I bambini siano amore, non strumento di ricatto

di Grazia Biondi

In quest’ultimo periodo molto fa discutere l’inquietante “Ddl Pillon”. Un disegno di legge che riporterebbe le donne in un clima a dir poco medioevale, mentre i bambini si trasformerebbero in pacchi che si spostano da un domicilio all’altro del genitore, quasi ad accontentare quel senso di possesso e di proprietà che spesso viene fuori all’atto della separazione, dove il bene superiore di un bambino diventa strumento di ricatto e di rivendicazione personale tra coniugi.

Un contesto, questo, che non tutelerebbe neanche le donne, madri, vittime di violenza insieme ai loro figli, costringendole a percorsi di mediazione a pagamento (quasi sempre le donne sono il coniuge economicamente debole) e a un mantenimento diretto (ognuno spende per il proprio figlio a seconda delle capacità reddituali): nei 12 giorni stabiliti dal disegno di legge si rischia di far vivere al bambino dodici giorni di vizi e dodici di ristrettezze, e se il bambino si rifiuta di vedere il padre arriva lo spettro della “alienazione parentale”, una teoria respinta dalla comunità scientifica ma curiosamente accolta solo nei tribunali italiani (questo Paese portavoce di cattive pratiche e pessimi esempi!) che vedrebbe dietro tale rifiuto una madre manipolatrice e malevola. Questo non esclude che non ci siano padri e madri che usano i figli come ostaggi nelle separazioni, ma l’alienazione andrebbe vietata dalla legge perché la scelta sarebbe morire sotto i colpi della Pas o accettare di tacere per salvaguardare il figlio da perizie ritorsive e “pasiste”.

Forse bisognerebbe andare oltre, superando le dinamiche personali, e soprattutto mettere il bene superiore del bambino al centro di dinamiche spesso troppo proiettate a favore dell’uno o dell’altro genitore. Nessuna pietà per i figli, nessuna parola a loro favore se non quella che decide chi dei due deve portarselo a casa, come se fosse un bottino di guerra tra uomini e donne, tra madri e padri. Una guerra che mi spaventa e mi inorridisce. Io che non sono madre, in questi giorni non rimpiango di non esserlo: si paga un prezzo troppo alto quando una storia finisce e questo spesso accade quando una donna dice basta alla violenza di un uomo, che viene poi anche perpetrata attraverso il bene più caro.

Un figlio nato dall’amore diventa ostaggio del più forte, di chi osa di più, di chi non ha a cuore il loro reale bene! Non sono contro gli uomini ma sono contro quelli che nascondono dietro il concetto di “padre” una finta paternità dedita alla punizione di quella donna (madre) che ha osato dire basta! Sono certa che ci siano bravi uomini e buoni padri, ma sono anche certa che non sono quelli che per partito preso insultano e aggrediscono le donne nascondendosi dietro un diritto che dovrebbe essere fatto di amore e bene dell’altro.

Ho avuto un padre che mai mi ha sacrificata in nome di logiche egoistiche e prepotenti, mi ha protetta e amata profondamente, alcune volte anche dietro le quinte, perché tutto ciò che contava era il mio vero bene, non quell’amore che si dimostra attraverso un dono costoso ma quello che senti sempre e che oggi più che mai mi stringe il cuore. Sono certa che se anche un giorno l’amore tra mio padre e mia madre si fosse interrotto, non mi avrebbero immolata e fatta a pezzi in un braccio di ferro che poco racchiude del concetto di famiglia, di bene e tutela di un minore. Ecco, è vero: non avendo figli posso andare oltre e dire che vedo troppe persone salire su pulpiti e innalzare trofei fatti di carne e sangue. Spesso la parola figli viene utilizzata come bandiera di diritti, mentre in realtà si stravolge la vita di queste piccole creature.

Non sono femminista, sono solo dalla parte dei bambini, perché in nome loro non si compiano abomini legalizzati. Amo profondamente mio padre per i suoi grandi insegnamenti che sono divenuti, a pochi mesi dalla sua scomparsa, la mia più grande eredità. Amo mia madre e nonostante i miei 50 anni e più, quando lei mi parla sento le sue braccia avvolgermi, come faceva da bambina, e mi chiedo se può un buon padre strappare un figlio a queste braccia in nome di un “amore legale”.

Questo equivarrebbe a dire che un giudice, un consulente tecnico d’ufficio o una legge abbiano il metro dell’amore ! Mio padre mi ha insegnato che l’amore non è egoismo, che ai figli vanno date delle regole e dei valori, che vanno al di sopra di becere vicende familiari. Ricordo che quando capitava che qualche volta litigassero, erano con me e con mia sorella più vicini e uniti, come se in quel momento il nostro bene, fosse superiore a quell’incomprensione.

Auguro a tutti gli uomini di essere dei buoni padri, di tutelare i loro figli e di ricordarsi delle loro madri e che anche loro sono stati bambini. Si vince quando si dona amore e non quando si innalzano trofei di dolore e paura. Non trasformate i vostri figli in bambini difficili, perché un giorno saranno uomini e donne difficili; non trasformate i vostri figli in egoisti perché un giorno vi volteranno le spalle nonostante tutto; non date cattivi esempi perché prima o poi morirete sotto i loro stessi colpi. Siate padri e uomini e se doveste incontrare una donna anaffettiva siate più padri nell’esempio e non nella prevaricazione.

La vera vittoria non quella per la quale si è più bravi e migliori se i figli restano con noi. La vera vittoria è essere amati e ricordati da padri e da madri, cosicché questo esempio di civiltà vi renda nella vostra mortalità infinitamente immortali.

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