Controrivoluzione salernitana

di Giordano Carleo

La controrivoluzione nacque dall’esigenza di contrastare quel movimento rivoluzionario, d’ispirazione liberale, sorto con la Repubblica Partenopea sulla scia della Rivoluzione francese del 1789. Alla costituzione del nuovo stato (22- 23 gennaio 1799), le province furono riorganizzate in 11 dipartimenti incluso quello “del Sele” con Salerno capoluogo (Legge 9 febbraio 1799).

Il Dipartimento era composto in 13 cantoni e quello di Salerno comprendeva 21 comuni. Molti centri provvidero a distruggere i simboli regi del passato mentre s’innalzavano gli “alberi della libertà” che costituivano l’emblema liberale dei repubblicani. Verso la metà di febbraio il malcontento sulla repubblica crebbe a dismisura: in attesa di eventuali rivolte fu disposto un contingente di soldati francesi comandato dal generale Giuseppe Schipani.

Il grosso delle truppe venne concentrato nella città di Salerno; alcuni distaccamenti inviati in zone limitrofe come ad esempio Vietri, Cava e l’attuale Agro Nocerino. I focolai d’insurrezione di colpo si alimentarono con la sollevazione del villaggio di Cetara della Cava (22 febbraio) e l’uccisione di una cinquantina di francesi dopo che avevano tentato d’impadronirsi di un veliero di proprietà dei fratelli Autori.

L’eco della sommossa arrivò nel resto del vecchio territorio cavese (25-28 febbraio). Anche le zone del nocerino, dei picentini e dell’ebolitano furono animate contro le truppe francesi. Per tutto il mese di marzo il dipartimento diventò una polveriera. Agli inizi di aprile circolavano delle voci su una possibile insurrezione organizzata dai vescovi e dagli inglesi che avevano le loro navi ancorate nel golfo di Salerno. Il 25 aprile i britannici minacciarono di bombardare la città qualora non fosse stato abbattuto il locale albero della libertà (reciso nella mattina dello stesso giorno). I repubblicani, con in testa il Commissario del dipartimento, Ferdinando Ruggi d’Aragona, chiesero aiuto a Napoli.

La situazione divenne tragica con l’attacco delle truppe francesi del generale François Watrin il 27 aprile. Incendi, distruzione e altri tipi di soprusi subirono gli abitanti di Cava,Vietri, Salerno e Cetara. Domate le rivolte, Ruggi, conoscendo il vivo rancore dei nemici e della popolazione, attivò la difesa sui punti più alti della città per tenere a bada la situazione.

L’azione sanfedista del 10 maggio ai danni dei giacobini segnò l’epilogo del sogno repubblicano. Il generale Étienne Macdonald e le sue truppe avevano da tempo abbandonato la capitale per risalire la penisola lasciando il governo ai patrioti locali. Con la presa della città di Napoli (13 giugno) e la resa degli ultimi forti il 21, la Repubblica Partenopea cessò di esistere.

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