Due cuori e due governi

di Andrea Pellegrino

Il premier Conte annuncia: “Non sarà più terra dei fuochi, sarà terra dei cuori”. Ha tutto il sapore di un pezzo di una canzone. In verità in precedenza Rocco Hunt già vi aveva fatto accenno nel suo primo successo sanremese. “Siamo la terra dei fiori, non la terra dei fuochi”, cantava il giovane salernitano sul palco dell’Ariston. Insomma, nell’attesa che le dichiarazioni di Conte siano fonte di ispirazione per qualche altro cantante campano, partiamo dai dati di fatto.

A Caserta si è consumato l’ennesimo strappo all’interno del governo. Un ulteriore passo, dicono gli analisti esperti, verso quella frattura insanabile che dopo le elezioni europee, porterà alla fine del governo Lega – Cinque Stelle, buttando così all’aria le promesse, i buoni propositi e, quindi, il contratto.

Naturalmente il fattore principale sarà determinato dai risultati elettorali, se la Lega dovesse – così come si prevede – sfondare, allora le elezioni nazionali saranno sempre più vicine. In caso contrario si tirerà a campare fino a quando non si verificheranno nuove condizioni. I presupposti ci sono tutti per far saltare il banco ma per ora, così come sosteneva il divo Andreotti, meglio “tirare a campare che tirare le cuoia”. Torniamo a Caserta, dopo una settimana di dibattito sugli inceneritori arriva mezzo governo nella terra dei fuochi per una operazione di marketing. Stando a quanto fatto sostanzialmente – anche per la mancata firma del governatore De Luca – il governo ha sottoscritto un documento tra se stesso. Nulla di più. Nuovi controlli, più forze dell’ordine e così via per contrastare i fuochi di Caserta. Insomma, normale amministrazione, nulla di più e nulla di meno.

L’operazione di marketing è rovinata un po’ da De Luca e un po’ da Salvini. I due, anche con modalità differenti, diventano i protagonisti della giornata. Il governatore partecipa al primo tavolo, poi va via e convoca una conferenza, poi ritorna e firma solo un documento e rimanda incontro con giornalisti e relative accuse al governo in serata. Il secondo – ministro degli Interni – non si vede per l’intero pomeriggio, salta tutti gli appuntamenti e spunta in serata. Firma sì, ma dopo un’opera di convincimento durata ore ed ore. Cerca la sintesi con Di Maio e va avanti. Solito copione che si sta mettendo in scena da mesi ormai. Sugli inceneritori cambia sostanzialmente di pochissimo il tiro, tentando anche di non strappare con Vincenzo De Luca. Tra i due c’è un certo feeling, al punto che sull’argomento nei giorni precedenti si era esposto il vicepresidente Fulvio Bonavitacola. Cosa più unica che rara considerata la portata del dibattito.

La Campania diventa in poche ore il centro dello scontro interno all’esecutivo. Salvini colpisce nell’orgoglio il suo collega vicepremier che, oltre ad essere dichiaratamente contro gli inceneritori, è campano. Infine, il problema non si risolve, resta tutto appeso e per calmare gli animi si tira in ballo la terra dei fuochi e si serve il nuovo slogan “terra dei cuori”. E da Napoli lo scontro si trasferisce a Roma.  

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