“Sarà tre volte Natale”. Bologna batte tutti

di Andrea Pellegrino

Il premio delle luci natalizie va, a nostro avviso, alla città di Bologna che ha fatto rivivere i testi e la musica del suo cittadino Lucio Dalla. Un omaggio al suo cantautore, accompagnato da un’idea che ha realmente un valore artistico ed attrattivo. Non conosciamo i costi ma sicuramente l’effetto ha già prodotto i suoi risultati. Oltre Torino, città madre delle Luci d’Artista, poi esportata a Salerno, con ben più elevati costi, Bologna si è imposta in questo Natale.

La premessa è scontata: Bologna e Torino sono città ben più grandi di Salerno e hanno un patrimonio invidiabile e lo sforzo di attrarre i turisti è minore rispetto alla nostra città. Qui non si mette in discussione l’evento, che comunque porta gente ed economia, che benché limitata a bar e pizzerie, è utile in questo triste momento di crisi. Il dibattito, infatti, è tutto concentrato su due aspetti: il primo è quello dei costi, troppo esagerati rispetto a luminarie installate nel cuore della città, e al valore artistico che si vuole attribuire alla manifestazione. Fino ad ora di artistico ci sono solo le opere, disegnate dagli artisti locali, che sono comunque di proprietà comunale. Dunque, nulla a che vedere con le precedenti installazioni della Iren e oggi della Blachere. Quest’ultime sono normalissime luci che, in alcuni casi, si distaccano notevolmente dalla favola natalizia. La vicina Cava de’ Tirreni, con costi decisamente inferiori, ha fatto lo stesso, immedesimandole in un contesto e in uno specifico periodo. Lo stesso ha fatto con l’albero di Natale che, davvero, così come sostenuto dagli organizzatori, quindi dalla stessa amministrazione comunale, non è secondo a nessuno. 

Resta, a Salerno, il dubbio mai svelato sui costi, sul valore di ogni singola lampadina fittata (non comprata, dunque) durante questo periodo. Tra l’altro il conto è presto fatto: la Iren che fittava luci a Salerno per la modica cifra di due milioni e mezzo, a Torino le installa a sue spese non superando i 400mila euro. Chissà se un giorno si avrà il prospetto analitico delle spese. Anche il confronto con le amministrazioni comunali e con la stessa Napoli, pare che non regga minimamente. Così come non si è mai conosciuto il reale beneficio, in termini economici, che questa costosa manifestazione ha portato al tessuto produttivo cittadino. Un peccato, anche perché basterebbe un po’ di inventiva. Come hanno fatto a Bologna.

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