«E’ finito il tempo del silenzio»

di Adriano Rescigno

“Oltre il silenzio”. “Spostare una tenda per guardare fuori la finestra cosa accade”. Come può un gesto così abituale spazzare via una cortina di paure, ansie e violenze.

Dalla testimonianza di Grazia Biondi al contributo fattivo sul campo, l’ultimo impegno dell’associazione culturale “ContemporaneaMente” che fa di Montoro epicentro del contrasto alla violenza sulle donne. Il convegno, promosso da Gilda Parrella, tenutosi venerdì 16 novembr  presso la settecentesca Chiesa dell’Arciconfraternita S. S. Nome di Dio in San Pietro di Montoro, organizzato dall’associazione culturale “Contemporaneamente” presieduta da Gerardo Fiore, ha visto la partecipazione non solo delle maggiori personalità politiche locali, ma soprattutto dell’avvocato Stefania De Martino, vera avanguardia della lotta alla violenza di genere; Paola Lanzara, avvocato matrimonialista e sindaco di Castel San Giorgio. A collegare il terreno con il divino, don Enzo Serpe.

In platea in occasioni simili non sai mai chi siede e quindi l’intuizione della Lanzara di non partecipare con un semplice intervento circostanziato bensì con una disquisizione tecnica a minuziosa dei movimenti legali per la difesa in caso di violenza ed un leggero memorandum sulle pecche del sistema giustizia in materia. “A mani nude”, Stefania De Martino entra nel tema grazie alla sua ultima fatica letteraria ma è solo il preludio a quanto Grazia Biondi, una leonessa mortificata da un piccolo agnello, apporterà alla serata grazie, purtroppo, alla sua esperienza personale non sottraendosi al definirsi “Sono una sopravvissuta” e l’appello è sempre, importante, il solito: «Donne, denunciate».

Vittima due volte, Grazia: prima della violenza e poi di una sentenza scellerata perché,  ovviamente, è meglio prendere schiaffi in crociera che tra le mura domestiche, come a dire che la vita agiata è l’obolo che quasi giustifica la violenza, che “scrimina” il gesto. Grazia, dopo aver vinto le violenze del marito e il tumore, oggi ha fatto della sua esperienza una missione, incontrare donne e metterle in guardia, tendendo loro una mano per renderle sopravvissute, per riportarle alla vita: «Un giorno ho spostato la tenda e ho visto in lontananza una collinetta con sopra una croce. Quel luogo l’ho raggiunto e ai piedi della croce mi sono detta: ma se Dio ha sacrificato per il bene nostro il suo unico figlio, facendolo morire e risorgere, perché io non posso abbracciare la mia di croce e provare ad uscire dalla mia prigione? Ce l’ho fatta, ho trovato il coraggio di denunciare i maltrattamenti, le percosse fisiche ricevute ed ora sono libera. L’amore è amore, non può essere sofferenza. Nel 2014 mi sono ammalata di cancro, non ho avuto paura della malattia ma avevo paura di mio marito. Oggi sono serena e dico a chi è in difficoltà di rivolgersi alle istituzioni, alla Chiesa, a tutti coloro che possono aiutare evitando il silenzio. Se io ce l’ho fatta è perché la società funziona, le istituzioni funzionano, e tutti insieme ce la possiamo fare». Un appello alla coesione sociale, al non girare la faccia dall’altra parte, al mettere il naso per davvero quando c’è il sentore che qualcosa non va.

«Ho deciso di non tacere più, è finito il tempo del silenzio» per lei e per tutte le donne in quell’azione culturale, oggettiva che è la prevenzione, Manden l’associazione presieduta dalla stessa Grazia è in prima linea.

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