Il terribile terremoto pugliese del 1627 nelle memorie di un notaio salernitano

di Aniello Ragone

Il 30 luglio 1627 si registrò il più grande caso – documentato – di “tsunami” nella storia d’Italia, causato da un’incredibile scossa di terremoto (con intensità tra il X e XI grado della scala Mercalli). Le località fortemente colpite furono Apricena, Lesina, San Paolo di Civitate, San Severo e Torremaggiore, dove la maggior parte degli edifici crollò. Secondo la stima, il mare esondò per una straordinaria lunghezza di tre miglia, così come riporta il Del Vasto nella sua Vera Relatione del terribile terremoto seguito in Puglia nel prossimo passato mese di luglio [1627], con danno et rovina di molte Terre, et di due Città, con mortalità grandissima di persone, nella quale s’intende la ritirata fatta dal Mare dentro il proprio letto per spatio di tre miglia, et la subita uscita dal detto letto con grandissimo empito et rovina. Cose di stupore et meraviglia.

La località di Apricena perse il 45% dei suoi abitanti e il numero di vittime totali venne fissato a più di 4500. La gigantesca scossa (se ne registrarono circa una ventina totali) venne avvertita anche in territori molto lontani dall’epicentro. Tra questi Salerno. Qui ci rimane una memoria del notaio Giov. Antonio Ferro che, nel suo protocollo degli anni 1626-1627, testimonia il massiccio fenomeno spiegando che le case e i palazzi oscillavano come fronde d’alberi al vento. Nella testimonianza riporta anche la grande paura vissuta in quei momenti e la durata della scossa: un avemaria.

Per una massima comprensione si riporta il testo trascritto: A 30 di luglio hore 16. 1627. fù il terremoto nel Regno di napoli, quale fù di molto spavento, perché le muraglie, et altre materie di case e palazi, si vedevano movere, che se fussero fronde d’arbori agitate dal vento, et io stando in una camera superiore dele case de mastro Geronimo di Roma con uno gagliardo accidente, pigliai tal spavento che al in nuda fugivi da letto fora l’astraco imaginandome che la casa cascava, durò un avemaria, quale cessato per grazia di N.S. non fece altro danno à detta Città, ne ali convicini, ma in Puglia s’intende per certo che habia ruinato à fatto cinque terre, ch’essendosi fatto il calcolo dele persone morte dicono che arrivano à 7000. che per la puza dali morti, ci è una peste à torno.

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