Brini: «Scommetto sui granata per il girone di ritorno»

di Matteo Maiorano

«La Salernitana sarà la sorpresa del girone di ritorno. La mia riconferma? Non dipese dal presidente». Esattamente 10 anni fa Fabio Brini conduceva la Salernitana in cadetteria dopo 3 anni di assenza. Protagonisti di quel gruppo eccezionale furono Arturo Di Napoli e Emanuele Ferraro (oggi nello staff di Lotito). In vista del posticipo del “Cabassi” tra i granata ed il Carpi di Castori, il tecnico di Porto Sant’Elpidio si è pronunciato sul momento di forma delle due squadre, le quali vivono situazioni di classifica diverse tra loro. 

Cosa pensa rispetto al nuovo formato della serie B?

«E’ sotto gli occhi di tutti che sia stato fatto un casino, le cose non sono state fatte a dovere. Le squadre che avrebbero dovuto prendere parte al torneo attuale sarebbero dovute essere 22. Deve cambiare qualcosa: non si può arrivare ad inizio anno senza sapere nemmeno il numero delle partecipanti o chi dev’essere ripescata rispetto ad altre. Sono pratiche da fare nel più breve tempo possibile: purtroppo ogni anno c’è sempre questo problema».

Come si presentano le due squadre all’appuntamento di domenica?

«Il Carpi è in un momento negativo e sicuramente non è la squadra di qualche stagione fa. Credo che a gennaio dovrà tornare sul mercato, per un inevitabile cambio di rotta. La Salernitana, di contro, ha una rosa importante e sicuramente nel girone di ritorno rappresenterà la sorpresa della cadetteria».

I play-off sono alla portata della truppa di Colantuono?

«Sì, le caratteristiche e le qualità della squadra granata rispecchiano quelle di una squadra che può ambire a posizioni di alta classifica. E’ chiaro che ci sono meno partite rispetto agli anni passati, per questo mi aspetto delle gare spettacolari nella seconda parte di campionato: ogni punto acquisirà un valore determinante ai fini della classifica finale, ancor più degli altri anni. Colantuono è, inoltre, un tecnico navigato, capace, che sa come mettere la squadra in campo».

Perché Brini non è stato confermato dopo il successo del 2008?

«Differenza di vedute. Fatto sta che quando c’è stato bisogno sono stato richiamato in prima persona dal presidente. Probabilmente, all’inizio, ci fu qualcuno che decise per lui; in quell’anno poi ci salvammo. Ogni società ha il proprio staff che opera diverse scelte, ma se qualcosa non va interviene direttamente il patron, come in quell’occasione».

Fare calcio in Emilia Romagna dà sempre i frutti sperati: questione di progetti individuali o di un maggiore potere di spesa?

«Credo che sia l’economia del luogo che favorisce lo sviluppo del settore. Avere una società solida e seria è la base di tutto. C’è inoltre una diffusa tranquillità ambientale importante. Dal mio punto di vista, è bello lavorare in piazze calde come quelle del sud, lo preferisco. Meglio lavorare dove la tifoseria ti fa sentire protagonista: sono due ovvi risvolti. A Carpi non ci sono molti spettatori, ma della situazione hanno fatto un punto di forza nell’ambiente, lavorano con meno pressioni».

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