Uisp, lo sport reso accessibile a tutti

di Matteo Maiorano

Sport e sociale. Questo il binomio che ha accompagnato per tutti i suoi settant’anni la Uisp Salerno. L’obiettivo del comitato è rendere fruibile a tutte le fasce della popolazione le diverse attività sportive che da anni vengono proposte. “Sport per tutti” è infatti il motto che accompagna le iniziative del comitato, il quale, come spiega il presidente Carmine Calvarese, guarda già al domani per rendere l’integrazione materia tangibile e non più mera utopia.

Presidente, cos’è per lei l’Uisp Salerno?

«E’ un ente di promozione sportiva, attivo da ormai 70 anni, il quale apre la pratica sportiva a tutte le fasce d’età, dai bambini agli anziani. Le proposte e le attività non mancano: partiamo dall’atletica fino alla vela, passando per l’arrampicata, l’escursionismo, calcio e tanto altro. Il nostro motto è quello di dare a tutti la possibilità di fare movimento, il che migliora notevolmente la salute. La nostra mission è proprio quella di diffondere l’attitudine al movimento: la pratica motoria ai fini del miglioramento della qualità della vita. Questo concetto, abbinato ad un corretto stile alimentare, aiuta a prevenire la maggior parte dei malanni, è un ottimo strumento di prevenzione». 

Il movimento è un toccasana per la nostra salute…

«Abbiamo stipulato, a questo proposito, un interessante protocollo d’intesa con il Ministero della Salute: focus della convenzione è il progetto denominato “Guadagnare salute”. Quest’ultimo è un piano che guarda oltre il semplice fare sport: dal nostro punto di vista, praticare esercizio fa anche risparmiare soldi. Se investiamo oggi nella pratica motoria, avremo un risparmio economico nella fascia d’età adulta, perché i ragazzi avranno un apparato cardiocircolatorio sicuramente migliore rispetto a chi non si allena».

L’Uisp è impegnata anche in ottica sociale?

«Siamo molto attenti alle tematiche sociali: è qualcosa che ci tocca profondamente, perché vogliamo che le nostre attività coinvolgano attivamente la collettività. Collaboriamo con diverse associazioni come ArciRagazzi, con il Csv (Centro Servizi Volontariato). Con queste abbiamo messo in campo già diversi progetti: puntiamo a fare la nostra parte. Siamo inoltre ente riconosciuto dal Coni e promotori della piattaforma Coni 2.0, che prevede la messa in digitale, online, delle associazioni sportive che operano sui territori. Siamo ormai parte integrante del sistema sportivo italiano».

Quali progetti state sviluppando sul territorio salernitano?

«Alcuni progetti calcistici legati al mondo dell’integrazione, della socializzazione, al recupero delle fasce in difficoltà, di quella parte di popolazione emarginata da questo tipo di attività. Cito a questo proposito il torneo “Socrates”, giunto alla seconda edizione. E’ una competizione che avvicina il calcio alla popolazione, ai deboli, agli esclusi. Costituiamo squadre composte da diverse persone che condividono stili di vita e problematiche quotidiane. Quest’anno puntiamo all’allargamento del numero delle squadre coinvolte dall’iniziativa. Il nome si rifà appunto a Socrates, calciatore che ha giocato anche nel nostro paese, nella Fiorentina, negli anni ’80. Il brasiliano è stato tra i fautori del calcio popolare, un tipo di sport diverso dallo sport come siamo abituati a concepirlo».

Una competizione che ha l’ambizione di diventare un riferimento a livello sportivo cittadino…

«La scorsa edizione hanno partecipato 4 squadre: una di esse era interamente composta da immigrati. Abbiamo fatto incontri tra squadre locali: tema portante è l’integrazione, cerchiamo di mandare un messaggio forte da questo punto di vista. C’è stata anche una squadra composta dagli avvocati; poi c’è l’associazione dilettantistica Partizan Salerno, istituita nel 2014, una formazione composta esclusivamente da immigrati e infine una squadra composta dai vigili e i dipendenti comunali. Il mio obiettivo, per la prossima edizione, è quello di mettere in piedi un vero e proprio campionato: ciò allungherebbe anche la durata della manifestazione, coinvolgendo pienamente i partecipanti in un periodo lungo, creerebbe maggiore aggregazione tra le parti e darebbe ancor più visibilità all’evento; non nascondo che fare ciò non sia facile ma ci proveremo. Tutte le fasce della popolazione in difficoltà sono invitate a partecipare. In seguito le finaliste prenderanno parte al torneo nazionale: “Calcio contro il razzismo”, vorremmo allargarci su tutto il territorio nazionale, sarebbe molto emozionante».

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