Un passo avanti, due passi indietro

di Alessandro Rizzo

La proposta di Salvini di dotare ogni regione di un nuovo inceneritore è a dir poco scandalosa, oltre che anacronistica e chiara dimostrazione di una profonda incompetenza del ministro in materia. Per fortuna questa volta Di Maio non ci sta a mortificare ulteriormente il proprio elettorato e i contenuti di quel contratto che in materia di ambiente escludeva Tav e Tap, che invece si faranno, e nulla diceva in ordine ai condoni di Ischia e allo spargimento di idrocarburi su campi da coltivazione.

La proposta di Salvini è affetta da una sorta di vizio di genesi: lui evidentemente ignora che da circa un ventennio gli enti locali vanno nella direzione opposta, quella del protocollo “rifiuti zero”, secondo il quale la frazione di “tal quale” dovrebbe progressivamente sparire, soccombere di fronte ad un totale riutilizzo, mediante riciclo, di tutto il rifiuto prodotto.

Quel che è ancora più sconcertante è la motivazione che il ministro adduce a fondamento di tale proposta. A suo dire, infatti, solo così si eviterebbero i roghi tossici, illegali e dannosi per l’ambiente e -udite bene- pratica notoriamente diffusa soprattutto al sud (sarei curioso di conoscere le regioni in cui è maggiormente diffuso il sotterramento dei fanghi). Insomma, un po’ come dire che siccome lo Stato (e specificamente lui che è a capo della Polizia) non è capace di porre rimedio a tale illegalità, tanto vale sostituirsi loro, bruciando i rifiuti in maniera però legalizzata. In fondo anche Bonafede intende applicare lo stesso principio al processo penale: siccome lo Stato (e in questa articolazione lui che è ministro della Giustizia) non è grado di garantire tre gradi di giudizio prima che l’imputato sia sollevato dalla prescrizione, allora togliamo la prescrizione.

Tanto irritante e inaccettabile è apparsa la proposta del leghista che si è risvegliato anche Di Battista che ha tuonato un “si torni alle urne piuttosto!”, cui ha fatto eco lo stesso Di Maio. Salvini replica che si deve andare avanti e non tornare indietro; qualcuno dovrebbe spiegargli che gli inceneritori sono il vero passo indietro, di 40 anni per giunta. Immaginiamo una soluzione del genere quanto possa essere sgradita al nostro governatore De Luca, che da commissario straordinario avviò una procedura straordinaria per realizzare il termovalorizzatore di Cupa Siglia, costatagli un processo penale, una condanna a un anno in primo grado, un’assoluzione in appello confermata dalla Cassazione; lui che, dopo tutto questo, ha poi arbitrariamente ma motivatamente deciso che il termovalorizzatore non si sarebbe fatto.

Fa bene Di Maio a minacciare il ritorno alle urne. Temo, però, che stia facendo male i suoi conti. Il timore principale, a questo punto, è che tornando a votare, i 5stelle possano uscirne più lacerati rispetto a marzo mentre la lega da gigante coi piedi d’argilla, potrebbe ritrovarsi ben solida alla guida del paese. Ecco, se questo fosse lo scenario, una competizione sul filo di lana tra i due attuali alleati di governo, in tal caso potrò votare 5stelle a cuor leggero.

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