Pascalina, non una semplice pizza

di Vittorio Cicalese

Il progetto è ambizioso, lodevole e “gustoso” – sembra proprio il caso di dirlo – perché riguarda uno dei piatti cardine della nostra tradizione culinaria e soprattutto rispetta i canoni economici in cui tutti riescono a rientrare in qualche modo. Parliamo della pizza “Pascalina”, ideata dall’Istituto Nazionale Tumori “Pascale” con l’obiettivo – condiviso da una grande rete di produttori, ristoratori, consumatori e istituzioni – di sconfiggere il tumore, puntando tutto su cura e ricerca con il supporto di azioni concrete che vadano a sensibilizzare la popolazione.

La pizza pascalina, infatti, si basa sull’applicazione dei principi della dieta mediterranea che trova maggiore forza pratica nell’incrocio con le linee guida della World Cancer Research Fund e sulle più recenti evidenze scientifiche su dieta e prevenzione dei tumori, dando vita ad una pietanza “popolare” che addirittura, grazie ai suoi ingredienti particolarmente curati nella scelta, nella produzione e nel dosaggio, si potrebbe consumare fino a due volte a settimana.

Oltre questo, c’è l’ulteriore beneficio del dato economico che favorisce la ricerca: le pizzerie aderenti utilizzano ingredienti specifici e “versano” un euro che, sul costo totale della pizza, va direttamente all’Istituto “Pascale”. Al di là del “semplice” dato nutrizionale e “solidale” del prodotto, che già rende merito ad un progetto così interessante, va notato un ulteriore elemento: gli ingredienti vedono, come spesso accade nei piatti della nostra tradizione, una forte partecipazione del prodotto salernitano – in particolare i pomodori, San Marzano o Corbara, e l’olio extravergine di oliva del Cilento – ma nonostante ciò nell’intera provincia di Salerno sono soltanto cinque le pizzerie che, fino a poco tempo fa, hanno “aderito al progetto” utilizzando gli ingredienti selezionati e offrendo alla clientela, dunque, la possibilità di mangiare la pizza Pascalina.

Il progetto può attualmente contare su diversi punti vendita: la pizza pascalina, infatti, è giunta fino a New York e si può acquistare anche in molte pizzerie (spesso considerabili strategiche, come giusto che sia) in giro per l’Italia. L’intero territorio della provincia di Salerno conta, attualmente, solo cinque adesioni: parliamo di pizzerie presenti, per il “lato nord” della provincia a Roccapiemonte e Sarno, e per il “versante sud” ad Agropoli, Camerota e Bosco. Proprio per questo si decise di lanciare un appello affinché i pizzaioli della provincia di Salerno, con particolare attenzione al comune capoluogo che risulta assente nella mappa visualizzabile sul sito internet www.pizzapascalina.it, permettendo alle pizzerie di essere edotte sull’argomento e stabilire i criteri per l’adesione ufficiale al progetto: un messaggio che non è passato inosservato né alle pizzerie di Salerno e provincia, che hanno accolto positivamente la proposta, né all’Istituto Pascale che ha voluto fortemente interagire con il territorio dando seguito al nostro appello.

Proprio per questo lunedì prossimo, 14 gennaio, alle ore 15 presso il Gran Salone Genovesi della Camera di Commercio di Salerno in via Roma, insieme a noi ci saranno il direttore generale del Pascale, dottor Attilio Bianchi e la nutrizionista dell’unità epidemiologica, dottoressa Livia Augustin, dando vita al confronto con i pizzaioli salernitani aderenti all’appello lanciato sulle nostre colonne per far sì che si possa dar seguito proficuo a un percorso fatto di solidarietà, gusto, prevenzione e ricerca.

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