Vietri-Raito, il ricordo di Sergio Mari: «Cantera che ha fatto scuola»

di Matteo Maiorano

Il Vietri-Raito è un riferimento per i top club italiani. Il sodalizio costiero, nato dalla voglia di far emergere i tanti giovani che giocavano per i quartieri di Salerno, ha portato molti di questi a raggiungere una carriera costellata da successi. Sergio Mari, ex calciatore della Cavese, oggi scrittore, ripercorre i punti salienti dell’esperienza vietrese.

Qual è la storia del club costiero?

«Il Vietri-Raito è nato dalla voglia di far emergere le tante giovani promesse salernitane. Un manipolo di ragazzi, nel ’75, approdò a Vietri da tutti i rioni salernitani. A scovarli ci pensavano Enzo Campione, Felice Moscariello, Emiddio D’Alessio ed Enrico Fasano, i quali svolgevano il compito del moderno talent scout. Rappresentavano per noi, che all’epoca eravamo a malapena quindicenni, una chioccia. Il progetto nacque dall’idea del direttore dell’hotel Raito, Peppe Palma che, insieme a Renato Andreozzi e Giuseppe Martino, fondò il sodalizio giovanile. Parliamo di un vivaio vero e proprio. Non era una scuola calcio, venivano arruolati soltanto calciatori che mostravano qualità e tecnica».

Alla guida di questi ragazzi c’era Don Nicola Gregorio…

«Attorno alla sua figura aleggiava un alone di mistero. Noi ci mostravamo molto distaccati inizialmente. Lo vedevamo come un vecchietto, uno che con il calcio non aveva niente a che fare. Alla fine si rivelò uno che invece aveva una preparazione fuori dal comune. Lavorava principalmente sulla tecnica. Di lui ricordo un simpatico aneddoto: una volta dimenticò al campo un ragazzo, Matteo Rispoli, nei pressi della forca. Questa era nient’altro che una corda con un pallone appeso che usavamo per gli allenamenti. Don Nicola non gli aveva detto che avevamo terminato gli esercizi e il il ragazzo continuò ad allenarsi. Lo chiamammo noi. Fu una scena molto simpatica».

Quali calciatori iniziarono la propria esperienza calcistica proprio da Vietri?

«Il primo che iniziò a calcare campi importanti fu Franco Della Monica nel 1975. Il calciatore giocò nella Juve ed arrivò a giocare in A in brevissimo tempo. Stesso percorso fece Giuseppe Galderisi. “Nanu”, come è stato soprannominato a Torino, ha fatto la storia in massima serie. Nella città della Mole il calciatore ha vinto due scudetti. Fu un’annata straordinaria. Il Vietri-Raito divenne una cantera importante nel panorama italiano». 

Chi seguiva i ragazzi?

«Giovanni D’Acunto, detto “‘O Sovietic”, ci teneva affinché approdassimo nei top club nostrani. Gigino Pellegrino era un accompagnatore, un tuttofare, ci seguiva ovunque, ci hanno fatto stare bene. Fecero esplodere calciatori del calibro di Giuseppe Galderisi, passato subito alla Juve. Tra gli altri vi fu Marco Pecoraro Scanio che andò all’Inter, capitano della Salernitana gli ultimi anni della sua carriera. Sette calciatori, tra cui io, nel ’77 passammo alle giovanili della Cavese, poi ognuno di noi ha cercato di scalare le gerarchie per approdare in prima squadra».

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