Diritti e libertà: la disobbedienza civile di Marco Cappato

di Erika Noschese

«La morte è l’ultimo tabù». A pronunciare questa parole è Marco Cappato, esponente dei Radicali e fondatore dell’associazione “Luca Coscioni”, che da sempre si batte per la libertà di ricerca scientifica, per i diritti dei disabili, per l’antiproibizionismo, la fecondazione assistita, la libertà di scelta individuale per quel che concerne il fine vita, l’aborto e la contraccezione.

Una lunga storia di disobbedienza civile, quella dell’ex deputato del Parlamento europeo. Cappato è balzato agli onori della cronaca nazionale dopo la decisione di accompagnare Dj Fabo in Svizzera per morire in una clinica privata.

Ma chi era Dj Fabo? All’anagrafe Fabiano Antoniani, durante uno dei rientri in Italia, dopo una serata in un locale di Milano, subisce un grave incidente stradale che gli cambia la vita in modo irreversibile. Il giovane diventa cieco e tetraplegico e. dopo anni di terapie senza esito. matura la precisa consapevolezza di voler porre fine alla sua vita. Così, nel 2017 lancia un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dopo il terzo rinvio della legge sul testamento biologico in Italia, dj Fabo decide di recarsi in Svizzera dove muore in una clinica il 27 febbraio di quello stesso anno, grazie alla possibilità di beneficiare del suicidio assistito, concessogli dopo una visita medica e psicologica che, di fatto, ha confermato la sua volontà di morire. Poco prima di porre fine alla sua vita, il giovane ringrazia – attraverso Twitter – Marco Cappato per averlo accompagnato durante il suo ultimo viaggio. Rientrato in Italia, il leader dei radicali si autodenuncia alle forze dell’ordine.

Il 1 marzo 2017 viene iscritto nel registro degli indagati: per lui l’accusa è quella di aiuto al suicidio, reato previsto dall’articolo 580 del codice penale, con una pena dai 5 ai 12 anni di carcere. Il processo è tutt’oggi in corso. La Corte Costituzionale ha rinviato l’udienza al 2019, dopo aver chiesto l’intervento del parlamento per colmare un “vuoto legislativo”. Una scelta, quella di aiutare Dj Fabo a porre fine alla sua vita, di cui non si è mai pentito, come più volte dichiarato dallo stesso Cappato.

Marco, la sua è una battaglia per l’eutanasia legale. Tema importante di cui si parla ancora troppo poco. Secondo lei, perché?

«La morte è rimasto l’ultimo tabù, del quale si parla poco volentieri. Sul piano politico, i vertici dei partiti non hanno interesse a parlare di un tema che non si presta alla logica delle fazioni e della discliplina di partito».

Dal 2012, insieme a tanti volontari, lei è attivo in Parlamento affinché si affronti seriamente il tema dell’eutanasia legale, con una legge ad hoc.

«Sì, senza l’impegno di tanti malati, in particolare, non sarebbe stato possibile».

Lei però ha già presentato una proposta di legge…

«La legge di iniziativa popolare è stata sottoscritta da 67.000 persone e successivamente al deposito da altre 70.000».

Grazie alla sua proposta di legge e alle iniziative successive, nel dicembre del 2016 è stata approvata la legge sul Biotestamento… «Da gennaio il testamento biologico è legge e anche l’interruzione delle terapie è regolata in modo chiaro. Finalmente».

Dj Fabo: una storia di libertà. Dopo la sua morte, lei si è autodenunciato. La procura di Milano l’accusa di aiuto al suicidio e per lei è iniziato il processo. A che punto è oggi?

«La Corte costituzionale ha sospeso il processo e ha chiesto al Parlamento di intervenire, entro il 24 settembre 2019».

Una scelta di cui lei non si è mai pentito, come ha più volte dichiarato. Ci sono ancora tanti “Dj Fabo” in Italia?

«Credo di aver fatto solo il mio dovere. Ci sono decine di migliaia di persone che vorrebbero poter scegliere di interrompere una sofferenza insopportabile. Ma è impossibile avere cifre precise per un fenomeno clandestino».

Quali sono le iniziative che sta portando avanti oggi?

«La disobbedienza civile prosegue. Aiuteremo altre persone, fino a quando il Parlamento non deciderà». Recentemente anche Salerno ha dato la possibilità ai cittadini di sottoscrivere il loro testamento biologico. Una scelta sicuramente importante… «Certo. E’ ora fondamentale fare pubblicità, farlo sapere alla gente, altrimenti rimane un diritto sulla carta».

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