Il “re Mida” del teatro Verdi

di Marta Naddei

È il “re Mida” di Salerno. Indiscutibilmente. Tutto ciò che Daniel Oren tocca si trasforma in oro. Per lui. Da quasi dodici anni, il celebre direttore d’orchestra si occupa di comporre il cartellone della stagione lirico-concertistica del teatro Verdi, per il quale ha a disposizione una somma ragguardevole che, ogni anno, oscilla tra i 3 e i 3 milioni e mezzo di euro, per mettere in scena cinque opere liriche (con, ovviamente, le relative repliche) e alcuni concerti. Un rapporto di natura discrezionale, quello tra Oren e il Massimo cittadino, che prosegue dall’ormai lontano 2007, regolamentato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa, meglio conosciuti come co.co.co. Non i co.co.co ai quali sono abituati i “comuni mortali”, ovviamente.

Il 2007 fu, per il 63enne direttore d’orchestra nativo di Tel Aviv, il passaggio da un teatro Verdi all’altro: nel febbraio di quell’anno, infatti, ad appena due mesi dal conferimento dell’incarico di direttore artistico, il soprintendente Giorgio Zanfagnin optò per la rescissione a causa di gravi inadempienze da parte della “bacchetta” israeliana. Assenze continuate, prove mancate, negligenze nell’allestimento del cartellone e perfino mancato rispetto dei limiti di spesa indicati. Per contro, Oren accusò il teatro di mobbing, dando così vita anche a un contenzioso giudiziario conclusosi con la “sconfitta” dell’artista.

Un approdo fortunato quello salernitano, per Daniel Oren: da quando l’allora primo cittadino di Salerno, Vincenzo De Luca, lo volle alla guida del principale teatro della città, il direttore artistico ha incassato 2 milioni 786mila e 800 euro. Una cifra di tutto rispetto e, probabilmente, anche adeguata a un personaggio del suo calibro ma che va a cozzare con diversi fattori collaterali e non: per il primo e il secondo anno alla guida del Verdi di Salerno, l’importo annuo corrisposto dal Comune fu di 246.000 euro; 245mila euro annui, invece, furono il compenso per le annualità 2009 e 2010 mentre dal 2011 al 2014 furono 243mila gli euro, all’anno, corrisposti a Daniel Oren.

La stagione più “ricca” fu indubbiamente quella del 2015, quando l’amministrazione comunale – l’ultima a guida De Luca, poi passato alla presidenza della Regione Campania – fissò in 292.800 euro l’emolumento per la realizzazione del cartellone lirico-concertistico. Gli stipendi di Oren, quelli liquidati da Palazzo Guerra – hanno iniziato a ridursi a partire dal 2016: 240mila euro nel 2016 e 150mila euro tanto per il 2017 quanto per il 2018.

E, se è la somma che fa il totale, una semplice addizione pone davanti a un importo considerevole. In più di un’occasione, il cachet d’oro di Daniel Oren è finito nell’occhio del ciclone, non fosse altro che, a fronte di una spesa ingente per la sua sola figura professionale, i botteghini del teatro Verdi di Salerno piangono decisamente miseria. I conti sono presto fatti (e sono soprattutto reperibili): negli ultimi anni, gli incassi del teatro cittadino sono precipitosamente calati e in nessun caso hanno superato la soglia del mezzo milione di euro. In pratica, metà degli introiti della stagione del Verdi è finita direttamente nelle tasche di Oren. Questo, però, meriterà un ulteriore approfondimento.

Nel corso degli anni, il direttore artistico è stato protagonista, direttamente e indirettamente, di alcuni episodi discutibili: nel 2014, ad esempio, fece scalpore la trasferta affrontata da Anna Maria Barbato – a quel tempo dirigente del settore Affari generali del Comune di Salerno – e dal segretario artistico del Massimo cittadino, Antonio Marzullo, a Barcellona. Motivo del viaggio? «Definire e concordare le prossime attività attinenti all’organizzazione della prossima stagione lirico-concertistica». Insomma, una telefonata non sarebbe stata sufficiente, così come non si sarebbe potuto attendere che Oren rientrasse nei confini italiani. Il tutto per un ammontare di quasi 2.000 euro, liquidati all’agenzia di viaggio che si occupò di organizzare lo spostamento.

L’anno successivo, invece, i consiglieri comunali, capitanati da Luciano Provenza, allora alla guida della commissione consiliare politiche sociali, restarono in vana attesa di Oren, chiamato a prendere parte a una seduta al fine di organizzare un evento, gratuito, a scopo benefico per consentire alle fasce meno agiate della popolazione salernitana di assistere a un’opera lirica. Inutile dire che non se ne fece nulla: Daniel Oren non rispose mai a quella convocazione.

La qualità di Oren non è mai stata in discussione, il peso (economico) della sua bravura, per le già sofferenti casse del Comune di Salerno, però, si sente già da tempo.

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