il trasporto con le ganasce

di Vittorio Cicalese

“This train don’t stop there anymore”, direbbe sir Elton John. E ne avrebbe tutte le ragioni: perché i “treni”, intesi come opportunità da cogliere al volo per favorire la crescita ed il miglioramento di alcuni servizi essenziali per una società che possa realmente considerarsi civile, difficilmente continueranno a fermarsi a Salerno – intendendo in questo caso l’intera provincia e non solo il comune capoluogo – ancora a lungo.

Il primo dato essenziale riguarda, inevitabilmente, il trasporto pubblico locale su gomma. Parliamo di autobus, elementi essenziali per il trasporto urbano ed extraurbano su un territorio così vasto e soprattutto così variegato nella posizione delle aree abitate sia in città sia in provincia. Correva l’anno 2010 quando il Cstp passava dalle mani di Francesco D’Acunto a quelle di Mario Santocchio. Il dato essenziale per il nostro discorso è che la gestione D’Acunto aveva lasciato il consorzio salernitano del trasporto pubblico con un bilancio in rosso per l’ammontare di quasi un milione di euro, per cui Santocchio si è ritrovato una situazione di debito legata a vari capitoli di spesa che, come certificato dal bilancio consuntivo del consorzio relativo all’anno 2009, avevano comunque già fatto registrare un lieve margine di miglioramento senza dover ricorrere necessariamente alla riduzione di servizi o personale o all’aumento spropositato dei costi dei titoli di viaggio.

Il bilancio del 2013, quando il Cstp è passato ad uno status di commissariamento con l’insediamento del prof. Raimondo Pasquino, era in negativo per oltre 5 milioni di euro. Visto che l’intenzione non è quella di fare un excursus dei vari cambi al vertice del consorzio, attualmente non più esistente poiché i servizi sono attualmente in mano a Busitalia Campania, facente parte del gruppo delle Ferrovie dello Stato italiane, arriviamo al punto: cambi al vertice, messa in stato di liquidazione volontaria dell’ex Cstp, debito inevitabilmente innalzato nonostante il taglio di personale e di chilometri a disposizione dell’utenza – su cui pesa anche il notevole rincaro dei biglietti, di cui parliamo tra un attimo – in favore di un servizio balbettante e in alcune zone praticamente assente.

Cosa è cambiato, quindi? Dall’ultimo conteggio di chilometri offerti dal Cstp a quello attuale di Busitalia, praticamente nulla. Dal 2010 ad oggi, come ben si può immaginare, tutto. Basti pensare che la Regione Campania, principale “pagatore” dei servizi, prima del 2011 spendeva 390 milioni di euro per il trasporto su gomma, passando ai 300 stabiliti dal Dgr 964 del 30 dicembre 2010 e culminando con un ulteriore taglio previsto dal piano di riprogrammazione che ha di fatto dato un ulteriore colpo di grazia ai servizi. Il servizio di trasporto pubblico gestito da Busitalia e Sita Sud è dunque “vivo per miracolo”, nonostante la presenza non sia così palese. Il perché è presto detto: i soldi non ci sono, ed il costo per chilometro di servizi urbani ed extraurbani è più basso rispetto a quelli di Napoli (che, però, ha migliore copertura di costi per il trasporto pubblico su gomma) non consente di gestire adeguatamente tutte le tratte necessarie con orari consoni ai bisogni della potenziale utenza. Esempio pratico: nei giorni festivi di Natale e Capodanno, nel 2010, c’erano 21 bus urbani a disposizione che praticavano orari festivi fino ad un certo orario. Oggi, nei “normali” giorni festivi ce ne sono 8. A Natale, insomma, neanche ci arriviamo poiché i costi da giustificare sono relativi alla navetta per Luci d’Artista.

Passiamo ai biglietti, come promesso: dagli 80 centesimi per 90 minuti di corsa all’attuale 1.10 € per corsa singola se si acquista il biglietto aziendale Busitalia o Sita, altrimenti il costo con Unico Campania è di 1.40 €. Un sovrapprezzo, già soltanto per la corsa singola, che non è giustificato né dalla durata del titolo di viaggio né dal numero di chilometri offerti al territorio, come già detto, ma almeno fa registrare un rinnovato parco mezzi (che in verità è stato prodotto con l’arrivo di Busitalia tramite il passaggio di mezzi da altre parti d’Italia).

Interessante è anche la tabella relativa agli abbonamenti annuali con tariffa agevolata per gli studenti, che lascia spazio a due considerazioni. La prima: perché creare tariffe per l’abbonamento studenti annuale con relative agevolazioni in caso di Isee inferiore a 12.500 € se la Regione Campania già da due anni propone e produce abbonamenti di fatto gratuiti per gli studenti? La seconda, più provocatoria, è invece più interessante e merita adeguata discussione: qual è il senso dell’ideazione e della produzione di titoli di viaggio annuali gratuiti per gli studenti, se i servizi non ci sono? I pendolari hanno corse ridotte all’osso, e per grazia di Unico Campania, c’è la possibilità di utilizzare il titolo di viaggio anche su autolinee “convenzionate”, fermo restando che la tratta di riferimento verrebbe a costare sempre di meno se si acquistasse il ticket dell’azienda che sta offrendo il servizio.

I servizi urbani sono a dir poco balbettanti, soprattutto nei festivi, e non coprono assolutamente tutto il territorio né danno la possibilità di liberarsi effettivamente dall’utilizzo di automezzi privati. Da un lato, dunque, l’emergenza di offrire un servizio adeguato alla cittadinanza che non può essere superata se non guardando all’altro lato, quello legato alle coperture economiche che gli Enti pubblici dovrebbero garantire per l’esecuzione pratica dei servizi. Senza coperture, non si cantano messe. Senza idee alternative, neppure.

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