La nobile arte dei calzolai: «Stiamo estinguendoci ma ci crediamo ancora»

di Vittorio Cicalese

«Più che un mestiere, la nostra è un’arte». Così Orazio Del Vecchio, bisnipote di Luca Del Vecchio che nel 1916 fondò La Bottega del Calzolaio a Castelnuovo di Conza, descrive la sua attività. Un antico mestiere, sicuramente poco attrattivo per le nuove generazioni, nonostante questa piacevole eccezione del nostro territorio: da poco l’azienda, con sede centrale a Eboli ma con punti vendita in giro per la Campania e a Roma oltre al portale web che fornisce servizio a tutto lo “stivale”, ha ricevuto il riconoscimento di “azienda artigiana più innovativa d’Europa” da Google e dal Financial Times.

Come nacque la bottega?

«La Bottega del Calzolaio fu fondata dal mio bisnonno Luca Del Vecchio nel 1916, in un paesino della provincia di Salerno, Castelnuovo di Conza. È passata poi nelle mani di mio nonno Francesco Del Vecchio e infine a mio padre che ancora oggi è presente in azienda al nostro fianco, entusiasta dell’amore e delle innovazioni che i suoi figli apportano ogni giorno all’azienda».

Diventare un calzolaio 2.0 è possibile?

«Non puoi lavorare le scarpe con vecchi sistemi, sono cambiati i tempi. Ci sono macchine specifiche, se non sei aggiornato e rimani ancorato ai vecchi sistemi hai problemi. Un po’ come il meccanico: ora il pc ti dice cos’ha la macchina. Sostanzialmente diciamo che è diventato così anche per le scarpe. In questo senso abbiamo provveduto alla digitalizzazione del nostro settore, sia per i nostri punti vendita sia per la lavorazione, con sistemi tecnologici all’avanguardia. Abbiamo investito molto nelle nuove tecnologie, creando il sito calzolaio.online per andare incontro a tutte le esigenze di tutti i clienti in giro per l’Italia».

Trovare un calzolaio in Italia non è facilissimo…

«Il calzolaio è un mestiere in via di estinzione, quindi il cliente non sa come e dove riparare la scarpa. Su questo portale ripariamo noi le scarpe: mandiamo un corriere, ripariamo le scarpe, poi le rispediamo. Lavoriamo con clienti di tutta Italia: il tutto avviene in circa 5 giorni, compresa la riconsegna. La nostra sede è sulla zona industriale di Eboli, in uno stabilimento di 2mila metri quadrati che funziona sia per i nostri punti vendita sia per il digitale. Abbiamo anche un altro portale, labottegadelcalzolaio.it dove si trovano tutti i nostri prodotti artigianali. Teniamo vivo anche il made in Italy, esportando in tutta Europa. Abbiamo il canale Youtube con videoguide per pulire e fare manutenzione alle proprie scarpe e un blog per dare consigli e fornire soluzioni su tipologie di solette o plantari a persone che soffrono di piede piatto o alluce valgo».

Va detto che anche il prodotto da far lavorare al calzolaio è cambiato molto…

«Assolutamente sì. Al di là di questi macchinari innovativi, le scarpe sono cambiate e abbiamo macchinari sofisticati che ci facciamo realizzare anche su misura. Essendo un mestiere raro, ci sono pochissime aziende che producono macchinari per il nostro settore. Noi proviamo a farle adattare alle nostre esigenze». La gente preferisce comprare un nuovo paio di scarpe anziché aggiustare quello vecchio, per comodità e costi… «Sono pochissime le scarpe di buona qualità a prezzi bassi. È normale che il prezzo scenda, perché se non è fatta a mano ma meccanicamente il processo è veloce e si riducono sia i costi di manodopera sia quelli dei prodotti. Da parte nostra non è un problema, alla fine non c’è soltanto il valore commerciale del prodotto ma anche il valore affettivo. Ci può essere una scarpa che va comoda, alla quale sei affezionato, che ripari lo stesso. Il consumismo ci tocca poco da questo punto di vista: sul mercato cinese ovviamente non vale la pena riparare, è più comodo buttarla. Ci sono però tantissime persone che utilizzano scarpe di qualità, adorano il made in Italy e lo tengono vivo sia acquistando sia riparando le proprie scarpe».

Come mai il calzolaio è un mestiere in via di estinzione?

«Purtroppo per questo mestiere bisogna aver molta conoscenza. Non ci si può improvvisare calzolai: non è come il barista, semplice da imparare e facile da insegnare. I calzolai sono molto pochi, non è facile trovare chi ti insegni il mestiere, ma a proposito di questo stiamo lanciando una scuola per calzolai per creare una nuova scuola di giovani calzolai. Naturalmente noi ci crediamo, soprattutto perché in caso di scarpe costose non si può pensare di gettare una scarpa di 600 euro perché si è tagliata al lato o perché si è rotto il tacco o si è macchiata la superficie. Ci sarà sempre bisogno di un calzolaio».

In un ipotetico presepe 2.0 il calzolaio, quindi, ci sarebbe lo stesso?

«Assolutamente sì, possiamo immaginarci anche questo tipo di statuina. Si tratta di un mestiere al quale diamo più vita, cercando anche di tramandare la nostra tradizione. Più che un mestiere, la nostra è un’arte».

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