Disobbedienza civile, capitolo II?

di Alessandro Rizzo

Si può essere rappresentante di un’istituzione e nel contempo violare la legge? Si può assumere la guida di una comunità e scegliere deliberatamente di disattendere un precetto di legge? Il tema, serio e scivoloso al tempo stesso, riguarda i Sindaci che hanno dichiarato apertamente di voler disattendere il decreto di Salvini che impedisce lo sbarco di immigrati in difficoltà nei porti italiani. Ci sono due argomenti da considerare, quello più nobile, umanitario, da una parte e quello politico dall’altra.

Come dei novelli Thoreau, Orlando e de Magistris hanno dichiarato senza riserva alcuna di essere pronti ad accogliere la nave Sea Watch con a bordo 49 migranti. 49, esatto, una bella beffa; lo stesso numero dei milioni che la Lega ha fatto volatilizzare e di cui gli italiani sembrano essersi dimenticati, tutti presi come sono a criticare o ad osannare l’immagine di un ministro che tweetta la propria foto con in mano pane e Nutella o un arancino siciliano. Una genesi molto simile quella dei due sindaci, entrambi in passato vicini a Italia dei Valori, entrambi oggi schierati contro il governo nazionale. Orlando forte anche dell’appoggio dichiarato dell’Arcivescovo di Palermo, il quale pure ha affermato la propria contrarietà a quelli che ha definito “decreti disumani”.

Ma è questa una vera e propria disobbedienza civile come codificata appunto da Thoreau o da Zinn in tempi più recenti? Ecco, sia chiaro, l’Italia è il paese dei proclami e delle mezze misure e qualunque posizione politica deve essere contestualizzata. Disobbedienza civile fu quella di alcuni uomini di legge, Sindaci, Prefetti, Carabinieri e finanche maestri elementari che si sottrassero alle leggi razziali e inventarono sotterfugi per far fuggire intere famiglie di ebrei la notte prima che venissero deportate. E questi avranno conquistato senza dubbio un posto in Paradiso.

Insomma la disobbedienza per essere “civile” deve evidentemente tutelare un bene superiore qual è la vita. Negli altri casi il concetto stesso di civiltà viene invocato a sostegno della propria disobbedienza in maniera quanto meno comoda. Se io fossi Sindaco di una città portuale disobbedirei al decreto sicurezza, ma lo farei senza preventivi proclami e questo per due ordini di ragioni. Primo, per evitare di allertare gli organismi ministeriali e scongiurare il rischio, tanto chiacchierato, di vedermi piombare i questurini negli uffici comunali.

Secondo, perché determinate medaglie si appendono all’anima, non al bavero della giacca. Mezze misure poi, dicevo, perché come al solito il governo si  limita ad imporre divieti umanamente ingiusti, ma non si cura minimamente di adoperarsi in sede Europea o anche solo nazionale per mettere a disposizione dei sindaci le risorse necessarie a fare la doverosa accoglienza in caso di naufragio in mare e provvedere poi successivamente a politiche di collocazione corrette.

Ma in fondo parliamo di quell’Europa nella quale Salvini da europarlamentare ha fatto registrare uno dei più alti numeri di assenze della sua legislatura. Il decreto Infatti non ha fatto altro che scaricare sull’ultimo anello della catena ogni responsabilità in ordine al salvataggio di vite umane e mentre gli ultimi anelli del Soccorso saranno dilaniati tra un ordine ingiusto dall’alto e la responsabilità di salvare una vita, dall’altro lato, intanto probabilmente il ministro Salvini ci regalerà qualche nuovo selfie magari chissà addentando un bel pezzo di polenta in Trentino.

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