La manutenzione? Non porta voti!

di Andrea Pellegrino

Ormai dobbiamo farci l’abitudine: non c’è più il meteo di una volta. O meglio non ci sono più le stagioni di una volta. E non è un detto o una frase fatta, bensì la realtà che da qualche anno caratterizza il nostro meteo. Insomma conviviamo con forti temporali, spettacolari trombe d’aria, con gelo e neve o con sole e temperature estive anche durante mesi che dovrebbero essere invernali.

La scontata premessa nasconde, però, uno scenario impreparato per quanto riguarda il nostro ambiente, i nostri territori. E se con le variazioni climatiche non possiamo farci nulla, con la difesa del territorio, invece, sì. Peccato che le opere di difesa o di riqualificazione o di ristrutturazione hanno due svantaggi (per la politica): costano tanto e non si vedono. Dunque, non portano voti. Però servono. Non fosse altro che servono per strappare alla morte vite umane.

Ad ogni tragedia la liturgia è sempre la stessa: si piangono le vittime, le caselle di posta elettronica dei giornali e le agenzie di stampa vengono invase da centinaia di dichiarazioni e di buoni propositi, poi dopo una settimana si torna alla vita di sempre, semmai autorizzando o avallando opere invasive, condoni e così via. Il rituale è lo stesso anche dopo un violento acquazzone: eppure in questo caso la soluzione è alquanto semplice. Basterebbe, una tantum, liberare caditoie, argini e letti di fiumi e torrenti da foglie e detriti. Un vero e proprio lavoro che potrebbe essere affidato un funzionario del settore manutenzione di un ente pubblico. E, invece, anche in questo caso vale il principio di sopra, con l’unica variabile del consenso.

Dalle nostre parti i guai non mancano: la fragilità della Costiera Amalfitana è visibile ad ogni pioggerellina, così l’assenza di manutenzione porta allagamenti su diverse arterie del territorio. In molti ricorderanno il fiume d’acqua che si forma lungo la strada provinciale che collega Vietri sul Mare a Salerno o il lago artificiale di via Ligea. Anche in questo caso, dopo le foto di rito e le segnalazioni, se ne riparla alla prossima pioggia. Ultima riflessione riguarda il sistema di protezione civile, i bollettini e le chiusure (tante) delle scuole. Stavolta la croce è difficile da buttare addosso i sindaci.

Volendo immedesimarci nei loro panni alla vista dei continui bollettini che giungono dalla sede regionale della protezione civile avremmo fatto lo stesso, in assenza di collaudata sfera di cristallo. Non fosse altro che per una forma di cautela e di protezione dei cittadini di quel territorio. D’altronde (sotto il profilo umano, giudiziario e politico) la tragedia di Sarno insegna: a pagarne le spese è stato solo il sindaco di allora, Basile.  

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