Il grido di giustizia di Alessio Feniello: «Hanno snobbato chi stava morendo»

di Erika Noschese

Due anni dalla tragedia di Rigopiano e nessun colpevole. È l’accusa lanciata, a più riprese, da Alessio Feniello, papà di Stefano, una delle vittime della valanga che il 18 gennaio 2017 travolse e distrusse l’hotel Rigopiano, a Farindola, in Abruzzo. Il bilancio fu drammatico: 29 persone tra le macerie della struttura. Tra quelle 29 vite spezzate c’era anche quella di Stefano, originario di Valva, nel salernitano, in vacanza con la fidanzata Francesca Bronzi, sopravvissuta a quei drammatici momenti.

Ancora oggi, papà Alessio non si arrende e cerca la verità. Quella tragedia, a suo dire, poteva essere evitata. Se solo quelle richieste d’aiuto fossero state ascoltate e accolte. 

 

alessio feniello
Alessio Feniello
stefano feniello
Stefano Feniello

Sono trascorsi esattamente due anni dalla tragedia di Rigopiano, ad oggi 25 indagati ma ancora nessun colpevole…

«Non c’è un colpevole, devono iniziare i processi».

Lei ribadisce a gran voce che quella tragedia poteva essere evitata…

«Certamente che si poteva evitare, ci mancherebbe. Lo sostengo dall’inizio e lo sosterrò fino alla fine: si doveva evitare a non hanno fatto niente per far sì che non accadesse. Non hanno risposto alle chiamate d’aiuto».

Nuovi elementi emergono dall’inchiesta. Si parla di telefonata “fantasma”, quella fatta da Gabriele D’Angelo ma mai prodotta agli atti…

«Hanno fatto sparire l’audio di una telefonata».

Lei continua la sua battaglia per la verità…

«Certamente. È l’unico scopo della mia vita». 

Intanto, sono trascorsi due anni senza suo figlio Stefano…

«Noi da quel giorno non viviamo, sopravviviamo. Non è vita questa. Questi giorni di festa per noi sono una tragedia, vorrei non arrivassero mai questa festività. Non c’è più felicità nella nostra vita, è impossibile. È cambiata drasticamente e sarà così fino alla fine dei nostri giorni. Non è pensabile che si possano uccidere delle persone in questo modo; non è pensabile che, ad oggi, quella gente sia ancora in carica». 

Secondo lei chi è il maggior responsabile di questa tragedia?

«Il maggior responsabile di questa tragedia? Io ho sempre puntato il dito contro il prefetto, contro la Regione e contro la Provincia. Sono semplicemente queste persone. Il prefetto per me rappresenta lo Stato: se avesse voluto, avrebbe potuto muovere tutto. Poteva tranquillamente chiamare l’esercito o chi voleva. Se ci fosse stato il figlio là sopra cosa avrebbe fatto? Avrebbe mobilitato l’esercito. Possibile che nel 2017 non abbiamo i mezzi per recuperare delle persone in montagna? Poi, era dalla mattina del 18 che chiedevano aiuto. E poi c’è il sindaco di Farindola, che è colpevole almeno quanto il prefetto. Non avrebbe dovuto permettere agli ospiti di risalire in albergo ma avrebbe dovuto farlo evacuare. Quando è scesa la macchina per pulire la strada ad alcuni ospiti che sono andati via, mio figlio e altre persone erano sopra: avrebbe dovuto evacuare l’albergo. Mi ha risposto che non era di sua competenza, invece lo è eccome. Un sindaco chiude le scuole per giorni e non gli hotel, in piena montagna, pur non avendo mezzi per pulire le strade. Eppure, le strade sono state pulite per permettere agli ospiti di salire ma poi li hanno abbandonati là. Per loro contava solo l’economia».

Lei ha più sentito la fidanzata di suo figlio Stefano?

«No, non l’ho più sentita. Non ho contatti con lei». 

Proprio in questi giorni ricade il secondo anniversario. Tra pochi giorni inizieranno gli interrogatori per gli indagati. Nel frattempo, cosa pensa di fare?

«Sarò presente nell’aula di tribunale. Non mancherò a nessuna udienza e a nessun dibattimento. Voglio guardare in faccia queste persone e vedere con quale coraggio si giustificheranno. Queste persone che hanno insabbiato telefonate di aiuto, pur di pararsi il sedere: voglio sentire cosa diranno. Hanno consegnato documenti falsi in tribunale, facendo sparire queste telefonate. Io voglio capire: questa signora che diceva “la mamma dei deficienti è sempre incinta”, che sembrava essere uscita dalle indagini, adesso è nuovamente indagata. Noi eravamo a conoscenza del fatto che queste persone sarebbero uscite solo provvisoriamente dalle indagini».

Cosa si aspetta da questo processo?

«Mi auguro che questo processo sia un esempio per gli italiani. Spero che la magistratura faccia il suo corso e che le amicizie politiche e di altri generi che hanno questi personaggi non contino più. Io conosco bene il prefetto: non dimentichiamoci i personaggi che lo hanno sostenuto e messo nei vari posti di comando. Questa è l’Italia. Ripeto, il prefetto rappresenta lo Stato e la mattina del 18 gennaio 2017 avrebbe potuto fare tutto ma se ne è fregato di quelle persone che stavano morendo».

Se il processo non dovesse andare come spera?

«Bella domanda mi sta facendo adesso. Mi auguro che la magistratura faccia bene il suo lavoro». 

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