1756, il restyling della Badia di Cava

di Ferdinando Giordano

L’opera di ammodernamento della Badia di Cava de’ Tirreni iniziò nel luglio del 1756 quando l’abate Giulio Andrea de Palma incaricò l’Architetto Giovanni Del Gaizo a dirigere i lavori. Le competenze per le opere in muratura vennero affidate a due capimastri del Corpo di Cava. I lavori di abbattimento e di nuova costruzione, avvennero in modo semplice e graduale. I monaci, malgrado le difficoltà varie, continuavano la loro vita attraverso il loro classico “Ora et Labora”.

Per fronteggiare la carenza di risorse finanziarie si decise di sacrificare le parti più antiche del Monastero come la vecchia Chiesa di San Germano dove erano presenti disegni del celebre Andrea Sabatini (meglio conosciuto con il nomignolo “da Salerno”). Non tutto della vecchia badia venne distrutto: alcuni elementi del vecchio cenobio, come l’ambone cosmatesco e la porta della sacrestia, furono ricollocati all’interno della chiesa. Con l’avvento dell’abate Raffaele Pasca, a guida della comunità monastica, ci furono alcuni “accorgimenti” utili.

L’altare maggiore, al fine di renderlo più maestoso agli occhi dei visitatori, venne portato avanti di un metro. Si riuscì a collegare il monastero e la chiesa attraverso la sacrestia; venne realizzata una rampa per accedere ai piani superiori e fu consentita l’unione tra l’archivio e la libreria. All’esterno del monastero furono eseguite varie modifiche come il piazzale di fronte alla facciata e il percorso del Selano indirizzato verso mulino. Per raggiungere il bivio Pietrasanta, Cava Strada Regia e San Cesario, costeggiando in parte le antiche mura del Corpo, fu migliorato il piano stradale.

I lavori terminarono nel 1786 e come stile venne scelto il barocco, in base alla moda e ai gusti del Settecento. Questo portò con sé alcune critiche di personalità importanti dell’epoca.

Ecco cosa scrisse il Duca di Rivas (Angel De Saavedra) in una lettera del 30 maggio del 1844: «L’aspetto del monastero non dimostra che esso sia tale agli occhi dell’affaticato viatore. Io che attendevo di imbattermi, fra quelle balze impervie, in un edifizio del secolo X, di rude architettura bizantina, con alte torri, con massicce muraglie, mezzo convento e mezzo roccaforte, rimasi sbalordito e freddo nel vedermi non la dimora antica e solitaria di saggi e ritirati cenobiti, ma la casa di campagna modernissima di un banchiere di Napoli».

Dall’epopea del “Grand Tour” ai giorni nostri, la badia di Cava ha sempre mantenuto la caratteristica di essere uno dei monasteri più ricchi e importanti del Meridione.

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