De Luca faber fortunae suae

di Andrea Pellegrino

La politica è anche questione di fortuna. Il momento storico in cui si vive cambia radicalmente la geografia politica di un territorio, regione o nazione, facendo emerge l’uno o l’altro personaggio. In alcuni casi si vince non per meriti propri ma per demeriti altrui. Vincenzo De Luca, fin dalla sua prima elezione a sindaco di Salerno, di colpi di fortuna ne ha avuti. E, tutt’oggi, vive questa condizione.

Non fosse altro che, allo stato, ad eccezione di un indeciso de Magistris, non ha un vero e proprio sfidante che proponga la sua idea, il suo programma. Succede a Napoli e succede a Salerno. In verità nella città capoluogo succede da troppo tempo. Sulla sanità, punto debole fin dalla nomina a commissario, De Luca potrebbe mettere a segno il suo ennesimo colpo. Dopo aver scongiurato, con l’avallo del ministro, la chiusura dei punti nascita di Polla e Sapri (fortunatamente), pregusta anche un certo ammorbidimento rispetto ad una uscita dal commissariamento.

Se così fosse si certificherebbe una buona politica in campo sanitario da parte della struttura commissariale, a discapito delle numerose accuse ed attacchi che arrivano anche da parte dello stesso governo che oggi valuta “con attenzione” il piano presentato dalla Regione Campania. De Luca soffre nel Pd, dopo la ritirata di Minniti, ma ha già incassato un buon assist da parte di Martina che vorrebbe mettere le mani sul tesoretto elettorale deluchiano.

Al momento paga la presenza di Richetti che non ha usato parole gentili nei confronti di Vincenzo e Piero. Ma la politica è evoluzione e non è escluso che parte dei voti confluisca verso il segretario nazionale uscente. Ma Pd o meno, De Luca se dovesse incassare il via libera dal Ministero della Salute metterebbe un punto positivo sulla sua agenda di programma. Poi basterà portare a termine l’annunciato piano lavoro e la strada potrebbe essere in discesa. Soprattutto mentre il centrodestra ancora ragiona sul possibile futuro in Regione Campania.

Mara Carfagna, così come è accaduto spesso a Salerno, si sbilancia fino ad un certo punto. Fa intendere una possibile candidatura in rosa ma poi frena. D’altronde, nella sua città ha avuto più volte l’occasione di sfidare De Luca ma la ragion nazionale ha avuto sempre la meglio. Una sconfitta di una leader nazionale potrebbe compromettere non poco la carriera romana.

Non restano che i Cinque Stelle che, se da un lato sono consapevoli che il boom elettorale dello scorso marzo in Campania non è sintomo di una riproposizione a livello territoriale, dall’altro sbarrano la strada ad eventuali accordi. Quindi, salvo imprevisti, si potrebbero ritrovare in una sfida solitaria senza raggiungere il risultato atteso. Lo stesso potrebbe capitare anche a Luigi de Magistris.

Manovre e posizioni che mettono De Luca, almeno allo stato, in una botte di ferro. Certo di acqua sotto i ponti ne deve ancora scorrere ma i segnali già sono evidenti. 

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