Prescrizione e coerenza

di Alessandro Rizzo

Non intendo parlare della proposta di legge del ministro Bonafede di abolire la prescrizione nel corso dei due successivi gradi di giudizio. Credo ci si sia soffermati abbastanza su questo tema. È sufficiente ribadire quanto assurdo sia anche solo pensare di modificare un istituto di garanzia a causa dell’incapacità dello Stato di definire i processi prima che si compia la prescrizione.

Vorrei invece soffermarmi su una notizia di qualche giorno fa e riguardante un giornalista divenuto in questi ultimi anni il principale picconatore sia del centrodestra che del centrosinista, fino a candidarsi quasi naturalmente al ruolo di portavoce degli attuali governanti: Marco Travaglio. Benché io non sia un penalista, sento comunque il dovere di difendere una professione che provo a svolgere con dignità da quasi vent’anni e devo dire che provo una forte irritazione ogniqualvolta sento Travaglio definire gli avvocati una “lobby”.

Mi irrita perché il senso dispregiativo con cui usa tale termine sembra quasi voler capziosamente ricondurre la nostra professione ai canoni negativi manzoniani che, almeno, erano romanzeschi. Eppure Travaglio, il giornalista non asservito ad alcun potere, quello senza bavaglio, quello che in questi giorni tanto si profonde nel descrivere come gli avvocati troppe volte utilizzino la prescrizione come una strategia, quello che demonizza la prescrizione stessa perché comoda via di salvezza, quello che non ha mancato in un suo recente editoriale di attaccare i penalisti in astensione contro la proposta di legge, lui, secondo Piero Sansonetti direttore de Il Dubbio, avrebbe invocato in un processo penale a suo carico, udite udite, proprio la prescrizione del reato imputatogli.

Travaglio ha più volte affermato che ci sono avvocati che ricorrono in Appello e in Cassazione, non nella convinzione di ribaltare le condanne in primo grado, ma solo per puntare alla prescrizionale. Eppure la sentenza della Corte di Cassazione cui fa riferimento Sansonetti riguarderebbe un ricorso dei difensori di Travaglio dichiarato inammissibile e manifestamente infondato. Ma allora perché presentarlo se non allo scopo di allungare il processo? “Uditi per gli imputati ricorrenti gli avvocati Enrico Grosso e Mario Geraci, i quali hanno concluso chiedendo l’accoglimento del ricorso e l’annullamento della sentenza impugnata ( in subordine senza rinvio, per intervenuta prescrizione)”.

Ora, noi almeno dobbiamo essere coerenti e considerare che l’istituto della prescrizione garantisce un diritto costituzionalmente riconosciuto qual è quello alla ragionevole durata del processo. Se è vero, come è vero, che in Italia i processi non hanno una durata ragionevole ciò non vuol dire che la soluzione al problema sia l’abolizione della prescrizione quanto piuttosto che il ministro debba adoperarsi per potenziare la giustizia. Ma noi -almeno- dobbiamo essere coerenti e ritenere che Travaglio abbia fatto bene ad invocare la prescrizione, se ne ha avuto la possibilità, se insomma gli spettava. Già perché poi pare che il ricorso in Cassazione, poiché inammissibile, non sia servito neanche a riconoscergliela la prescrizione.

 Insomma il danno e la beffa. E tuttavia il fatterello raccontato almeno serva a farci diffidare tutti dai forcaioli antigarantisti, specie da quelli che predicano una cosa e ne fanno un’altra.

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