Trasporti ferroviari, Odissea sulle rotaie

di Vittorio Cicalese

Siamo a Fratte. “Salerno Irno” per Trenitalia. Vogliamo raggiungere la zona sud della provincia di Salerno con il mezzo di trasporto più idoneo e “rassicurante”, il treno. “Il treno è sempre il treno”, d’altra parte, come argomentava Renato Pozzetto ne “Il ragazzo di campagna”. Trenitalia ci invita ad osservare le varie opzioni a disposizione, sia in termini di orario sia in termini di costo e durata. L’orario è ovvio, non è che si possano far partire 100 treni contemporaneamente per la medesima destinazione, ma già il costo è da comprendere, e con esso la durata: perché il tragitto dalla città di Salerno fino ad una zona qualsiasi della provincia sud di Salerno subisce un sovrapprezzo così imponente, passando dai 2 euro e 40 centesimi della tratta regionale per coprire la tratta Salerno – Battipaglia ai 9 euro e 60 centesimi per la medesima tratta coperta in parte con un treno Regionale e per il resto con un treno Intercity.

Sì, Trenitalia ovviamente “scompone” il viaggio e prevede che i salernitani di Fratte facciano “scalo” alla stazione centrale di Salerno per poter poi raggiungere la propria destinazione per mezzo di un Regionale o di un Intercity, di un Frecciabianca o – peggio mi sento – tramite un autobus della compagnia Trenitalia, ossia un servizio che non serve esclusivamente a coprire quelle zone non raggiungibili tramite binari, ma anche e soprattutto per espletare “servizi sostitutivi” che regolarmente rimediano alle corse soppresse o agli inenarrabili ritardi per le cause più disparate.

Le corse dei treni, sotto quest’ultimo aspetto, sono una vera e propria lotteria: qualcuna salta per problemi logistici alle rotaie, altri per problemi meteo, altri perché alcuni costoni erano crollati e non era possibile far transitare il mezzo in quell’area (si ricordi la tratta Salerno – Napoli), altri perché il mezzo obsoleto si ferma per i motivi tecnici e meccanici più disparati, altri a causa di problemi di sicurezza di vario tipo e genere (incluse alcune disgrazie che purtroppo ancora tocca raccontare). 2 euro e 40 per Salerno – Battipaglia, dunque, con copertura per mezzo di treno regionale o di servizio bus (garantito o sostitutivo), che diventano 8 euro e 50 se si parte dalla stazione centrale di Salerno (altrimenti va calcolato un euro e 10 in più per il bus o per la corsa singola in autobus) con treno Intercity, arrivando fino alla cifra di 12 euro e 90 se la medesima tratta la si copre con un Frecciabianca.

Tutto questo va unito al fatto che nei periodi “di piena affluenza”, vale a dire in particolare durante il periodo estivo, gli stessi treni sono evidentemente sovraffollati da orde di pendolari a vario titolo – studenti e lavoratori su tutti – che si ritrovano sommersi tra i bagagli dei vacanzieri improvvisati, suggestionati dall’idea di una gita fuori porta tra le zone del Cilento, e di quelli che effettivamente utilizzano il treno come mezzo di trasporto per il “cambio stagione e cambio casa” che talvolta si verifica. Ciò inevitabilmente comporta disagi per chi deve salire alle stazioni successive rispetto a quella di partenza, che spesso si traducono addirittura nell’invito, da parte del personale di Trenitalia operativo sul treno di riferimento, a non salire su quel treno per attendere il successivo che verosimilmente potrebbe essere più libero.

Ci sono casi in cui, addirittura, tale invito si registra già dalla stazione di partenza dopo che un certo numero di persone si è già inserito – non senza fatica – tra i passeggeri di quel treno. Una situazione che, con altre prospettive e soprattutto con altre attenzioni, avrebbe potuto e dovuto determinare un’attenzione diversa da parte degli Enti coinvolti – da Trenitalia alla Regione, passando anche per i Comuni qualora necessario – che avrebbero poi sollecitato un incremento di corse e/o di mezzi durante determinati periodi dell’anno.

Il dato finale è anche più interessante da analizzare: su tutta la provincia di Salerno, ma in verità sull’intero territorio regionale campano, si ha poca percezione rispetto al quantitativo chilometrico di rotaie attualmente in disuso ma effettivamente percorribili e utilizzabili con un minimo di sforzo economico per rimetterle in sesto. Argomento che sfocia nella filosofia utopistica, se teniamo in considerazione che in Campania (molto più che altrove) si è spesso avuto il “piacere” di registrare nuove abitazioni all’interno di ex stazioni inutilizzate da tempo, per mezzo di una conversione che in moltissimi casi si è realizzata in diverse parti del Paese.

Ma nonostante questi “imprevisti”, resta sempre la “probabilità” di poter realizzare un progetto che preveda il recupero e la rivalorizzazione di quei percorsi su ferro che attualmente sono in un limbo tra il dimenticatoio e il ricordo nostalgico: si tratta di un numero incredibile di chilometri, di una risorsa che per tempo è stata tenuta ferma ma per molto più tempo è stata utilizzata per favorire lo spostamento di merci e di persone da e verso aree specifiche della Campania. Per ora ci tocca citare Montaigne (o Lello, in base quello che si preferisce e si conosce) e attendere di poter ricominciare. Da 0 o da 3, purché si riparta.

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