Mister Marina, tacchi e tiri in porta

di Giovanna Naddeo

Sorriso aperto, voce grintosa, lo sguardo di chi ha vinto mille battaglie. E non ne ha ancora abbastanza. A guidare la squadra dell’Ogliarese, una delle realtà calcistiche più antiche di Salerno, nel campionato di Terza Categoria c’è lei, Marina Rinaldi, prima donna ad allenare nel calcio dilettantistico campano, con la competenza che generalmente si riconosce solo a un uomo, forse perché in passato questo sport lo ha praticato da uomo, prima che la sua femminilità prevalesse su tutto.

Come ci si sente ad allenare una squadra maschile?

«Rappresenta per me una grande emozione, nonché motivo di orgoglio. Il calcio non è solo una prestazione sportiva, ma anche un momento di socializzazione, divertimento, affermazione sociale. Come è capitato a Carolina Morace, prima donna ad allenare una squadra di calcio maschile nel lontano 1999, anche a me è stato puntato il dito contro ma non per le mie impostazioni tecnico-tattiche da coach. Taluni ritenevano che una donna non potesse gestire lo spogliatoio maschile. Per questo motivo sottolineo spesso che una donna allenatrice di un gruppo maschile deve essere allenatore due volte, ossia deve avere la tenacia di due mister per affrontare le accuse. La validità del tecnico si vede poi sul campo, sul piano tecnico-tattico».

In uno sport come quello del pallone in cui c’è ancora molto maschilismo, sei mai stata vittima di discriminazioni?

«Qualche alterco durante le gare può sempre sopraggiungere ma episodi discriminatori non si sono mai verificati. Ho un rapporto stupendo con i colleghi tecnici conosciuti durante il Corso Uefa B, un’amicizia che va al di là del campo sportivo. Per quanto riguarda gli spogliatoi, inizialmente gli atleti erano straniti dal fatto di essere coordinati da una donna. Eppure l’atleta deve essere aperto mentalmente per personalizzare la tattica di gioco propostagli dal ct».

Dopo la panchina della Salernitana, quest’anno sei ritornata sui rioni collinari, all’Ogliarese di patron Tonino Cuoco. Che squadra è l’Ogliarese e quali sono i vostri obiettivi per questo campionato?

«Allenare la Salernitana è stata un’esperienza molto importante per me. Il mondo del calcio femminile è l’altra faccia della medaglia del calcio, l’altra metà del calcio. Ci sono delle caratteristiche d’impatto comportamentali e d’impatto ambientali totalmente diverse rispetto al calcio maschile. Femmine e maschi hanno delle caratteristiche apparentemente similari, ma completamente opposte nell’esposizione e nella trasposizione della stesura del gioco stesso. Premesso ciò, sono stata richiamata all’Ogliarese dal presidente Tonino Cuoco e dal dirigente Alfonso Galdi a inizio anno per rilanciare il gruppo juniores. Poi è venuta la Prima Squadra. Non ho esitato un attimo. L’Ogliarese è una delle società sportive più antiche della zona collinare. Nata nel 1974, insieme al Centro Storico Salerno e all’Audax è una delle squadre più storiche della nostra città. Una vera e propria sfida per me, tenuto conto anche della zona in questione. I rioni collinari sono logisticamente decentrati e abbandonati a se stessi. Da qui il ruolo fondamentale degli operatori sportivi, chiamati a preparare atleticamente i ragazzi e a responsabilizzarli socialmente. Il nostro obiettivo è sicuramente un buon piazzamento in classifica». Oggigiorno il calcio è uno sport ancora poco praticato dalle ragazze. Diciamo la verità: discipline come la danza, la pallavolo o il nuoto continuano ad avere un maggior grado di attrazione. «E’ vero, eppure il calcio femminile è in forte crescita oggi. Consiglio vivamente alle ragazze di intraprendere questo sport. Il campo unisce la preparazione atletica alla socialità, crea amicizie. Il campo è una vera e propria palestra di vita». Ultima domanda. Quale squadra tifa Mister Rinaldi? «Assolutamente Salernitana! Sono una tifosa sfegatata della squadra granata. Auguro alla squadra della mia città un presto ritorno in seria A. Salerno è una città da serie A. Trovo che la squadra attualmente stia in buone condizioni. Alessandro Micai e Valerio Mantovani potranno dare molto alla causa granata. Idem il ct Colantuono. Mi auguro che possano farci rivedere la serie A e che non passino anni, ma solo mesi, e poi giorni, minuti, secondi…».

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